Adottare in Mali

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Mali Express, (CC BY-NC-ND 2.0) by Ferdinand Reus

E’ premessa doverosa segnalare che oggi il Mali è assurto alle cronache, non per le sue bellezze naturali o architettoniche, ma per una guerra civile in atto e che vede coinvolte anche alcune potenze europee. Ma a preoccupare chi vorrebbe adottare in questo paese è soprattutto l’entrata in vigore della legge n°2011-087 del nuovo “Codice delle persone e della Famiglia” (il cui articolo 540 determina che solo le coppie o le persone singole di nazionalità maliana che non abbiano figli né discendenti legittimi e che abbiano almeno 30 anni potranno adottare un bambino maliano) che, nonostante la formale adesione alla convenzione de L’Aja, ha decretato la chiusura delle adozioni internazionali ai non maliani (l’adozione internazionale si limita al momento esclusivamente ai maliani residenti all’estero). Nella speranza che le numerose petizioni e pressioni internazionali possano convincere le istituzioni maliane a rivedere questa normativa, pubblichiamo il racconto di un’adozione in Mali e i dati relativi alle adozioni internazionali.

Bamako, il Mali … “prima” quasi neanche sapevamo dell’esistenza di questo magnifico paese e mai avremmo immaginato di portare nella nostra famiglia un pezzo di questa meravigliosa Africa!
Il Mali è uno dei paesi più poveri al mondo, fra i più estesi dell’Africa occidentale e fra i più ricchi di storia: è stato sede dei tre maggiori imperi africani (l’Impero del Ghana, l’Impero del Mali e l’Impero Songhai) di cui vi sono importanti resti lungo il fiume Niger. E’ un paese senza affaccio sul mare, attraversato in gran parte dal fiume Niger e per la maggior parte pianeggiante (e’ formato a nord dal deserto del Sahara e a sud dalla savana).

Siamo partiti portando con noi anche il nostro primogenito (italiano, adottato neonato con l’Adozione Nazionale), che allora aveva sette anni. Bamako era considerata una città “sicura” e l’Ente ci ha indirizzato verso il Mali proprio per la nostra esigenza di portare con noi anche il futuro “fratello maggiore”. Il Mali richiedeva un solo viaggio, della durata di 10-15 giorni, necessari per l’emissione del passaporto del minore e per il visto dell’Ambasciata italiana (che si trova a Dakar, Senegal). Noi abbiamo soggiornato a Bamako, la capitale del Mali, unacittadina allegra e colorata, piena di traffico di ogni genere (camioncini, macchine, motorini, biciclette, pedoni e animali invadono le polverose strade sterrate), caratterizzata da poche strade asfaltate (solo le due arterie principali della città), una grande “bidonville” con pochissime costruzioni dignitose e un’infinità di baracche che ospitano case, negozi, officine, ristoranti, tutte punti d’incontro per la popolazione che trascorre tutta la sua giornata per la strada, o comunque all’esterno di queste “abitazioni”. Su suggerimento dell’Ente noi eravamo alloggiati in un piccolo residence non lontano dal centro della città. Questo piccolo residence aveva una piscina, fondamentale per poterci ritagliare momenti di relax e svago tutti insieme, regalandoci anche un po’ di sollievo dal caldo africano… Bamako (trattandosi di una città turistica da cui partono i viaggi per gli insediamenti storici lungo il Niger) ha anche alcuni grandi alberghi di catene internazionali, noi siamo stati invece contenti di aver soggiornato in un residence piccolo e a conduzione “famigliare”, sia per ragioni economiche (i grandi alberghi hanno prezzi paragonabili a quelli europei!) che etiche (è veramente difficile pensare di calarsi nella realtà del posto vivendo in un “Grand Hotel”). Non eravamo lì per turismo, abbiamo preferito essere più vicini alla gente locale soggiornando in questa piccola struttura (che comunque era il lusso più sfrenato rispetto a quello che c’era appena fuori dal cancello…) in cui alla fine del nostro soggiorno cameriere, giardiniere, cuoca … tutti avevano i lacrimoni per la nostra partenza e ci hanno fatto sentire veramente come a casa!

La moneta locale è il Franco Maliano, vengono anche accettati gli euro che però conviene farsi cambiare all’arrivo in aeroporto o all’interno del residence onde evitare di avere dei cambi troppo sfavorevoli. Le carte di credito sono accettate ma è consigliabile avere anche spiccioli per le piccole spese, non sempre la linea telefonica permette anche il collegamento per i pagamenti.Per entrare in Mali è sufficiente il Passaporto con il visto d’ingresso rilasciato dall’Ambasciata (che è a Roma). Nel nostro caso quando ci è stata comunicata la data per la partenza, è stato l’ente ad occuparsi del visto (circa 1 settimana). All’interno del Passaporto deve esserci l’attestato di effettuazione della vaccinazione contro la febbre gialla (unica vaccinazione obbligatoria). Sono poi consigliate anche altre vaccinazioni: antitifica, epatite A e B, meningite, antitetanica, anti difterica e antipoliomelite. E’ consigliata anche la profilassi antimalarica, soprattutto se si va in Mali fra giugno e settembre.

