Adozione e cultura

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fonte: festival delle lettere

La necessità di parlare in modo corretto dell’adozione nasce dalla constatazione che il mondo che ci circonda (informazione, fiction, ecc.) spesso è più attento ad aspetti sensazionalistici ma secondari del fenomeno adottivo, piuttosto che ai concetti fondamentali come l’accoglienza.

Ne consegue che l’opinione pubblica conosce molto meglio temi quali l’adozione aperta, come avviene negli Stati Uniti, o comprende le conseguenze dell’attuale crisi economica sulle adozioni o discute sulle adozioni alle coppie  gay, mentre ignora cosa sia veramente l’adozione e quali siano le sue motivazioni e i suoi significati più profondi.

Tutto ciò è aggravato dalla frequente diffusione di lavori cinematografici e televisivi, per la maggior parte americani, dove si narra dell’adozione in un modo piuttosto distorto e mercantile, dove il progetto adottivo è spesso gestito da agenzie che, essendo a scopo di lucro, operano al limite dell’etica o addirittura sconfinano nella compravendita di bambini, preferibilmente piccoli.

Il nostro paese è di gran lunga il paese che ha il maggior rapporto tra popolazione e numero di adozioni internazionali effettuate, inoltre è uno dei paesi che adotta bambini con età più alta: l’attuale media è di poco superiore ai 6 anni. Inoltre adottare un bambino straniero in Italia significa affidarsi esclusivamente ad enti no-profit che si devono adoperare negli stessi paesi a migliorare la vita dei bambini che là continuano a vivere o sopravvivere.

La legislazione italiana pone alcuni limiti alle caratteristiche di chi voglia candidarsi per un adozione, ma quelli che sono percepiti come ostacoli in realtà dovrebbero essere viste come garanzie per il minore che verrà accolto. In sintesi l’adozione internazionale arriva a costare fino a oltre 20 mila euro, ma non è un atto di acquisto, non viene garantito un figlio a qualunque coppia ne faccia richiesta, semplicemente perché le coppie presentano una disponibilità: l’unico diritto stabilito è quello dei minori, di avere una famiglia.

Molto spesso sembra che ci sia un aumento di interesse dei media verso l’adozione, ma tutto si limita ad analizzare l’andamento numerico o a criticare con superficialità le prassi in vigore, senza invece dare spazio ai veri aspetti più profondi del processo adottivo.

È per questo che sarebbe utile ci fosse un maggior numero di eventi culturali che trattassero correttamente l’adozione come si svolge in Italia, che narrassero di tutte le sue sfaccettature, non solo dei tempi, degli ostacoli burocratici e dei costi, ma anche delle emozioni, dei pensieri, delle paure e delle gioie che si provano nell’adottare un figlio. Sarebbe importante affrontare temi come la lunga maturazione e il susseguirsi degli stati d’animo sin dai primi incontri con i servizi sociali e la difficoltà di cercare in se stessi le risorse per fronteggiare i possibili problemi che si potrebbero incontrare, perché adottare un figlio significa cambiare la propria vita, incontrare una piccola persona che ha già un notevole bagaglio di esperienze e che a volte ha già sofferto più di noi pur essendo molto più giovane.

L’adozione, infatti, è un incontro di storie brevi o lunghe, più o meno drammatiche con qualche esperienza felice da non dimenticare e momenti bui da compensare con amore, dedizione, attenzione e perseveranza, ma è anche gioia di questo incontro, momenti di felicità intensa; tutto ciò si trasforma in rapporti familiari e legami molto forti e duraturi senza la necessità dei legami di sangue, spesso troppo sopravvalutati.

Questa è l’adozione che dovrebbe essere rappresentata in libri, film, commedie e fiction. Questa è l’adozione che ci piacerebbe leggere su giornali e riviste. Questa è l’adozione.

Proprio con questi intenti  ItaliaAdozioni annuncia una nuova collaborazione con un partner d’eccezione, il Festival delle lettere, la manifestazione che ormai da otto anni promuove la scrittura a mano, attraverso il recupero della lettera, nella sua originaria ricetta con carta e penna. Condivisione di intenti, voglia di trasmettere emozioni vere, valore di chi crede che oggi sia ancora importante investire sui contenuti: sono questi alcuni degli ingredienti di un percorso che si preannuncia ricco di interesse.

Quest’anno al Teatro Dal Verme, insieme a tanti ospiti, c’eravamo anche noi, per annunciare insieme l’inizio di una collaborazione che ci aspettiamo proficua.

 

 

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