Domande senza risposta

eppure necessarie … misurare il tempo (… ognuno fa quello che può)
Di Fabio Selini*

“Ma quando faremo i documenti? Quando ci chiameranno per l’abbinamento?
E prima ci sono state : “quando faremo gli incontri con i servizi sociali? Quando sarà pronta la relazione?  Quando ci chiamerà il giudice? Ed infine: quando (e se) otterremo l’Idoneità?

Queste sono le domande senza risposta che io e mia moglie ci facciamo in questo periodo e ci siamo fatti fin’ora. È un modo di misurare il tempo. Pur sapendo che hanno un valore pari allo zero e che non otterranno alcuna soddisfazione, ogni tanto escono dalle nostre labbra con una naturalezza ed una inevitabilità quasi disarmante. Non ci possiamo far niente se non seguire quello che sentiamo e le emozioni che proviamo.

Non siamo dei novellini e alle spalle abbiamo già una precedente esperienza adottiva e quindi sappiamo benissimo come vanno le cose e soprattutto quanta incertezza permea questo mondo nel quale non è possibile fare assolutamente alcun calcolo o conteggio. Sappiamo altrettanto bene che spesso anche date e scadenze che dovrebbero essere stabilite si dilatano senza apparente motivo per una serie di variabili più o meno accettabili. Insomma, siamo consci che questi nostri quesiti sono un po’ stupidi e banali. O forse siamo stupidi e banali noi … possibile. Chi può dirlo?

Eppure queste domande “a vuoto” che non hanno motivo di essere pronunciate per noi sono tutto tranne che inutili. Cercare una risposta nel vuoto che spesso ci circonda è pratica complicata e dolorosa, ma essenziale per il proseguo stesso della nostra esperienza. Sappiamo che non cambia nulla e che a volte porsi queste domande fa addirittura più male che ignorarle eppure sono il risultato e allo stesso tempo l’ingrediente di un equilibrio che riusciamo a trovare di fronte alle situazioni bislacche che costellano il nostro percorso adottivo.

Queste domande “stupide” hanno una valenza enorme e tangibile, queste domande ci rendono più forti, queste domande ci uniscono, queste domande disegnano il profilo di ciò che non ha lineamenti. Fare calcoli, proporre ragionamenti assolutamente privi di fondamento ci è necessario per misurare il nostro destino, il destino della nostra famiglia. Ci guardiamo in faccia (e magari non proprio nel periodo migliore) e entrando negli occhi dell’altro cerchiamo un po’ di forza, un po’ di ragionevolezza, un minimo di concretezza. Alternandoci nei ruoli ci diamo coraggio e proponiamo ipotesi nella speranza che si tramutino in tesi avvalorate dai fatti. Queste domande non cadono mai nel vuoto, non restano appese bensì trovano sempre (e dico sempre) nell’altro un tentativo convinto di dare soluzioni o almeno prospettare speranze.

La speranza è la versione diurna dei nostri sogni notturni. “Secondo me tra un po’ ci chiamano” oppure “credo che sia ancora presto, ma vedrai che entro x giorni ci saranno novità”, sono le risposte standard che non aggiungono nulla di sensato alla nostra vicenda, ma offrono conforto fittizio e allo stesso tempo maledettamente concreto e pratico.

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ITALIAADOZIONI
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