Una volta a casa

Leo Ortolani - "DUE FIGLIE E ALTRI ANIMALI FEROCI" , Sperling & Kupfer; 2011 (per concessione dell'autore).

Pur tenendo presente che ciascuna storia è unica ed irripetibile, ecco alcuni suggerimenti utili per tutelarvi come famiglia in questa fase così importante per voi e i vostri figli.  Questi consigli valgono per tutti i figli in generale, alcuni però sono più pertinenti per quelli arrivati con l’adozione internazionale.

Dopo un viaggio più o meno lungo siete  a casa, insieme.

Da oggi inizia la preziosissima quotidianità che permette di diventare  poco a poco famiglia.

Innanzi tutto chiedete e prendete, se possibile, tutti i congedi di maternità e/o paternità che il vostro lavoro vi consente per stare con i vostri figli. Questo è l’investimento migliore che possiate fare per la vostra famiglia. Vostro figlio ha assoluto bisogno di stare con voi e nella vostra casa, perché diventi anche la sua casa. E voi avete lo stesso bisogno. Tempo e pazienza sono gli ingredienti indispensabili nel periodo del post-adozione.

Immedesimarsi nel proprio figlio, nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti ed emozioni aiuta a fare la scelta giusta. Chiedetevi spesso “se fossi al suo posto cosa sentirei in questo momento? cosa proverei nel fare questo?”. Le risposte che vi darete, saranno utili anche nell’affrontare questi aspetti:

Il nome. Soprattutto per i bambini grandicelli il nome non dovrebbe mai essere cambiato. Provate a mettervi nei panni di vostro figlio: che effetto vi fa se da un giorno all’altro arrivano due sconosciuti  che vi portano via dal vostro mondo e che iniziano anche a chiamarvi con un nome che non conoscete? Il nome è la storia del bambino, racconta la sua origine, gli appartiene. Ovviamente può essere cambiato solo se può rappresentare un problema per il bambino stesso: ad esempio se fosse impronunciabile o difficile da scrivere, per cui gli eviteremmo di dover ripetere continuamente come si chiama o come si scrive il suo nome. Oppure si può  cambiare il nome per evitare  storpiature o prese in giro (ad esempio in Italia non è facile chiamarsi Galina). Come soluzione per chi ci tiene a dare un nome italiano o ad avere l’onomastico da festeggiare o a trasmettere il nome del nonno,  si può  aggiungere un  secondo nome mantenendo come primo quello del bambino.

La salute. La preoccupazione per la salute dei  propri figli è comune a tutti i genitori. Specialmente se si hanno cartelle cliniche o dati anamnestici ( ad esempio il calendario vaccinale) dubbi e/o vaghi o addirittura inesistenti. Sicuramente il proprio pediatra di base va stimolato nell’informarsi rispetto alla situazione sanitaria del paese dal quale proviene il proprio figlio (può capitare, infatti, che un esame delle feci eseguito nei nostri centri analisi ricerchi parassiti che “vivono” in Italia e non ricerchi per esempio quelli vietnamiti di cui invece nostro figlio, nato ad Hanoi,  potrebbe soffrire). Utilissimi  sono i centri specializzati nell’accoglienza e nella cura dei bambini che arrivano da tutte le parti del mondo.

Il cibo. Un po’ alla volta introdurrete le pietanze nuove rispetto all’alimentazione a cui vostro figlio era abituato. Per lui cambiano non solo i sapori dei vari piatti, ma anche gli odori, i colori, le consistenze, le quantità…. Ci vuole pazienza e fantasia. Ogni mamma avrà imparato in loco qualche prelibatezza da riproporre in Italia, altrimenti internet ci può fornire le ricette di ogni parte del mondo. Una pancia sazia e soddisfatta è legata ad un cuore che si lascia a sua volta riempire.

La scuola. Non gli serve andare subito all’asilo o a scuola perchè pensate che in questo modo socializza e  impara prima l’italiano. Spesso i nostri figli arrivano da comunità o da istituti dove hanno già socializzato abbastanza, adesso hanno necessità di creare il legame con noi e attraverso di noi con l’ambiente, con la lingua, con il cibo… La baby-sitter, il nuoto, il calcio vanno benone, ma chiedetevi se è già arrivato per vostro figlio il momento giusto per lasciarlo il pomeriggio dalla nonna o con la tata oppure per  iscriverlo al corso di basket… e agite di conseguenza.

Difficoltà. Se avvertite che c’è qualche problema o che le cose non funzionano come dovrebbero, potete rivolgervi per un aiuto agli psicologi dell’ente o dei servizi con cui avete fatto l’iter per l’adozione. Un altro supporto utilissimo può venire da altri genitori adottivi che sanno e capiscono cosa state vivendo, perché ci sono già passati.

Va bene che la gioia è tanta, che tutti vogliono conoscere il nuovo arrivato e voi morite dalla voglia di presentarlo al mondo intero, ma… organizzate le cose con gradualità. Vostro figlio ha bisogno di voi e di tempo, non di un bagno di volti e di posti nuovi.

Diffidate da tutti quelli che vi dicono cosa fare, come si fa e quando farlo: i genitori siete voi!

Certo potrete anche sbagliare e i consigli sono utili, ma… se è vero che genitori si diventa con i figli, è altrettanto vero che il più delle volte i nostri bambini figli non lo sono mai stati. Allora, ad esempio, se vi dicono che farli entrare nel lettone a 6 anni è dargli un vizio di cui poi non vi liberate più, ringraziate e poi godetevi la bellezza di stare tutti abbracciati nel lettone.

Passato  il  periodo di assestamento, conoscenza e di organizzazione, – dove si prendono le misure a vicenda, dove la stanchezza e la felicità sono gli ingredienti principali delle giornate, insieme al timore e allo stupore -, inizierà la normale routine di qualsiasi famiglia.

Un ultimo consiglio a voi come coppia. Presto vi renderete conto che la vostra vita è cambiata ed in maniera profonda. Abbiate la capacità di comprendere che, anche se il centro focale è ora vostro figlio, non dovrete mai sottovalutare le esigenze della vostra coppia. L’armonia e l’intesa che da essa derivano, rappresentano il miglior viatico alla corretta costruzione della nuova famiglia.

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A proposito dell'autore

Ivana Lazzarini
mamma adottiva, mediatrice familiare.