Buona estate con ¡CUIDADO AL TĺO! – ATTENTI ALLO ZIO!

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Illustrazione di Federica Brotto, (diritti riservati) federicabrotto.blogspot.it

Vi auguriamo di trascorrere questo tempo estivo anche  in nostra compagnia, leggendo o ascoltando  questo racconto “giallo” a puntate, lungo tutto il mese di agosto.

Si tratta di un pretesto per parlare del rapporto tra una madre e una figlia adottiva. Un po’ si ride , un po’ si piange e un po’ si riflette. Buona lettura!

Potete anche scegliere di seguire il podcast che abbiamo registrato per voi: lo trovate a fine articolo o su Spotify.

Personaggi

Ela: figlia adottiva arrivata dalla Colombia a 8 anni

Polly: madre di Ela

Nonna Maria Dina: nonna di Ela, suocera di Polly

Nazareno: zio di Ela, poliziotto in pensione

Zia Sabella, zì Catarina, zi’ Peppe: vicini e parenti della nonna di Ela

Dado, Lea, Milla : coetanei di Ela, ma anche, per le bizzarre parentele da queste parti, suoi nipoti o zii di secondo/terzo grado di Ela, che solitamente abitano al Nord e vengono a Gianpeppino a trovare i nonni

Uomo mezzo morto: leggete fino in fondo, sennò che giallo è?

Il fattaccio:  Ela e Polly sono appena arrivate in vacanza col papà di Ela dalla nonna paterna in un paesino della Basilicata, Gianpeppino (nome quasi di fantasia), provenienti dal Nord Italia (Nord-Est, per la precisione); viene scoperto un uomo ferito gravemente nel pollaio appartenente alla nonna

Primo giorno di vacanza a Gianpeppino (ieri non si conta, dopo un viaggio di 9 ore, abbiamo solo cenato e siamo andati a nanna)

VISTO da Polly, mamma di Ela

Nella paglia, tra cacche di gallina e uova rotte, mia suocera all’alba ha trovato uno, mezzo morto. Travaglione mie! Ma non le bastavano le parole, morti ne ha visti tanti, padre, madre, marito, cugini in quantità, ma uno nella pagliera, con tutto quel sangue come un agnello sgozzato, mai! E manco lo conosceva, che da queste parti si conoscono tutti, anzi, si è parenti di tutti, la nora di zi’ Titta de Mastaloi, lu uaglione di zi’ Donato Moschillo, lu frate de Vito che porta il pane, perfino del marocchino (stranamente, viene proprio dal Marocco!) che vende pezze cinesi con la sua macchina in giro per le massarie, sanno vita morte e miracoli, ma questo qui, pure vestito da signore, con la giacca e la cravatta (co ‘sto caldo!), con le scarpe lucide sopra e sotto, chi l’ha mai visto? E ci è toccato pure chiamare la Polizia, e non uno qualsiasi, ma il superiore di mio cognato Nazareno, che dopo che si è rotto la schiena precipitando col parapendio ha fatto solo l’autista al questore, niente più pattugliamenti o perlustrazioni, di che, poi, che qua non succede mai niente! Insomma, che vergogna, la polizia in casa con tutte quelle pistole come se fossimo delinquenti, ma si capisce subito che non c’entriamo niente, anche se noi veniamo “di città”, e qua saremmo solo turisti, al momento. Mia figlia Ela, poi, fa la dura perché dice che in Colombia ne ha viste di pistole, ma poi tanto lo so che stanotte spiomba nel lettone e domattina dirà che non si ricorda perché, che nel suo letto aveva caldo… perché in tre ovviamente si sta più freschi, no? Per fortuna ‘ste mura spesse tengono fuori la calura del giorno, che gli altri anni non c’era, siamo in collina, no?

