Lettera di Paola Sarchi

Carissimi Morena e Devit,

vi voglio raccontare parte della vostra storia: l’inizio.

Le cose sono andate così:

Papà ed io eravamo una coppia molto affiatata che si dedicava con entusiasmo al lavoro, agli hobby e alla famiglia. Il tempo passava veloce, la settimana lavorativa era interrotta dagli allenamenti di nuoto e dalle visite ai nostri amatissimi ed un po’ malaticci genitori.

Nei fine settimana partecipavamo alle competizioni, privilegiando quelle in trasferta, occasioni imperdibili per conoscere o rivedere città e luoghi particolarmente suggestivi in compagnia di amici (che ancora oggi frequentiamo).

Nei momenti di relax andavamo a teatro più che al cinema.

In vacanza (rigorosamente al mare) alternavamo il riposo e la lettura sulle spiagge più belle d’Italia a suggestive gite in incantevoli luoghi.

Ma… ma ad un certo punto l’entusiasmo comincia a scemare, ci accorgiamo che stiamo guardando di nascosto i vicini di ombrellone che rumoreggiano con i loro bambini (stupefacente: non ci danno fastidio!).

Intanto la zia Patrizia e lo zio Carlo hanno Chiara. Noi passiamo molto tempo con lei e da lei siamo ricambiati con quel sincero affetto che solo i bimbi sanno provare e manifestare.

Bene, siamo pronti per cambiare marcia: vogliamo diventare genitori di due figli di cui il secondogenito adottato (chissà perché!). Volere è potere.

Fermi tutti, prima ci proviamo in modo del tutto naturale (sesso, voi sapete cos’è? Fin troppo, speriamo lo sappiate “usare” bene in futuro), poi ci facciamo aiutare (inseminazione artificiale, vi spiegherò i dettagli, se vorrete), ma voi non arrivate.

Intanto, nel nostro cuore si fa strada un’idea: anticipiamo il momento dell’adozione. Ed allora via con tutte le pratiche… tanto ci sono molti bambini che non aspettano altro che due volenterosi genitori pronti ad accoglierli nella loro casa!

Altro stop, i bambini abbandonati, per fortuna, non sono così tanti e prima di poterli accogliere bisogna essere scelti dal giudice. Chi mai sceglierà proprio noi?

Ma ecco che in men che non si dica ci ritroviamo a casa un batuffolo di bambina (tu Morena), biberon, ciucci, pannolini, e tutto quel che serve per accudirti.

Quante domande ci riempiono la testa: saremo capaci di crescere (far dimagrire – questa è stata la raccomandazione della psicologa della casa famiglia) questo amore di bambina? Saremo capaci di trasmetterle amore ed affetto? Saremo capaci di renderla una donna? Noi ci proviamo.

Intanto che cresci vengono a mancare i nonni Angelo e Mario, la nonna Elena, per fortuna che tu ci riempi le giornate ed i pensieri e ci dai serenità (ma non doveva essere il contrario?).

Ora ci sentiamo un po’ zoppi, Morena chiede insistentemente l’arrivo di una sorellina, noi ci sentiamo pronti ad affrontare una nuova avventura. Siamo più sereni, siamo in tre, non più solo in due a dover attendere la valutazione dei servizi sociali e del tribunale, la scelta dell’ente che ci accompagnerà in un paese lontano.

Una sera (era il tuo sesto compleanno!) riceviamo la notizia che Devit (Morena, ahimè, ti è arrivata una peste di fratello invece di un’incantevole sorellina!) ci attende in Cambogia e in poco più di un mese sarà a casa con noi.

Bellissimo! Ma questo significa che abbiamo pochissimo tempo per prepararci (idem come sopra!) Le questioni pratiche si risolvono quasi da sole.

Questo bimbo, tu Devit, che vieni da così lontano, cosa ti aspetti da noi? Una bella cameretta? Allora resterai deluso…  Beh, bisogna vedere cosa intendi per bella cameretta, almeno ci troverai tanti giochi.

Una famiglia felice? Potrebbe andarti meglio, non resterai deluso, ma sai cos’è una famiglia? A giudicare dalla tua reazione alla nostra vista i delusi siamo noi. Non hai ancora due anni e ti metti a piangere, ti aggrappi ai lettini dei piccini, ti metto il pannolino (forse il primo della tua vita), ti prendo in braccio e tu cosa fai? Ti addormenti!

Morena e papà sono un po’ straniti, io mi trovo in braccio un cucciolo che per parecchio tempo mi vedrà come dotata di marsupio…

Da allora sono passati anni meravigliosi (anche un po’ faticosi) con voi, un legame sentimentale e fisico che riempie completamente la mia vita.

Vi voglio bene.

Con affetto

La vostra mamma

Paola

Presentazione del progetto alla pagina: Lettere dal Festival.
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