Adottare … la gentilezza

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Ojas' First Shoot, ph Harsha K R, (c.c. Flickr)

Adottare un bambino apre le porte del mondo. L’attacco del Coronavirus ha indebolito le nostre sicurezze, anche quelle delle nostre famiglie, più globalizzate delle altre e da sempre allenate alle oscillazioni dell’esistenza. Nell’adozione il meccanismo della reciprocità lo conosciamo molto bene: sono grato alla vita, sono grato per la famiglia che mi ha dato e cerco di restituire delle cose che ho a mia volta ricevute.

Come fare adesso? Bastano parole e piccoli gesti da spendere nel quotidiano per creare un po’ più di armonia?

Un messaggio di gentilezza nelle zone a rischio

“Andrà tutto bene”. È bastato un biglietto lasciato nelle zone colpite dal virus per far sobbalzare dentro una tenerezza dimenticata. Un gesto di gentilezza e rassicurazione, in settimane in cui ciascuno di noi si sente smarrito. Chi sarà mai questa persona? Quale forza d’animo la sostiene? Ho provato invidia per il suo equilibrio e una grande gratitudine. Per un attimo mi sono sentita cullata.

Ho immaginato, allora, come parole semplici e piccoli gesti possano essere seminati nelle nostre famiglie per rendere questo tempo meno difficile e più accogliente. Tutti noi abbiamo bisogno di attenzioni. Noi e i nostri cari. Ecco da dove si potrebbe cominciare.

Incomincio da me

La gentilezza è il dono di se stessi agli altri, ma non si può seminare tranquillità se noi per primi non lo siamo. Chi di voi pratica già lo yoga o altre forme di rilassamento sa quanto sia importante trovare il proprio centro. Allora non esitiamo a prenderci dieci minuti per riscoprire noi stessi. In una stanza appartata, in auto, in bagno se necessario. Spieghiamolo a nostro marito: “Mi devo ricaricare”. Lui capirà. Lo stesso dicasi per i maschi. Saltata la serata con gli amici o la partita di pallacanestro resta la “pace familiare”. Ma a volte vale la pena avere una pace separata per ricaricare le pile. Cos’è che rilassa un uomo? Il mio collega ama i motori e mi ha detto che si ritirerà in garage per sistemare la sua moto. Quali altre passioni coltiviamo che ci rilassano lo spirito? Condividiamole pure qui.

Le premure in una coppia

Non lo nascondo, mi sento un po’ persa. Mio marito mi osserva poi passa all’azione. Mai come in questo periodo mi coccola. Stamattina mi ha sbucciato la mela, preparato il succo d’arancia e persino schiacciato le noci. Io rispondo con qualche abbraccio in più e attenzioni che prima mi ero scordata. Provate l’effetto del pane caldo appena sfornato. Scioglie tutte le paure e ci fa tornare alle sicurezze della vita familiare. Insomma, ognuno fa quello che può. Guardare un film assieme o mangiare lentamente, con l’attenzione dell’ascolto vero, può fare la differenza. Una nemica della gentilezza, infatti, è la fretta.

La gestione dei figli

I bambini/ragazzi sono a casa. Che difficile reggere le loro richieste di attenzione e l’eventuale inquietudine dettata dal clima attorno!  Dopo aver parlato con loro per capire cosa hanno appreso della situazione, accompagnarli su quanto sta accadendo è il minimo che possiamo fare. È arrivato, però, anche il momento di reintrodurre le parole gentili. Un “buon giorno” solare al mattino, un “grazie”, un “prego”, un autentico “come stai? “, rendono speciale la giornata.

La scuola che prepara i cittadini del domani attraverso la gentilezza

Molte scuole si sono attrezzate per la chiusura prolungata in varie aree d’Italia. È chiaro che una classe in presenza vale molto di più di una classe via internet. Ma perché non approfittare per fare un po’ di educazione civica? Il virus ha mostrato che le barriere in questo mondo non esistono. Lui va indisturbato dove vuole. Perché dunque gli uomini insistono ad innalzare muri? Essere parte di una comunità significa condividere, avere rispetto dei diritti degli altri e dei più deboli, tanto da essere disposti a sacrificare qualcosa di nostro per difenderli.

Fiorella Santarelli, quella che è stata definita la maestra più gentile d’Italia, già in tempi non sospetti, ha introdotto nelle sue classi una sorta di palestra per essere gentili. Parole semplici come arrivederci, mi scusi, per piacere sono diventate sconosciute per alcuni dei nostri ragazzi. Come si dice in gergo, non sono più trendy.

Se la cortesia diventa consuetudine si è trovato un antidoto contro il bullismo. Una persona gentile autentica non può essere né razzista né poco accogliente. Non è forse quello che tante delle nostre famiglie vorrebbero per rendere la vita più facile ai nostri figli?