Bamako è servita da Air France che ha un volo al giorno da Parigi, l’arrivo è in tarda serata ed è consigliabile avere qualcuno mandato dal residence o dall’albergo in cui si soggiorna che possa occuparsi del trasferimento in città. All’arrivo noi siamo stati letteralmente “assaliti” da taxi, portantini, ecc… che ci offrivano qualunque cosa e qualunque tipo di passaggio!

In previsione dello stato di salute della nostra bimba e considerata anche la presenza del primogenito, noi abbiamo portato dall’Italia tutte le medicine possibili (dalla semplice tachipirina, alle creme per le contusioni, alle gocce per le otiti, ai cerotti tipo punti di sutura per eventuali ferite, all’anti-diarroico, ecc…) per fortuna non ci sono servite, ma il consiglio è quello di essere il più possibile “autonomi”: le farmacie ci sono, ma i farmaci sono diversi dai nostri e per esperienza diretta a volte anche scaduti, visto che non ci si può permettere di stare male, meglio avere dietro tutto l’occorrente per una rapida guarigione! Sempre in virtù dell’età della nostra bambina (9 mesi) dall’Italia avevamo portato anche il latte in polvere, gli omogeneizzati (soprattutto carne e pesce che lì scarseggiano) e i pannolini (ci sono, ma sono molto più cari rispetto all’Italia).

Il clima è tropicale: tutto l’anno molto caldo e umido, con l’aria condizionata molto forte nei locali pubblici, per cui è consigliato avere sempre con sé un golfino o un foulard per evitare i bruschi raffreddamenti (sia per gli adulti che per i bambini). Per quanto riguarda il cibo, noi abbiamo sempre mangiato al ristorante del residence: carne o pesce con contorni vari di verdure cotte e tanto riso. Poca varietà ma buona qualità! Ovviamente valgono i soliti consigli: evitare di mangiare frutta e verdura crude o senza buccia, non bere l’acqua del rubinetto, attenti anche al ghiaccio nelle bevande e alla bellissima e buonissima frutta fresca (mango e papaia) che però sono lavate con l’acqua.

 

Per gli spostamenti in loco sono consigliati i taxi, si chiama dalla reception del residence e poi concordando prima la tariffa si dice all’autista il giro che si vuole fare e lui sarà per tutto il tempo pattuito a disposizione. I taxi sono generalmente macchine in pessime condizioni, senzaaria condizionata e a volte anche con i finestrini non funzionanti … insomma ogni viaggio è un’avventura, ma che certamente ripaga con un quadro a volte folkloristico, ma certamente molto vero della realtà locale. Il Mali è un paese per la maggior parte di religione mussulmana, è quindi consigliato (soprattutto alle donne) non “scoprirsi” troppo, inoltre va segnalata l’assenza quasi totale di europei a Bamako, per cui il colore della pelle e l’abbigliamento tipicamente occidentale ci rendono già al centro dell’attenzione senza volerlo! Anche il fatto di essere coppia (o famiglia) occidentale con bambino africano rende ancora più pressante “l’assalto” di venditori di ogni genere o di sguardi e attenzioni non sempre gradite! Proprio per questo motivo ci è stata sconsigliata dal referente la visita al mercato (sicuramente luogo caratteristico e ricco di prodotti locali): quello che avrebbe potuto rimanere maggiormente colpito sarebbe stato il nostro primogenito, non abituato a tali eccessive attenzioni.

Abbiamo visitato il Museo Nazionale, abbiamo assistito ad un concerto improvvisato nel cortile del museo e girando in taxi fra ospedali, consolato e farmacie abbiamo avuto un assaggio della vita in questa città! Gli oggetti di artigianato che abbiamo trovato più facilmente trasportabili sono state delle maschere in legno e delle collane con perle e pendagli tradizionali, inoltre abbiamo acquistato una bellissima bandiera maliana (verde, gialla e rossa) che oggi è appesa di fianco al tricolore italiano nella camera dei bambini con grande orgoglio di entrambi!

