Adozione e amore

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Hands, ph John Morgan, (c.c. Flickr)

Italiaadozioni ha scelto, da sempre, di dar voce ai diversi protagonisti dell’Adozione, favorendo la riflessione in un’ottica di confronto costruttivo.

Pubblichiamo oggi la lettera arrivata in redazione, dalla quale è nata la citazione pubblicata sui nostri social.

Gentile Italiaadozioni,
sono una donna, di origine cingalese, adottata a 6 anni.

Vi scrivo perché sono stanca di sentirmi dire quello che devo pensare se non addirittura quello che, pensa un po’, devo addirittura provare.

Quando ero ragazza vigeva il pensiero che se cercavi le tue origini significava che l’adozione non era riuscita.
Ora che sono una donna mi sembra che sia l’esatto contrario: se non cerchi le tue origini significa che come persona non sei completa.

Il che è ancora più grave, secondo me, perché se prima era l’adozione a non essere riuscita e quindi la “colpa” era un po’ tua, ma anche dei genitori, degli operatori, degli enti, etc., oggi se non senti il bisogno di fare il viaggio di ritorno la “colpa” sembra principalmente tua: sei tu, infatti, che non vuoi elaborare la tua origine.

Ma ognuno può provare quello che gli pare? Dobbiamo fare, pensare, provare le stesse cose?

Chi cerca, cerchi pure. Chi non cerca, deve poter non cercare. Senza sentirsi incompleto o peggio ancora sbagliato.

Ora si fa sempre più largo la teoria della color blindness. E io voglio dire la mia, ma vi prego di rispettare il mio anonimato.

Non mi sento libera di esprimermi senza il timore di essere attaccata, ahimè, proprio da chi è adottato come me. E questo fa male.

Al posto di unirci, di sostenerci, ci dividiamo. Ora che finalmente abbiamo voce per dire la nostra, anzi ognuno la sua, non possiamo, perché la verità è proprietà esclusiva di alcuni. E se non la condividi o è perché sei irrisolto o perché stai sbagliando e vedrai che prima o poi cambierai idea….. Difatti la Verità è una e, guarda un po’, non è la tua.

Io credo, invece, che ognuno abbia la sua storia e vada rispettata. Ogni diversa esperienza, ogni differente veduta porta con sé il confronto, il dialogo, lo scambio.

E così si costruisce, altrimenti si distrugge.

Non siamo proprio noi adottati i primi testimoni della bellezza delle differenze? O non lo siamo?

Io i lineamenti di mia madre che è nordica, di mio padre che è meridionale, li vedo benissimo, non sono cieca, tanto meno scema.

E mica me li dimentico i colori diversi e belli di ciascuno di noi e tutto ciò che ogni nostra differenza racconta.

I capelli, gli occhi, la carnagione… non abbiamo niente in comune, sembra che siamo usciti dalla tavolozza di un pittore che abbia usato tutti i colori a sua disposizione!

Quello che trovo bello dell’adozione è che i lineamenti si mescolano, che le storie si intrecciano, che il mio diventa nostro, che da sconosciuti si diventa famiglia.

Allora i lineamenti non li vedi più, perché vedi l’amore.

Siamo una famiglia. Questo vorrei si vedesse da fuori. Insieme alle nostre differenze, che è proprio impossibile non vedere.

E penso che a tanti servirebbe vederlo, riconoscerlo e soprattutto viverlo questo amore. Genitori e figli.

Perché l’adozione per me è amore. E voglio essere libera di dirlo.

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ITALIAADOZIONI
Redazione