Domande senza risposta

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Queste chiacchierate e le congetture svolazzanti che ne escono ci danno la sensazione di non essere inermi di fronte a periodi e situazioni che inevitabilmente ci obbligano ad esserlo. La forza della nostra coppia si basa anche su queste facezie fatte, come ho già detto, di dialoghi al limite del paradossale dove l’intangibile diviene tangibile, l’angoscia si tramuta in speranza. Sia chiaro, la nostra vita famigliare e piena di mille vicende ed emozioni che riempiono la nostra esistenza e la presenza di nostra figlia ci dona una serenità ed una gioia senza paragoni.

Non siamo la coppia solitaria e sofferente quale eravamo nella nostra precedente esperienza adottiva, oggi la nostra vita è farcita dai sorrisi e dalle straordinarie gioie che la genitorialità ci ha donato. Ciò nonostante, quando la malinconia inevitabile dell’attesa del nostro “bambino lontano” si fa pressante (e capita, accidenti se capita!) un moto di disagio sale su per la pancia e si infila nella testa. Rimane lì un po’ e si trasforma lentamente (?) in domande. È un modo per difendersi e per sentirci attivi, una maniera per dirci che siamo pronti a tutto e carichi, per ribadire (se mai ce ne fosse bisogno) che vogliamo fortemente incontrare nostro figlio e che siamo sempre all’erta e carichi.

“Qui non si molla” sembra trasparire dalle nostre facce e battere nei nostri petti. C’è gratitudine di fronte a questo sforzo di ottimismo, a questa volontà di garantire sostegno e vicinanza all’altro. Come dicevo all’inizio, le domande sono inevitabilmente senza risposte oggettive e senza la meraviglia della certezza, ma hanno il pregio di farci parlare del nostro bambino e soprattutto di progettare seppur in modo fittizio la nostra vita. E come tutti i progetti soprattutto questo ha bisogno di essere ben definito, ben pianificato, raffinato, aggiustato, ridiscusso, motivato.

Un po’ (molto) invidio chi mi propone un approccio più consapevole a questi argomenti, chi vive queste attese infinite con la forza della tranquillità e della maturità o ancora … della fatalità, chi è equilibrato e sereno, chi ha imparato che turbarsi oltremodo non serve a nulla se non a patire di più. Hanno ragione! Diavolo! Lo so che dovrebbe essere così, ma semplicemente con noi non funziona. Ne prendiamo atto e continuiamo con la nostra “serenità agitata“. Che non siamo perfetti l’abbiamo capito da parecchio tempo.

Per qualche minuto, mentre facciamo calcoli e previsioni strampalate e speranzose, ci sembra di essere meno “sospesi” e di godere della concretezza della ragionevolezza. Sono attimi, poi … riprendiamo a galleggiare nel vuoto dell’incertezza, ma senza di essi ci sentiremmo perduti e distanti dal nostro obbiettivo.

Un modo per dire a noi stessi, a nostra figlia e al nostro bimbo lontano che “noi non molliamo di un millimetro e che il nostro sogno si realizzerà”. E allora: ma quando faremo i documenti? Quando ci chiameranno per l’abbinamento? Ottengono alla fine una sola risposta sensata “PRESTO, PRESTO”.

Una speranza che nutre se stessa e che si manifesta in un sogno che vuole fortemente diventare reale.

*Fabio Selini ha scritto “Mentre stai dormendo” lettera a mia figlia sull’adozione,
“Il padre sospeso” storia di un’adozione raccontata da un papà.

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ITALIAADOZIONI
Redazione