La storia dei bambini abbandonati è comune a molti: in Mali i bambini che vengono dati in adozione sono sempre generalmente molto piccoli (sotto i 3 anni) e sono per la maggior parte abbandonati alla nascita. Ci è stato detto che sono molto diffusi i casi di donne provenienti dai villaggi rurali che arrivano nella capitale per trovare lavoro e per “farsi la dote” per poi tornare al villaggio e sposarsi. Per svariati motivi queste donne restano incinta in città e, non potendo rientrare al villaggio con un bambino lo abbandonano, molto spesso indirizzandolo direttamente alle numerose Pouponnière presenti a Bamako. In Mali l’abbandono di minori è perseguito per legge e ci hanno detto essere tipico il caso del neonato lasciato sulla porta d’ingresso della Pouponnière oppure portato da qualche giovane donna che riferisce di aver trovato il neonato per strada. I bambini a Bamako sono ospitati in numerose strutture (denominate alla francese “Pouponnière”) sia pubbliche che private; abbiamo potuto verificare le condizioni dei bambini provenienti da entrambe le realtà: la Pouponnière privata (ASE Mali) è sicuramente più “ricca” (se questo aggettivo ha un senso in una realtà comunque povera….) sia dal punto di vista del personale a disposizione dei bambini, sia da quello delle donazioni (di cibo, latte in polvere e denaro) che provengono dalle numerose associazioni occidentali che più volte all’anno mandano sia beni materiali che persone volontarie per aiutare la gestione quotidiana di questi Centri, che ospitano una media di 100 bambini, generalmente tutti sotto i 5 anni. Inoltre queste Pouponnière private sono anche integrate all’interno di una sorta di circuito di “affido”: alcune famiglie benestanti maliane si rendono disponibili ad ospitare nei fine settimana o durante le festività i bambini, il che indubbiamente aiuta molto sia a livello sviluppo psico-fisico che affettivo i bimbi che hanno la fortuna di trovarsi in queste realtà. La Pouponnière di Stato è invece più “povera”: meno donazioni (che devono tutte essere veicolate da canali “ufficiali e governativi”) e meno personale a disposizione. Tutto questo, purtroppo, si riflette sulle condizioni fisiche e psicologiche dei bambini: generalmente emotivamente e fisicamente avanti e in linea con l’età quelle dei bambini provenienti dalla struttura privata, decisamente più indietro e con gravi carenze affettive, di nutrizione e di cure mediche, quelli provenienti dalla Pouponnière di stato.

 

Mopti (CC BY-NC-ND 2.0) by Ferdinand Reus

Il bambino entra a far parte delle nuova famiglia immediatamente: il giorno dopo l’arrivo a Bamako ci si reca con il referente all’interno della Pouponnière in cui è ospitato il bambino e  lo si porta subito con sé in residence o in Hotel. Addirittura la nostra esperienza da questo punto di vista è stata un po’ particolare: la bimba si trovava presso la famiglia affidataria e quando è arrivata alla Pouponnière dormiva e non si è mai svegliata: foto tutti insieme, foto con il fratello maggiore, viaggio verso il residence … lei dormiva come un angioletto! Se questo può essere stato “positivo”, per la reazione che avrebbe potuto avere nei nostri confronti (facce nuove e per di più pallide che l’avrebbero “tolta” dal suo ambiente) in realtà quando lei ha aperto gli occhi si è ritrovata fra le braccia di una perfetta sconosciuta, circondata da persone completamente nuove. Nel caso specifico la presenza del fratello è stata fondamentale: lui ha cominciato a farla ridere con facce buffe e con cucù a sorpresa ed è stato subito … amore a prima vista! Il primo fondamentale legame che la piccola ha avuto con noi, con la sua nuova famiglia è stato sicuramente quello con il fratello maggiore e ancora oggi, a distanza di quasi 3 anni lei ha verso di lui un legame davvero forte! Non sappiamo se e quando il Mali riaprirà le adozioni internazionali e soprattutto speriamo che questa guerra finisca al più presto per poter riportare la pace in questo splendido paese e poter dare una speranza per il futuro dei bambini …

Luisa Paolo Ale


Per sapere quali sono gli enti autorizzati e quanti sono i bambini arrivati in Italia.
Minori maliani giunti in Italia (11/2000 - 31/12/2011)

Enti autorizzati (*) 2000 – 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 TOT
Ass.Enzo B nessuna adozione 0 0 8 9 6 8 10 41
N.O.V.A. 2 4 4 8 7 2 3 30
A.N.P.A.S. 0 0 0 0 0 0 3 3
Totali Mali 0 2 4 12 17 13 10 16 74

Fonte: dati elaborati da ItaliaAdozioni a partire da fonti della C.A.I. (* le denominazioni degli enti per ragioni di impaginazione sono state abbreviate). N.b.: sono escluse eventuali adozioni portate a termine senza ente (primi anni transitori), con l’aiuto del Servizio Sociale Internazionale o della Commissione Adozioni Internazionali (C.A.I.). Nella tabella possono essere presenti anche enti a cui l’autorizzazione è stata revocata o che non operano più nel paese. Per avere il quadro completo degli enti autorizzati che sono attualmente accreditati in Ucraina si consiglia di consultare la pagina Adottare in Africa dove sono presenti le denominazioni  complete degli enti stessi.

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