Insomma quel poveraccio stava lì da stanotte, perché mia suocera tutte le sere va a chiudere i polli, se ne sarebbe accorta (Bbanana!, direbbe Ela, contraddicendo i nostri sforzi di darle un’educazione anti-razzista) stanotte poi ne sono passate di macchine, c’era la festa a Santo Cataldo, e ‘sti giovani che a Milano fanno l’apericena qua vanno alle feste di paese a mangiare mandorle caramellate e a guardare i giocatori di morra, come si fa a dire se ce ne erano di fuori? E poi zia Catarina abita là vicino, magari lei ha sentito qualcuno che si fermava, di sicuro l’hanno solo trascinato là al buio, perché se qualcuno avesse urlato l’avremmo sentito tutti, in queste quattro case che d’inverno hanno cinque abitanti e d’estate venti-venticinque, quando vengono tutti i figli e nipoti. Ma ‘ste cose l’avrà capite il capo della Squadra Mobile, che hanno fatto venire quando hanno capito che era uno di fuori, non il solito vecchietto che era uscito per pisciare fuori per non sporcare il bagno, che glielo hanno costruito solo vent’ anni fa, non va rovinato… Mia suocera, poverina, è lì che piange in un angolo, è riuscita solo a dire a che ora l’ha trovato, ma mica glielo dice che se c’erano delle uova rotte è perché devono aver aperto il pollaio, ma che non manca nessuna delle sue galline e dei suoi amati galli, per fortuna non deve essere passata la volpe oppure è successo che già albeggiava, che la volpe non si avvicina più… le sanno, ‘ste cose, in città?

VISTO da Ela

Marò, come dicono qui, moriremo tutti, come dico io! Pistole ne avevo già viste, morti pure, ma mezzi ammazzati mai! Certo, mio cugino Luis ne avrà visti, quando era nella foresta con le FARC, ma è tornato mezzo scimunito, non era buono più a nulla, probabilmente ne aveva visto uno di troppo, e comunque non ha fatto in tempo a raccontarmi tutto, sono venuti quelli del Bienestar Familiar e mi hanno portato via da mia nonna, quella colombiana, bbanana! che non poteva più tenermi con se’, io ero troppo vivace e lei troppo anziana, poi dovevo andare a scuola, e non aveva soldi per la divisa, i libri, forse nemmeno per farmi mangiare come si deve, anche se la Coca non mancava mai, e nemmeno la TV, ci passavo le giornate intere, da piccola!

Ma stamattina non è che l’ho visto in faccia, solo quando lo stavano portando via in barella, che gli si vedeva una mano penzoloni, sporca di schifezze del pollaio di nonna e col segno di un anello sulla pelle abbronzata (mai quanto la mia!). Come tutti sanno (basta guardare Alta Infedeltà) quando un uomo si toglie la fede è perché deve fare le corna alla moglie, ma io dico, ma quella scema dell’amante non lo vede che sul dito c’è il segno della fede? Le donne sono proprio sceme, per amore, e gli uomini per farsele farebbero qualsiasi cazzata! Ma io non ci casco, me li rigiro tutti come voglio, e faccio l’amica, non mi metto con nessuno, non voglio finire mica come mia sorella in Colombia, che aveva lasciato il novio perché la picchiava e se l’è trovato col pistolone in casa la sera, tanto era facile entrare, in quella specie di garage dove dormivamo in quattro, io, lei e i suoi due figli, che sarebbero miei nipoti, ma avevano la mia età e già rompevano le palle!

Ora chi glielo dice, ai miei cuginetti,quelli bianchi come la neve che in Colombia non avevo mai visto (ne’ bambini così bianchi ne’ la neve), che per un po’ non potranno andare con la nonna a chiudere il pollaio prendendo gli ultimi ovetti della gallina bianca, anzi, forse per un po’ non ci saranno nemmeno più uova fresche, mia mamma mi ha detto che le galline se hanno preso un coccolone non fanno più uova; mi sa che pure lei deve aver preso un coccolone, da ragazza, perché uova non ha fatte più nemmeno lei, e così mi sono dovuti venire a prendere in Colombia, ‘sti due deficienti!

Ma io, che a prendere le uova con nonna ci andavo fino a due anni fa, quando ero ancora boccetta, a guardare dentro il pollaio ci sono andata, e chissenefrega dei nastri, tanto lo sanno tutti (basta vedere Si Es Ai) che tanto poi sono capaci di capire se una traccia è stata lasciata dal quasi assassino o da chi ci è passato dopo. E ci ho trovato un orecchino, quelli della Polizia non l’avranno visto perché era scuro come quelli che metto io come piercing, ed era finito sotto un uovo rotto, gli avrà fatto schifo scavare tra la merda delle galline, a quelli di città! Magari lo pulisco un po’ con l’Amuchina con cui mia mamma è convinta di sterilizzare tutto e me lo tengo come ricordo, non è male, c’è pure una specie di teschietto nero…

Paola D’Antonio

 

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ITALIAADOZIONI
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