Come scegliere l’ente autorizzato

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Illustrazione di Federica Brotto, (diritti riservati) federicabrotto.blogspot.it

A quale ente conferire il mandato? Il racconto di Silvia offre importanti spunti di riflessione in merito alla difficile scelta della coppia.

Come scegliere l’ente? Senza fretta

Quando decidi di adottare un bambino è un po’ come iscriversi all’università: devi superare determinati esami, se non passi quello, non puoi fare quell’altro e poi, quando ti laurei, devi iniziare a cercare lavoro. Solo che quando hai vent’anni puoi guardarti intorno, avere fiducia, ma anche dire: “Provo, intanto faccio esperienza, poi spero che mi capiti qualcosa di meglio…” Invece quando decidi di adottare, dopo che finalmente hai passato gli “esami” di idoneità (e che esami…) e sei “laureato genitore adottando”, devi scegliere l’ente che ti farà diventare mamma e papà. E qui iniziano i problemi, perché non puoi permetterti di sbagliare (se non a caro prezzo…): non hai tempo per perderti in ricerche inutili, non hai modo di “provare”, devi trovare al più presto l’ente che tratti con i paesi a te accessibili, non deve avere tempi troppo lunghi e deve ispirarti tanta, tanta fiducia…

E così, cercando di fare una ricerca il più approfondita possibile in tempi brevi, abbiamo iniziato a fare il giro degli Enti… “Quello no, sembra un bambinificio; quell’altro neanche, sgarbati e freddi; questo ci sembra vada bene: piccolo, ma familiare, affidabile, serio, ma al momento non accetta mandati e chissà quando riapre… E così ripartiamo: quest’altro ha la sede troppo lontano, i riferimenti più vicini sono a 300 km…” Finalmente troviamo un’ Associazione seria, con buona reputazione, esperienza trentennale; il personale è cordiale e gentile. E’ fatta! Pensiamo di aver fatto tutte le valutazioni del caso, ci fidiamo e diamo loro il mandato.

Abbiamo sbagliato ente?

Sono passati due anni e abbiamo dovuto cambiare Ente. Ci avevano “parcheggiati” illudendoci che saremmo stati una delle coppie “pilota” per l’adozione ad Haiti. Due anni di telefonate, richieste, domande, solo a senso unico (il nostro) e nessuna risposta precisa; anzi, divagazioni e imprecisioni fino a proporci un’adozione verso paesi che per nulla avevamo preso in considerazione alla firma del mandato, con la prospettiva di avere un bimbo molto più grande di quello che pensavamo e con tempi di attesa di altri due anni, come se il tempo trascorso fino a quel momento non fosse contato nulla!! E tanti soldi versati inutilmente. La conferma che le cose non andavano nel verso giusto l’abbiamo avuta quando anche la presidente si è dimessa improvvisamente dall’associazione. Era evidente che noi (e tante altre coppie come noi) subivamo gli effetti negativi di difficoltà e sbagli di cui non eravamo responsabili. Dove abbiamo sbagliato? Nell’essere in buona fede, nel credere nelle persone? Nel fare un atto di fiducia? Non lo so…

Che cosa la coppia deve chiedere all’ente?

L’unica cosa che posso dire, è che in materia di adozioni il fattore tempo deve essere tenuto strettamente d’occhio. Mai accontentarsi di una risposta vaga o contraddittoria da parte di chi invece dovrebbe dimostrare trasparenza e coerenza. Pretendere considerazione, ottenere ascolto, informazioni e risposte, a costo di essere insistenti, noiosi o assillanti. E’ vero che nel campo dell’adozione il fattore tempo è una variabile indipendente, ma le persone (che dovrebbero essere) competenti e che SCELGONO di occuparsi di adozione, devono assolutamente informare le coppie interessate di tutto ciò che può o non può accadere, dei rischi, anche quelli più remoti e far capire che “esisti”, che sei costantemente nella loro agenda, pronti ad informarti di ogni minima notizia o cambiamento.

Ora siamo ritornati all’associazione precedente, quella che non accettava mandati perché momentaneamente chiusa. E non vi dico la fatica per cercare di recuperare una parte dei soldi versati al primo ente! E’ la nostra ultima carta… Il tempo per noi sta scadendo, non siamo più così giovani… e sapere che nostro figlio sicuramente è già nato, ma non sappiamo ancora chi è, ci rende inquieti in questa forzata attesa. Speriamo! Almeno siamo riusciti ad arrivare là dove prima neanche ci eravamo avvicinati (ovvero alla spedizione dei documenti ). Ora aspettiamo il fatidico abbinamento.

Confesso però che i momenti di scoramento e soprattutto il senso di impotenza ci sono stati, e forti!

Noi la nostra fiducia e la determinazione nel raggiungere l’obiettivo non vogliamo perderla.

Silvia

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ITALIAADOZIONI
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