Adozione nazionale, la nostra storia in un blog

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Illustrazione di Giulia Salza (diritti riservati) - http://www.giuliasalza.com/

Navigando in internet spesso si incontrano blog di genitori e figli che condividono la loro esperienza adottiva. Con grande impegno e passione offrono il loro pensiero, episodi di vita vissuta e suggerimenti a chi è interessato al tema dell’adozione. Se volete segnalarci il vostro blog, scrivete a redazione@italiaadozioni.it.

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La prima reazione della gente di fronte alla parola adozione

In questo anno e mezzo da mamma adottiva ogni volta che ho detto a qualcuno che siamo una famiglia adottiva la prima reazione è stata quella dell’incredulità.

Mi scrutano tutti come un extraterrestre o meglio come qualcuno che ha compiuto un’impresa titanica. In seconda battuta mi riempiono di domande soprattutto su quanto tempo abbiamo atteso, su quanti soldi abbiamo speso, in quale paese abbiamo adottato.

Quando dico che mio figlio è stato adottato con adozione nazionale quando aveva solo 7 mesi gli occhi dell’interlocutore si meravigliano e scatta spesso e volentieri la fatidica domanda: “ Ma conoscevate qualcuno in Tribunale?”. Ecco questa credo sia la domanda peggiore che si possa fare ad un genitore adottivo, insinuare che quell’alchimia che ha portato ad incontrare tuo figlio, proprio lui e non un altro, sia frutto di una serie di conoscenze e di chiamiamole come vanno chiamate “mazzette” o se preferite “bustarelle”.

Nessuna conoscenza, nessun canale preferenziale. Abbiamo seguito l’iter previsto dalla legge italiana come accade per tutte le coppie.

Storia di una giovane coppia che decide di adottare in nazionale

Eravamo sposati da poco più di un anno quando abbiamo scoperto che non saremmo riusciti ad avere figli naturalmente, non nascondo che fu un periodo difficile, fatto di lacrime e pianti disperati, di dolore, di senso di solitudine e di vuoto.

Avevo solo 27 anni quando scoprimmo della nostra infertilità, mi sembrava che il mondo mi crollasse addosso. Proprio io che desideravo una famiglia numerosa, che nel giorno del mio matrimonio, mentre il prete ci sposava e ci chiedeva se saremmo stati disposti ad accogliere tutti i figli che il Signore ci avrebbe mandato, strinsi forte la mano di mio marito e pronunciando quel “Si” accettavo di aprirmi alla vita e a tutti i figli che sarebbero venuti.

La sofferenza di quel periodo è scolpita nel mio cuore, a tratti riaffiora quando qualcuno mi racconta di non riuscire ad avere figli, ma è una sofferenza che oggi che sono mamma di cuore ha acquistato un altro senso. Io e mio marito abbiamo deciso di comune accordo che non avremmo fatto alcun tentativo con la fecondazione assistita, perché a poco a poco in noi si è fatto largo il desiderio di accogliere un figlio adottivo.

Abbiamo atteso i tre anni di matrimonio per presentare la nostra disponibilità presso il tribunale dei minori della nostra città, durante i due anni di attesa ci siamo informati tanto sull’adozione, abbiamo conociuto e frequentato coppie adottive e anche fatto volontariato in una comunità per minori. Abbiamo sfruttato l’attesa imposta dalla legge per prepararci, per interrogarci, schiaririci le idee.

E siamo arrivati ai tanto temuti colloqui con l’equipe adozioni che sono stati una piacevole sorpresa. Abbiamo trovato nell’assistente sociale e nella psicologa dei validi punti di riferimento e tutto l’iter è stato un ulteriore aiuto e spunto di riflessione. Non ci siamo mai sentiti giudicati ma bensì accompagnato in questo viaggio verso nostro figlio.

Dall’inizio dei colloqui alla famosa telefonata che ci ha cambiato la vita è trascorso meno di un anno. Eravamo pronti per partire per le vacanze che sarebbero iniziate da lì ad una settimana quando ci venne comunicato che c’era un abbinamento per noi.

Dieci giorni dopo il nostro piccolo era a casa con noi. Adozione nazionale e relativo rischio giuridico che abbiamo accettato e gestito in quei mesi in cui seppur con poche probabilità, nostro figlio avrebbe potuto rientrare in famiglia. Abbiamo accettato e gestito il rischio sanitario di una situazione di salute fragile.

Non conoscevamo nessuno in Tribunale e non abbiamo avuto alcuna corsia preferenziale era semplicemente giunto il momento per noi, perché finalmente incontrassimo la nostra metà della mela: nostro figlio.  Siamo assolutamente consapevoli di essere stati fortunati e di essere un caso fuori dalla media e dalle statistiche.

Il desiderio di raccontare l’adozione in un blog

Nei mesi a seguire ho sentito l’esigenza di testimoniare e raccontare la gioia dell’adozione, di raccontare a chi stava affrontando il lutto biologico, a chi si affacciava al mondo dell’adozione, la nostra esperienza. Ho sentito la necessità di raccontare le mille sfaccettature di questo mondo, di sfatare i luoghi comuni di cui io stessa ero stata oggetto. Un luogo dove ritrovare la speranza e confrontarsi con altre mamme.

E così è nato il blog “I colori delle mamme” per ridare la speranza a tante coppie che di fronte al lungo iter adottivo si scoraggiano, per dire loro che dopo il buio e la tempesta, se si persevera con tenacia, splende nuovamente il sole.

Quel sole che oggi ha gli occhi e il volto di mio figlio.

Sveva Mammadicuore

Vi aspetto sul mio blog www.icoloridellemamme.it

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ITALIAADOZIONI
Redazione