La depressione post adozione: possibili soluzioni

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Bambina abbraccia il papà

Recenti studi hanno dimostrato che la depressione post parto colpisce sia mamme biologiche sia mamme adottive, includendo non solo fattori biologici ma anche psicologici. Quali sono però, gli effetti della depressione post parto nella relazione mamma-bambino? La depressione post parto è presente anche nei papà? In questo secondo articolo cercheremo di capire meglio questi aspetti, chiarendo anche il contributo fondamentale della psicoterapia. Leggi il primo articolo sulla Depressione post adozione qui

 

La depressione post parto e la relazione mamma-bambino: cosa dicono gli studiosi?

Lo sviluppo sociale ed emotivo del bambino, è mediato dalle precoci esperienze e dal clima emotivo fornito dai genitori, quindi diventa particolarmente importante la relazione madre-bambino (Zaccagnino, 2009).

Ricevere delle risposte appropriate dalla madre aiuta non solo a sviluppare un senso di sé, ma anche una relazione di attaccamento sicuro che permette al bambino di essere flessibile, curioso e socialmente competente (Winnicott, 1965).

La depressione post parto incide profondamente sul comportamento materno, limitando l’espressione delle emozioni e la qualità degli scambi relazionali madre-bambino (Cohn, 1989; Kurstjens & Wolke, 2001).

Madri che soffrono di depressione post parto, inoltre, hanno difficoltà a interagire con i loro figli: li guardano meno, li cullano meno, reagiscono più lentamente alle loro richieste e sono meno affettuose, più ritirate o più intrusive (Field et al., 1985; Murray, 1992; Bettes, 1988). I figli di madri che soffrono di depressione mostrano scarse vocalizzazioni positive, pianti eccessivi, poche espressioni facciali positive e pochi comportamenti interattivi positivi (Monti et al., 2004). Essi sperimentano una predominanza di stati affettivi negativi cui possono rispondere con la tristezza, con l’isolamento, con il pianto o con la rabbia.

La depressione post parto, quindi, rappresenta un fattore di rischio rilevante per l’esordio di un ampio ventaglio di esiti psicopatologici nel bambino come problemi nei processi di regolazione affettiva, deficit nello sviluppo cognitivo, deficit dell’attenzione, deficit dell’apprendimento con difficoltà di adattamento scolastico, difficoltà nell’interazione sociale e difficoltà temperamentali (Cicchetti, Rogosh & Toth, 1998; Downey & Coyne, 1990; Goodman & Gotlib, 1999; Spieker & Booth, 1988).

La depressione post parto anche nei papà?

Interessante notare che un recente studio condotto su un campione di futuri padri, ha evidenziato degli aspetti significativi che ci portano ad allargare la prospettiva e a prendere in considerazione la triade madre-bambino-padre (Pellai, 2009).

È opportuno approfondire i vissuti emotivi presenti nei padri biologici o adottivi in quanto potrebbero manifestare dei sintomi di natura depressiva.

Nel 27% dei casi nei futuri padri biologici infatti, si manifestano disturbi del sonno legati a preoccupazioni circa la nascita del figlio e nel 50% dei casi la mancanza di una rete di supporto.

I futuri padri possono presentare sensazioni di fatica, irritabilità, nervosismo, incapacità di riposarsi ed ansia che possono attenuarsi nell’immediato post partum per poi aumentare nel corso di tutto il primo anno di vita del bambino. Esiste un’alta probabilità, inoltre, di sviluppare sintomi somatici che potrebbero portare all’esacerbarsi di una depressione. La cosiddetta depressione post partum paterna colpisce almeno il 10% dei neo papà (Paulson, 2010).

Non esistono ancora dei criteri per definire la depressione post partum paterna, perciò vengono usati quelli validi per la stessa problematica nelle donne, anche se, in questo modo, non vengono prese in considerazioni le differenze dei fattori sociali, biologici e di esordio.

Studiare e comprendere la depressione post partum paterna, infine, si rivela importante perché sembra essere associata al rischio di difficoltà cognitive e comportamentali del bambino nel medio e lungo termine (Ramchandani et al., 2011; Paulson et al., 2009). Le difficoltà comportamentali, come iperattività, scarso controllo degli impulsi, problemi di condotta, specialmente nei bambini (maschi), sembrano essere più collegate alla DPP paterna, che potrebbe inoltre aggravare gli effetti negativi della DPP materna, qualora presente. Avere entrambi i genitori depressi è una condizione che può portare, inoltre, allo sviluppo di un attaccamento insicuro nei figli.

