Premessa

Premessa

Quali sono i fondamenti legislativi dell’adozione e come sono cambiati nel tempo?

Quando mi è stato chiesto di occuparmi di questo argomento mi si è spalancato un mondo. Avevo sempre affrontato l’argomento dal punto di vista della legislazione italiana ed europea ma, approfondendo ho scoperto che le radici dell’adozione sono molto più antiche e travalicano gli ordinamenti giuridici a noi contemporanei.

Già il Codice di Hammurrabi, duemila anni prima di Cristo, prevedeva una forma di “ammissione in famiglia di una persona estranea”. Una forma di adozione vera e propria esisteva in Grecia dove un soggetto poteva attribuire lo stato di figlio ad un estraneo anche se aveva già dei figli legittimi. Ad Atene l’adozione aveva meramente scopo successorio, nel caso in cui il patrimonio alla morte del capo famiglia sarebbe stato trasmesso alle donne: l’adozione esplicava la propria efficacia fintanto che un figlio di una donna della cerchia famigliare raggiungesse la maggiore età e divenisse capo famiglia.

Ma sarà con il diritto romano che l’istituto dell’adozione conoscerà un vero e proprio sviluppo. L’istituto aveva come finalità quella di assicurare ad una famiglia la continuità evitando il rischio dell’estinzione. In questo modo si creava un rapporto di discendenza tra un soggetto appartenente alla famiglia ed un estraneo.

Grazie alla diffusione del Cristianesimo il concetto di adozione si trasformò e si ampliò. Divenne così un negozio giuridico tra due padri con il consenso dell’adottando. Per la prima volta vennero introdotte regole e limitazioni al diritto di adottare: la differenza minima di 18 anni tra adottante e adottato e la necessità che l’adozione venisse pronunciata da un organo giudiziario ne sono due esempi.

Con il Codice Napoleone, al quale si ispirò anche il nostrano Codice Civile del 1865, si faceva riferimento unicamente alla possibilità di adottare persone che avessero non meno di diciotto anni d’età, da parte di soggetti che non ne avessero meno di cinquanta, con la sostanziale finalità di dare un figlio a chi non poteva averne.
La disciplina italiana in materia adottiva ha risentito dell’influenza francese anche nel Codice Civile del 1942, quando venne abolito il divieto di adottare soggetti di età inferiore ai diciotto anni.

Originariamente il Codice Civile del 1942 prevedeva agli art. 291-314 un tipo di adozione che svolgeva la funzione di garantire un discendente a coloro che non lo avevano in modo che questi potevano trasmettere all’adottato il loro cognome e il loro patrimonio. Con la L. 431 del 1967 è stata introdotta l’adozione legittimante dei minori di età – che allora era adozione speciale – la cui disciplina attualmente è contenuta nella L. 184 del 1983, così come modificata dalla L. 149 del 2001. La funzione di questa adozione, come si può desumere dal tenore dall’art. 1 della L. 184, è radicalmente diversa da quella precedente. Ora è il diritto del minore ad una famiglia che viene posto in primo piano e che la legge intende garantire: e la domanda di adozione si è trasformata in un’offerta di disponibilità ad accogliere come figlio un bimbo abbandonato.

Il legislatore ha riconosciuto il diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia di origine. Solo in presenza di situazioni di carenza di cure materiali e morali da parte dei genitori e degli stretti congiunti, tale da pregiudicare in modo grave e continuativo lo sviluppo e l’equilibrio psicofisico del bambino, il diritto a vivere nella propria famiglia d’origine può essere sacrificato.

Il principio ispiratore della disciplina dell’adozione, secondo cui il minore ha diritto ad essere educato nella propria famiglia di origine, incontra il suo limite laddove questa non sia in grado di prestare, in via non transitoria, le cure necessarie, né di assicurare l’obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli, con conseguente configurabilità dello stato di abbandono. In tal caso al minore viene garantito il diritto a vivere, crescere ed essere educato in una famiglia diversa rispetto a quella di origine.

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A proposito dell'autore

Monica Ravasi
mamma adottiva e avvocato