Adozione e società.Mamma di due bambine di colore

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Mamma e bambino di etnia diversa

 

Buongiorno Dott. Bonato

Sono una mamma adottiva di due bambine di colore. Mio marito ed io abbiamo atteso a lungo il loro arrivo e da quando sono con noi la nostra vita è cambiata, è diventata a colori (in tutti i sensi).

Le scrivo per sottoporle quello che per me è un problema: quando andiamo in giro moltissime persone, soprattutto donne non giovanissime, ci fermano per toccare i loro capelli, alcune ci chiedono l’autorizzazione, altre invece lo fanno senza pudore. Io in questi casi non so mai come comportarmi, non voglio essere scortese, ma non mi piace questo comportamento, non sono dei cagnolini che quando li vedi per strada li accarezzi. Inoltre sono preoccupata del messaggio che potrebbe passare alle nostre figlie, che spesso mi chiedono: “Ma mamma perché tutti vogliono toccarci i capelli?”, io rispondo “Perché sono molto belli” ma dentro di me monta la rabbia, mio marito invece è molto più ironico e non se ne cruccia, infatti una volta a una signora ha risposto : “Ma certo, però anch’io voglio accarezzare i suoi”, la signora è rimasta disorientata e si è messa a ridere.

Come mi consiglia di comportarmi in questi casi? E cosa posso dire alle mie bambine?

La ringrazio moltissimo per la sua risposta. Un caro saluto

Camilla e Luca

 

Gentili Camilla e Luca,

una speranza mai spenta, nonostante un’attesa che è  sempre “troppo” lunga e senza alcuna garanzia ,  ha “generato” ciò che di più amato e bello vi sia capitato: due bambine di colore,  figlie adottive, che vi  hanno fatti  genitori.  Hanno dato  nuovo senso e dilatato  orizzonti  alla vostra vita che è diventata, da allora, “a colori “, colori  che contemplano  anche  una responsabilità  nella quale vi giocate tutto il futuro.

Sono bambine che  avevano  già una loro  vita con  una esperienza del dolore speciale.  Figlie  salvate  da un mare  di spavento,  di presenze minacciose e con una fame inesausta  di cure e di consolazione capaci di far fiorire in loro il gusto di vivere. Bambine  come tutte le altre  che però arrivano da un paese lontano con un clima diverso, cieli diversi, lingua, cibi, profumi  e costumi diversi.

Il rispetto dei bambini nell’adozione e non solo

Un bravo maestro inglese  della psicoanalisi  diceva,  durante la supervisione di un caso clinico relativo a  un bambino molto deprivato: “Ai bambini ci si deve avvicinare con la delicatezza e il rispetto con i quali si entra in una cattedrale: in silenzio, in  punta di piedi e con il cappello in mano”.

Le persone  sconosciute che vi capita di incontrare per  strada e che chiedono o si permettono di toccare i capelli delle vostre bambine  perché di colore,  forma o per  una acconciatura insoliti, mostrano la mancanza  di  questa delicatezza e del rispetto al quale hanno diritto tutte le persone e, a maggior ragione, tutti i bambini  che non sanno  o non possono  difendersi. Perché tanta confidenza?

Le vostre figlie sembrano non capire ed esserne  stupite e imbarazzate  e  interrogano la mamma: “Ma perché tutti vogliono toccarci i capelli?”.

Camilla  sembra affrontare  queste situazioni  con sorrisi  a denti stretti e una gran rabbia  in corpo:  “Come si permettono  queste sfrontate?  Mi costringono a un consenso che non vorrei  dare e  mi fa sentire in colpa perché  le mie figlie non sono  trattate come gli altri bambini,  compagni di scuola e di giochi.

“Perché solo a loro e non agli altri bambini?  Forse proprio perché sono  “diverse per il  colore della pelle o la capigliatura  o perché  adottate,  come se venire  adottati  significasse ancora oggi  valere di meno e perciò poter essere accarezzate  come si può fare con i  cagnolini per strada.  La mamma purtroppo è attraversata da fantasie che somigliano a queste che la rattristano e le fanno male.  Quando  risponde alla domanda delle piccole:  “perché  sono molto belli”,  sente che dice una bugia pietosa anche se le sue  bambine   e i loro capelli sono belli  sul serio.

Le giuste parole e l’ironia per contenere i curiosi

I bambini sanno leggere le verità del cuore e percepiscono i  sentimenti della mamma  e  il suo bisogno  di proteggerle dall’ intrusività di quelle signore. Prima o poi,  Camilla troverà le parole che traducano il suo fastidio per la  scortesia e la sua voglia  di rispondere alle loro richieste di “toccare” i capelli delle figlie con un  semplice: “meglio che no, forse alle  bambine  non fa piacere”.

Luca, fortunatamente,  è dotato di un senso dell’ironia e di un  umorismo che gli permette di spiazzare le pretese inopportune o sgarbate delle signore in una forma accondiscendente  che contiene però  una sottile minaccia,  simile a un tocco di fioretto che va a segno e  che si può leggere anche così. “Certo signora, ma io farei  volentieri lo stesso con i suoi capelli”.

Arrivare a riconoscere e ad accettare  certi sentimenti brutti e dolorosi che  ci appartengono e  sono legittimi, e capire da  dove nascono  e perché,  ci permette di diventare poco a poco meno  severi con noi stessi, più pazienti e compassionevoli  anche con “le persone moleste che incontriamo”.

Augusto Bonato

psicologo, psicoterapeuta, già giudice onorario al Tribunale dei Minori di Milano

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ITALIAADOZIONI
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