La letteratura esistente riguardante questo argomento è ancora molto scarsa, tuttavia è rilevante esplorare questa tematica.

Seppur  non ci siano evidenze scientifiche, l’esperienza clinica suggerisce che anche nei papà adottivi possano essere presenti emozioni e pensieri di natura depressiva di varia entità.

Infatti, l’esperienza dell’adozione, come quella della nascita di un figlio, data la sua peculiarità, può far scaturire dinamiche a livello intrapsichico e relazionale all’interno della coppia di particolare rilevanza.

La psicoterapia e la depressione post partum (o post adozione): come funziona?

Sarebbe fondamentale poter individuare e supportare le “mamme a rischio” di depressione post parto attraverso, per esempio, incontri psicoeducativi precedenti al parto, screening di routine nelle settimane immediatamente successive al parto, oppure, affiancamento e supporto nelle cure al neonato alle donne che ne facciano richiesta dopo il parto.

Resta, però, il fatto che spesso la depressione post parto non viene riconosciuta in tempo.

Di fronte a una diagnosi di depressione post parto o di depressione post adozione, è possibile, quindi, effettuare un percorso di psicoterapia. L’approccio cognitivo-comportamentale è risultato essere scientificamente efficace per questo tipo di disturbi.

L’obiettivo di questo tipo di terapia è quello di fornire strumenti e strategie utili a gestire e risolvere la sintomatologia e il rischio di ricadute. La persona, in particolare, viene guidata dal terapeuta all’apprendimento di tecniche comportamentali (riconoscere dei comportamenti errati e sostituirli con alcuni più funzionali) e cognitive (riconoscere e modificare uno stile di pensiero controproducente).

In terapia si prescrive l’incremento di attività piacevoli, che aiutano a migliorare l’umore. Come madri, si può trarre beneficio da attività che sono piacevoli per se stesse, così come quelle legate all’interazione con il proprio figlio o il proprio partner.

A livello comportamentale, diventa importante rilassare il proprio corpo. La nascita di un bambino o l’arrivo di un figlio adottivo, come precedentemente detto, determina un aumento di stress che può andare a sommarsi ad altri eventi stressanti.

Per ridurre i livelli di tensione corporea sono molto utili gli esercizi di rilassamento muscolare che si basano sul volontario alternarsi di una fase di contrazione e di una di rilascio della tensione.

In riferimento alla componente cognitiva della terapia, è fondamentale riuscire ad identificare i pensieri disfunzionali e modificarli; quanto più, infatti, i pensieri sono rigidi, inflessibili, categorici, tanto più determineranno emozioni intense e comportamenti coerenti con essi.

Chi è depresso o portato alla depressione, tende ad attribuirsi la responsabilità di eventi negativi: questo modo di “spiegarsi” i fatti e di interpretare le cause, tende a persistere anche al di fuori dell’episodio depressivo vero e proprio e aumenta il rischio di andare incontro a una ricaduta. Questo modo di pensare riguarda una visione negativa del mondo e del futuro, oltre che di se stessi.

Le emozioni e i sentimenti, quindi, sono una conseguenza non solo di eventi esterni, ma soprattutto di un modo personale di interpretare ciò che capita.

All’interno di un percorso psicoterapeutico, è fondamentale, inoltre, indagare e trattare il nucleo depressivo individuale. La struttura cognitiva responsabile dei sintomi depressivi si costruisce durante la storia di apprendimento dell’individuo. Fondamentali sono le esperienze relazionali precoci, prime fra tutte quelle di attaccamento.

Parallelamente a un trattamento individuale, si può prevedere una terapia di gruppo che consente alla madre di poter condividere con altre timori, aspettative, distorsioni cognitive, senza sentirsi sole.

Una persona con una sintomatologia depressiva coinvolge inevitabilmente tutta la famiglia, soprattutto il partner.

La coppia genitoriale, infatti, si deve confrontare con un ammontare di stress inaspettato in un periodo di grande cambiamento psicologico, relazionale e fisico che aumenta l’incertezza, i dubbi e i sentimenti di scarsa efficacia personale: è importante, quindi, poter iniziare anche un percorso di coppia che affronti tutti questi cambiamenti.

 

Maria Giovanna Cruini e Sara Cirillo

Psicologhe e Psicoterapeute. Specialiste in Psicoterapia cognitivo-comportamentale

 

Per chi desidera approfondire: “Aspetti depressivi nelle madri biologiche e nella madri adottive. Uno studio esplorativo”, Cruini, Cirillo e Tomaselli, Edizioni Accademiche Italiane, 2016

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ITALIAADOZIONI
Redazione