Come trattare l’adozione

Conoscere per superare gli stereotipi.

Parallelamente al considerevole incremento delle adozioni internazionali vi è stato ovviamente un aumento dei figli adottivi nella scuola italiana: questa realtà richiede implicitamente maggiore attenzione da parte del personale scolastico ed una formazione specifica.
Le insegnanti non dovranno diventare esperte di adozione ma è fondamentale che laddove non vi siano sufficienti informazioni e conoscenze vi sia la disponibilità a mettersi in gioco, a confrontarsi con i genitori del bambino ed a partecipare ad eventuali iniziative formative su questa tematica.

I bambini trascorrono buona parte della loro giornata con gli insegnanti ed i compagni. Il ruolo dell’insegnante è sicuramente decisivo per un positivo incontro con il mondo della scuola: il docente rappresenta per l’alunno, in parte, “il volto” dell’istituto scolastico d’appartenenza e dell’istruzione in senso più ampio ed è quindi fondamentale che si instauri un rapporto sereno. Nel caso dell’adozione internazionale, come già detto, la scuola rappresenta ancor più un ambiente importante per un buon inserimento nella società d’accoglienza.

Nella scuola spesso si travisa la reale portata dell’adozione di un figlio;[1] alcuni dei più frequenti atteggiamenti negativi assunti dagli insegnanti e derivanti da stereotipi e percezioni erronee dell’adozione sono:

  • Ritenere che il passato del bambino sia completamente superato con il suo ingresso nel nucleo familiare italiano.
  • Escluderlo da alcuni compiti o diversificare le richieste rivolte a lui/lei e ai compagni.
  • Vedere il figlio adottivo proveniente da un Paese estero come una sottocategoria dell’alunno immigrato.
  • Pregiudizi riguardanti l’origine etnica del bambino.
  • Rivolgersi in un modo differente rispetto al resto della classe ed avere basse aspettative.
  • Non dare spazio alla narrazione spontanea di momenti della sua esperienza di vita per paura di turbare i compagni.
  • Parlare dell’adozione come di un atto di beneficenza privata, di carità.
  • Giustificare l’adozione ipotizzando cause di natura socio-economica o morte di entrambi i genitori.

Alcune insegnanti possono erroneamente ritenere la vita nel Paese d’origine come qualcosa di passato, archiviato, e quindi non preoccuparsi di affrontare con sensibilità alcune tematiche che inevitabilmente fanno parte del normale percorso formativo; il più innocuo tema come, ad esempio, “La mia famiglia” potrebbe trasformarsi in un compito difficile e doloroso per un bambino che sta ancora elaborando la sua storia.

Escludere il minore straniero adottato da eventuali compiti assegnati invece ai compagni di classe significa veicolare un pericoloso messaggio di diversità; non è corretto, per esempio, svolgere con gli alunni un percorso di storia che vada a ricostruire le tappe fondamentali dei primi mesi di vita dei bambini (ecografia, primo dentino, primi passi etc.) in quanto ciò è, nella maggior parte dei casi, impossibile per il figlio adottivo.

Il figlio adottivo è portatore di vissuti che lo differenziano profondamente dai compagni di classe ma è essenziale che l’insegnante impari a non guardare il bambino attraverso il filtro dell’adozione; eventuali pietismi o eccessivi atteggiamenti di sostegno potrebbero ledere l’autostima dell’alunno ed incrinare il suo rapporto con i compagni.

È fondamentale che gli insegnanti, per primi, si soffermino a riflettere sulla propria concezione dell’adozione e sappiano sviluppare un atteggiamento maggiormente critico nei confronti dei più diffusi luoghi comuni su questa tematica. I figli adottivi si trovano a vivere in una società nel quale è carente la cultura dell’adozione; è importante che la scuola, e quindi in primo luogo gli insegnanti, sappiano educarsi ed educare le nuove generazioni a leggere questa realtà andando al di là degli stereotipi e dei pregiudizi.

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A proposito dell'autore

Francesca Carioni
Mamma biologica, insegnante di scuola primaria e referente per l'adozione.