Una telefonata ai nonni

Mia mamma mi ha raccontato che in tempo di guerra le sirene avvisavano quando si avvicinava un attacco aereo. Allora tutti correvano nei rifugi e attendevano. Ma lì si sapeva bene cosa arrivava e come si presentava e, soprattutto, aveva un inizio e una fine. Il coronavirus, invece, è l’ospite inatteso: non si sa dove andrà, come colpirà e chi. Soprattutto la tensione dura 24 ore su 24. Anche i nonni, più vulnerabili a questo virus che colpisce in modo grave gli anziani, sono preoccupati. Non lo dicono. Lo possiamo capire dal loro comportamento. A volte mostrano la loro preoccupazione assillandoci, altre comandando, altre ancora chiudendosi in silenzio. Comunque sia, hanno bisogno di essere rassicurati anche loro. Una telefonata, un “nonna hai bisogno di qualcosa?”, un “che dici, ci vediamo su Skype?” farà ritornare il sorriso e li acquieterà perché sapranno di non essere lasciati soli. Una piccola gentilezza in un piccolo ascolto.

La rete sociale reale

Nei momenti di crisi ognuno reagisce in modi diversi. Chi si atteggia da eroe: “Faccio la vita di prima, più di prima”. Non occorre essere psicologi per capire che è un modo per esorcizzare la paura. Poi c’è chi legge tutte le notizie, dalla A alla Z, e cerca di farsi un’idea sua, più o meno veritiera. Ma, alla fine, chi ce l’ha la verità? Seguiamo tutti con apprensione ciò che accade intorno.  Sarà anche vero che in questa era di solitudine le intimazioni di stare ad un metro di distanza l’uno dall’altro, per evitare il contagio, ci allontanano ancora di più, ma ben sappiamo che la lontananza vera non è quella fisica. Approfittiamo per chiamare amici che non sentiamo da tempo. Facciamoci una piacevole chiacchierata e ascoltiamo. Ascoltiamo i loro timori. L’amico più caro è quello che condivide le ferite. Diventiamo noi per primi quel cambiamento che vorremmo nel mondo, citando Gandhi.

Facciamoci premura, calore, accompagnamento. È bello sapere che una persona ha pensato a te. Fare delle cose per gli altri, anche solo trasmettendo un augurio o un pensiero autentico, va a vantaggio degli altri ma anche nostro perché ci sentiamo comunque meglio.

Il web e le buone maniere

Stare in casa porta a trascorrere più ore su internet e Social. Anche qui smussiamo i toni, per favore, e allontaniamoci dalle fonti non attendibili. Non credo che sia un caso che, qualche tempo fa, sia stato attivato un progetto che analizza il linguaggio dell’odio su internet. Da alcuni studiosi è considerata un’emergenza sociale. Un nuovo approccio nei gruppi di confronto tra genitori e figli potrebbe essere quello di tralasciare comportamenti poco eleganti e adottare un linguaggio consono e di apertura per chi non la pensa come noi. Da un’indagine dell’Università di Torino è emerso che i ragazzi sono perfettamente consapevoli di ciò che scrivono quando compongono un messaggio e che si permettono esternazioni più pesanti sui Social perché pensano che l’impatto sia meno violento che non di persona. Da non sottovalutare anche la finta gentilezza, quella del sorriso tirato, che ha chiari fini di potere e controllo, anche sui Social. Si sa, l’asprezza è l’opposto della gentilezza.

Ritenere l’altro degno di rispetto, di ascolto, di reciprocità è una delle anime della gentilezza. “Quando una persona non ha gentilezza nell’animo, si verificano rapidamente situazioni in cui mette giù la maschera e si dimostra volgare, prepotente, brutale”. Non lo dico io ma il prof Stefano Caracciolo, ordinario di psicologia clinica. D’altra parte è noto: sui Social, come in TV, i comportamenti e la gestualità si amplificano.

Per concludere

“Ovunque ci sia un essere umano, vi è la possibilità per una gentilezza”, affermava il saggio Seneca. Di certo è che uno dei bisogni dell’uomo è quello di sentirsi connesso con gli altri. Le persone gentili sono più felici e hanno una migliore autostima. Molti pensano che la gentilezza sia segno di debolezza, perché così ci fa intendere questo mondo competitivo. Adesso abbiamo il tempo per riflettere. I nostri ritmi sono rallentati da questo virus. Alla fine, nel profondo, lo sappiamo bene: una persona mostra la sua grandezza dal modo in cui tratta gli altri. E non ci può essere persona gentile senza essere riconoscente, senza dire grazie almeno dieci volte al giorno. Introiettiamo questo pensiero e mettiamolo in pratica. Perché la gentilezza si può trasmettere (e insegnare) solo se la si fa.

Roberta Cellore

A proposito dell'autore

Roberta Cellore
Mamma adottiva, analista bancario, gestisco il blog ilpostadozione.org.