¡CUIDADO AL TĺO! – ATTENTI ALLO ZIO! – dodicesima puntata

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Illustrazione di Federica Brotto, (diritti riservati) federicabrotto.blogspot.it

Continua l’estate di ItaliaAdozioni con il giallo dell’autrice Paola D’antonio.
Ti sei perso la prima puntata? La puoi leggere QUI

Trovi invece QUI la seconda puntata, la terza puntata , la quarta , la quinta , la sesta, la settima ,l’ottava , la nona, la decima e l’undicesima.

Si tratta di un pretesto per parlare del rapporto tra una madre e una figlia adottiva. Un po’ si ride , un po’ si piange e un po’ si riflette. Buona lettura!

Potete anche scegliere di seguire il podcast che abbiamo registrato per voi: lo trovate a fine articolo o su Spotify.

Personaggi:

Ela: figlia adottiva arrivata dalla Colombia a 8 anni

Polly: madre di Ela

Nonna Maria Dina: nonna di Ela, suocera di Polly

Nazareno: zio di Ela, cognato di Polly,  poliziotto in pensione

Zia Sabella, zì Catarina, zi’ Peppe… vicini e parenti della nonna di Ela

Dado, Lea, Milla : coetanei di Ela, ma anche, per le bizzarre parentele da queste parti, suoi nipoti o zii di secondo/terzo grado di Ela, che solitamente abitano al Nord e vengono a Gianpeppino a trovare i nonni

Uomo mezzo morto: leggete fino in fondo, sennò che giallo è?

Sommario dedicesimo giorno – Cuidado al tìo (cioè attenzione allo zio): mica sono pericolosi i bambini, dài, lo sono molto di più gli adulti!

 

Dodicesimo giorno

Visto da POLLY

Allora (ordunque è un po’ desueto, nevvero?), andiamo a chiedere a ‘sto tizio se si ricorda come si chiama, dato che non posso vedere i suoi documenti. Intanto, quando gli parlano, lo chiamano per nome, Jose , tra l’altro lo pronunciano Cosè, ma si pronuncia senza accento  e aspirando la o, qualcosa come Hose, forse a chiamarlo meglio risponde più correttamente, no? Con questa storia che tanto lo spagnolo è uguale all’italiano, basta mettere le “esse” in fondo, pensano tutti di poterlo parlare, poi si stupiscono di non capire niente! Insomma, Jose ha gradito, e mi ha detto anche il suo (doppio) cognome: TiburonAguila, che suona quasi come il cognome originale di ELA, almeno il secondo (imparate: nei Paesi di lingua spagnola, come nella ex madrepatria Spagna, le persone hanno due cognomi, il primo dal padre ed il secondo dalla madre; mia figlia aveva i due cognomi della madre perché il padre “biologico”non l’aveva riconosciuta). Comunque,Tiburon, tiburon… sarà mica un soprannome? Vuol dire squalo! E mia figlia in acqua (perfino in piscina) i primi tempi, continuava ad aver paura che ci fossero “tiburones”, e anche adesso è terrorizzata di incontrare squali al mare (e io, per amore di verità scientifica, invece di rassicurarla, le dico che sì, qualche squaletto c’è anche nel mar Mediterraneo!, a volte sono davvero poco furba, vero?). Insomma, il tizio, Jose, potrebbe essere ancora confuso e parlare di sé col soprannome con cui lo chiamano, e mia figlia essere terrorizzata dagli squali non in quanto tali, ma perché il nome la terrorizzava!

UAU, mi sento proprio come nel club degli investigatori, peccato che riguarda mia figlia, e che se davvero ha ridotto Jose quasi in fin di vita (forza di rompere un bastone in testa a qualcuno ne ha, non ho dubbi!), devo capire perché.

Ci penso un po’, eh, vediamo se questa penultima notte in vacanza mi porta consiglio!

 

Visto da ELA

Stanotte ho fatto un brutto sogno, ma al risveglio mi sono resa conto che era una cosa successa davvero, però non so a chi dirlo, mia mamma quando le racconto cose brutte che mi sono successe in Colombia mi accarezza e mi dice: ora non ti può più succedere niente, sei al sicuro, con noi! Ma questa mi è successa qui, sono sicura!

Insomma, nel sogno rivedevo questo mio “tio”, che mi era venuto a trovare qui dalla Colombia, era notte ma ci incontravamo tra le galline di nonna, io non so perché avevo preso da un ramo delle piccole uova verdoline… insomma, siccome mi ha detto che voleva portarmi via (in spagnolo, e lo capivo pure!) gli ho urlato un bel NO, ho preso un bel bastone da pastore che qualcuno – forse zì Peppe, che è sempre più rinco – aveva lasciato lì, e giel’ho tirato in testa! E poi, non so perché, gli ho preso i documenti dal portafogli (pieno zeppo di carte, ma tanto non le so usare!), gli ho messo questi ovetti verdolini in tasca (forse mi ricordavano qualcosa, chissà), e me ne sono tornata a casa di nonna (tanto la porta è sempre aperta!), ho accostato il cancello per non far salire i cani, e mi sono fiondata nel letto con mamma e papà, che mi hanno fatto un po’ di posto e poi hanno ripreso a russare, tanto ormai sono abituati!

 

POSTFAZIONE: Questa storia è frutto di fantasia per quanto riguarda delitti e segreti, ma per il resto è verosimile, e, come vi dicevo, prende spunto da veri rapporti tra madre e figlia adottiva di origini colombianEla

Mi scuso con le forze dell’Ordine e l’apparato della Giustizia italiana, perché naturalmente le vere indagini in un caso del genere sarebbero proseguite fino alla soluzione, ed il motivo per cui ho scelto quel finale è un puro atto di nepotismo (o eccesso di amore materno, fate voi).

La disortografia, ahimè, è proprio vera: in casa nostra è una strage di accenti, apostrofi e “acca” il vero delitto (finora!).

 

Non perderti l’ULTIMA PUNTATA in uscita il 30 agosto

 

 

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione