Adozioni e disturbi di apprendimento – DSA

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DSA - disturbi specifici di apprendimento

Il problema dei disturbi dell’apprendimento, in che modo coinvolge i bambini adottivi? Quali sono e come fare per riconoscerli? Che fare se si scopre che nostro figlio ha un disturbo dell’apprendimento? (Art revisionato 01.07.2019)

Giulio ha 11 anni e ha un temperamento calmo, positivo e collaborativo. Di fronte a una moltiplicazione, però, ha bisogno di tempo e molta concentrazione. Questo lo porta a rimanere indietro rispetto ai compagni e a non avere lo “spazio mentale” per elaborare più informazioni nello stesso momento. I genitori lo portano in neuropsichiatria infantile e gli fanno fare dei test. Da queste prove risulta che Giulio ha un quoziente intellettivo nella norma, ma un deficit specifico nell’area del calcolo. Risulta quindi che Giulio ha la “discalculia”. Questo è uno dei disturbi specifici di apprendimento (DSA) di cui è affetta il 3-5% della popolazione.

Cause dei DSA
Ci sono diverse possibili cause della genesi del disturbo di apprendimento, tutte legate comunque a dei processi di sviluppo del nostro cervello. Quello che si sa è che ci sono due componenti importanti:

- Quella genetica; dunque se un genitore ha avuto difficoltà ad approcciarsi a processi di studio, questo potrebbe essere anche per il figlio.

- Quella ambientale; i processi cognitivi si possono sviluppare in maniera regolare se il bambino ha la serenità per potersi concentrare su questi. Le difficoltà o necessità primarie (sentirsi amato, protetto, valorizzato) non gli permettono di avere uno sviluppo regolare.

Risulta chiaro che in un bambino adottato, entrambi queste componenti sono critiche, in quanto spesso non si conosce il genitore biologico e la sua storia scolastica, mentre l’ambiente in cui ha vissuto prima dell’adozione  lo ha privato di attenzioni e cure . 

Cosa notano i genitori
Una cosa che deve però essere molto chiara è che i ragazzi affetti da disturbo di apprendimento hanno un’intelligenza nella norma e a volte anche superiore. Questo perché le abilità colpite sono quelle che rendono automatici processi legati alla lettura, alla scrittura e al calcolo.

I “sintomi” dei DSA possono essere molti e differenti a seconda della classe che il figlio frequenta. Tra questi, raccontati da mamme e papà: “Quando legge da solo, non capisce. Se leggo io invece afferra al volo. Dobbiamo studiare ogni settimana le tabelline, altrimenti le dimentica. Abbiamo studiato insieme ore e ore e mi sembra che non abbia capito niente. Mi fa rabbia, perché non capisco se non ha voglia oppure non riesco a spiegarli le cose” .

Cosa fare
Se vi ritrovate in qualcuna delle affermazioni precedenti, niente panico.

1. Condividete le vostre riflessioni con gli insegnanti. In questo periodo si sta facendo molta formazione a scuola e loro sapranno darvi qualche indicazione.

2. Rivolgetevi ai centri dove possono valutare eventuali difficoltà, come i centri di neuropsichiatria infantile della vostra zona. In questo modo potrete confrontarvi con degli specialisti che faranno delle valutazioni e potranno restituirvi un profilo degli apprendimenti di vostro figlio. Potrebbe capitare che non risulti un DSA, ma che comunque si riscontrino delle difficoltà.

3. Informatevi. Di eccezionale utilità è la “Guida alla dislessia per genitori”- edizione 2012, scaricabile gratuitamente dal sito dell’Associazione Italiana Dislessia. Il sito è molto completo e vi permette di acquisire le nozioni di base. 

4. Rincuoratevi. Il DSA è un disturbo con il quale si può convivere, poichè ci sono strumenti e modalità che permetteranno a vostro figlio di avere un apprendimento adeguato. Diverso dagli altri, magari centrato su modalità di verifica o di studio personalizzate, ma altrettanto valide

La cosa più importante
Valorizzate il positivo che c’è in vostro figlio. Magari avrà difficoltà a scuola, dovrà investire buona parte del suo tempo nello studio (più dei suoi compagni e amici) e con risultati che non sempre lo soddisferanno. 
Sicuramente però ha degli interessi “oltre” la scuola. Aiutatelo a coltivarli, perché possa crescere con una buona autostima e consapevolezza che in fin dei conti ognuno è diverso ed è bravo in differenti campi. Emergere in questi, lo aiuterà a motivarsi anche di fronte alle difficoltà.

Daniele Somenzi

Dottore in psicologia dello sviluppo e dei processi evolutivi
si occupa di metodi di apprendimento in ragazzi DSA
Responsabile del centro “Parole Insieme” di Gallarate
http://paroleinsiemeds.altervista.org 

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Dislessia, strumenti pratici

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