La festa de “L’adozione tra i banchi di scuola” V edizione

Print Friendly

Foto dell'evento (ph. Anna Rossini - tutti i diritti riservati)

Elaborati in concorso (ph. Anna Rossini, tutti i diritti riservati)

Quando mi è stato chiesto di fare il giudice per questo concorso, ho accolto la proposta con un misto di curiosità e apprensione. Era sicuramente un’occasione interessante per guardare da vicino l’estro di tanti bambini e ragazzi alle prese con un tema per nulla semplice, ma mi chiedevo se fossi all’altezza di un compito che richiedeva dimestichezza con il mondo della scuola, cosa che non ho, visto che sono uno psicologo. La valutazione dei lavori è in parte avvenuta attraverso la condivisione informatica di file multimediali, in parte “dal vivo”, durante una nuvolosa ma festosa mattinata passata insieme al gruppo dei giudici guidati dalle solerti Ivana e Francesca. Entrare nella grande stanza dove erano esibiti i lavori restituiva chiaramente l’impressione di quanto lavoro era stato fatto: materiali, dimensioni, colori diversissimi testimoniavano la varietà di interpretazioni che i partecipanti avevano saputo dare del tema del concorso, l’adozione a scuola appunto.

Quante storie!

Fotografia degli elaborati in concorso (ph.Anna Rossini, tutti i diritti riservati)

Ci siamo immersi da subito nell’atmosfera, facendoci rapire dalle storie raccontate dai vari lavori, e le ore, per quanto non siano state poche, sono passate in fretta. Il processo di valutazione prevedeva che ogni lavoro presentato venisse valutato sulla base di quattro parametri: aspetto artistico, comunicatività, pertinenza del tema, gradimento complessivo, qualità del progetto. Al di là della bellezza, a volte commovente, delle opere presentate, mi ha colpito particolarmente la mole di lavoro che ho scoperto esserci stata dietro ogni opera. Per ogni progetto, infatti, sono state fornite informazioni sul processo di preparazione ed esecuzione, coordinato dalle insegnanti e sostanziato dal lavoro dei bambini e dei ragazzi. Spesso si è trattato di mesi di lavoro in classe su concetti importanti quanto complessi quali, solo per citarne alcuni, l’amore, la famiglia, il rispetto reciproco, la tolleranza, la diversità, le leggi che regolano la nostra convivenza. Un patrimonio che, al di là del prodotto presentato al concorso, rimarrà come eredità alle classi e agli istituti scolastici che hanno voluto partecipare a questa quinta edizione del concorso.

La premiazione

Foto dell'evento (ph. Anna Rossini - tutti i diritti riservati)

Infine, il momento della premiazione. La presenza di un gran numero di insegnanti e ragazzi ha testimoniato quanto l’adesione al concorso sia stata sentita e condivisa, non imposta dall’alto. Questo era palpabile anche dall’atmosfera accogliente e frizzante che ha permeato la cerimonia. In quell’occasione, mi è stato chiesto di dire due parole sulla mia esperienza di giudice, e in questa sede non posso che ripetere quelle parole. Mi hanno colpito in particolare due aspetti. Anzitutto, la dedizione e l’amore con cui tutti i partecipanti hanno preparato e realizzato il loro progetto: ciò era evidente ammirando le tante, ingegnose opere presentate. In secondo luogo, l’appropriatezza dei lavori: la maggior parte di essi ha saputo evidenziare diversi aspetti caratterizzanti lo sfaccettato universo dell’adozione. I bambini, i ragazzi, le insegnanti hanno saputo interpretare l’adozione evidenziandone quelle sfumature di colori che, unite, riflettono l’estrema ricchezza di questo complesso, intenso, radicale gesto d’amore.

Fotografia degli elaborati in concorso (ph. Anna Rossini, tutti i diritti riservati)

L’adozione un valore da trasmettere

Ciò mi sembra di ancora maggior valore perché a tutto questo hanno partecipato non solo persone che, a diverso titolo, sono coinvolti nell’esperienza adottiva. La maggior parte degli insegnanti e dei ragazzi non ha vissuto in prima persona l’esperienza dell’adozione, magari non l’ha vissuta nemmeno tramite esperienza indiretta. Da genitore adottivo, sono abituato a vedere grande attivismo tra le fila di genitori e figli adottivi: coloro che sono coinvolti personalmente sono anche coloro che sono disposti a spendersi. In questa circostanza, invece, mi ha colpito constatare che il coinvolgimento ha riguardato tutti, trasversalmente. È questo aspetto, su cui penso Italiaadozioni sia particolarmente efficace, che è davvero importante: diffondere la cultura dell’adozione non solo a vantaggio di chi vive questa condizione particolare, ma anche e soprattutto perché la ricchezza di questa esperienza possa a pieno titolo divenire parte integrante del patrimonio comune di tutta la società civile. Questo obiettivo è raggiungibile solo se facciamo uscire l’adozione dai propri confini, come questo concorso ha dimostrato brillantemente di saper fare.

Nicolò Gaj

 

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione