Convegno scuola adozione

Print Friendly

Referenti per l'adozione e formazione degli insegnanti

Quanti sono i bambini adottati nelle scuole? Da che Paese arrivano? Quali bisogni portano nelle aule? Esistono i referenti per l’adozione? Queste e altre domande sono state poste nel Censimento degli alunni adottati distribuito nelle scuole di Milano e provincia. Riportiamo i dati emersi e il confronto sulle azioni formative dirette a promuovere l’inserimento degli alunni figli adottivi.

Sabato 19 novembre si è svolto a Milano il secondo convegno organizzato dall’Ufficio scolastico per la Lombardia tramite il progetto Adoinformascuola dell’associazione “Le radici e le ali”, unitamente alla collaborazione di Care e Caritas.

Questo secondo incontro si è rivelato particolarmente interessante perché sono stati forniti i risultati e l’analisi del censimento per le scuole di ogni ordine e grado programmato nel corso del primo incontro (svoltosi a maggio), volto ad avere una “fotografia” il più possibile chiara e particolareggiata della realtà dell’adozione a Milano e nella sua provincia, per individuare quali azioni potrebbero risultare opportune perché i nostri figli stiano “bene” a scuola, trovino un ambiente accogliente e valorizzante della loro storia e del loro potenziale.

Al sondaggio hanno risposto circa il 55% delle scuole interpellate, con un esigua minoranza di partecipazione delle scuole paritarie. Il totale dei bambini adottati è risultato 1.421, di cui 96 nella scuola dell’infanzia, 698 nella primaria, 451 nella secondaria di I grado e 183 in quella di II grado. Tale dato sembra avvalorare l’ipotesi che le adozioni siano in diminuzione, ma ciò è vero, in realtà, solo per quanto concerne quelle internazionali, mentre le adozioni nazionali rimangono costanti.

Ciò che appare evidente, invece, è che i bambini che arrivano attraverso l’adozione internazionale sono più grandi e che quindi la maggior parte di loro viene “catapultata” nella scuola appena arrivata. Nelle relazioni successive – cui accenneremo dopo – si è molto sottolineato questo aspetto, ricordando le raccomandazioni delle Linee guida a proposito: occorre prima “fare famiglia”, darsi tempo assieme, anche se il figlio chiede di andare a scuola.

Tra gli alunni adottati segnalati nel sondaggi il 17% è segnalato come BES (bisogni educativi speciali), il 10% come DSA (disturbi di  apprendimento) e il 13% come DVA (con una segnalazione di disabilità). Quindi il 40% dei bambini adottati ha un piano individualizzato che gli permette di usufruire di tempi più dilatati, strumenti compensativi e dispensativi, maggiori attenzioni. Ciò in particolare grazie alla recente introduzione dell’attenzione ai bisogni educativi speciali, che anche senza certificazione permettono agli insegnanti di utilizzare strategie mirate.

L’origine dei ragazzi è prevalentemente europea (30%), seguita da America (25%), Asia (16%), Italia e Africa (entrambe 8%). Anche questo è un dato che fa riflettere chi opera nella scuola, soprattutto per quanto concerne la pluralità delle origini (e quindi delle storie, delle usanze, delle lingue) che i bambini si portano dietro, ma è un dato che i genitori adottivi conoscono bene.

Nella seconda parte del sondaggio si entra nel “vivo” delle linee guida e dell’azione prevista per le scuole. Il 77% delle scuole sostiene che i propri insegnanti conoscono le linee guida, ma la realtà che ciascuno di noi riscontra quotidianamente è quella che probabilmente questa risposta è stata data più per “quieto vivere” che con sincerità. Tra coloro che ritengono di conoscere le linee guida, ben l’85% sostiene di mettere in atto buone prassi, ma anche questo dato suscita qualche perplessità. Più realistico sembra invece il risultato relativo ai referenti: solo il 30% delle scuole ha ritenuto opportuno dotarsi di questo importantissimo mediatore tra le famiglie e la scuola. Nel corso dell’incontro emergerà poi che nel 95% dei casi i referenti sono volontari (non pagati) e a loro volta genitori adottivi, oltre che insegnanti.

Le scuole si dicono interessate alla formazione nel 63% dei casi, dato purtroppo non confermato dalle relativamente poche presenze in aula al convegno. Convegno che ha visto anche presentare due interessanti interventi. Il primo del Dottor Gregorio Mazzonis (psicologo e psicoterapeuta, esperto di adozione) sugli “Effetti dell’Adozione sull’apprendimento e lo sviluppo” e il secondo della Dottoressa Joyce Manieri (psicologa clinica e psicoterapeuta, membro del gruppo di lavoro sull’accoglienza scolastica dei minori adottati presso il Ministero della Pubblica Istruzione) riguardante il “Ruolo e funzione del docente Referente”.

Entrambi gli interventi saranno disponibili a breve sul sito di Le radici e le ali (www.leradicieleali.it) ed entrambi hanno sottolineato il ruolo fondamentale della scuola ma anche le difficoltà di apprendere per un bambino adottato, le ragioni di questa difficoltà e ciò che un attento stile di insegnamento può fare per rendere la scuola un “posto sicuro” dove scoprire e sviluppare le proprie potenzialità, andando oltre le prestazioni e sapendone cogliere i bisogni. Per questo è imprescindibile la figura del docente referente, che – oltre ad incontrare le famiglie – sensibilizza i docenti, promuove la formazione, supporta nella stesura del piano didattico personalizzato (PDP), attiva momenti di progettazione e riflessione, cura il passaggio di informazioni tra scuole di diverso grado.

Il suggerimento è quindi quello di chiedere alle proprie scuole l’istituzione del referente, la sua nomina ufficiale, la segnalazione sul sito della scuola, perché questa figura possa essere d’aiuto nel talvolta difficile percorso scolastico dei nostri figli.

Simona Schenone, mamma di pancia e di cuore, insegnante, referente per l’adozione

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione