La seconda adozione

ph Bells Yogendra174 (cc flickr)

I genitori che hanno già adottato un bambino spesso desiderano procedere con una seconda adozione. Durante il percorso vengono riattivati emozioni e vissuti già affrontati dalla coppia durante la prima, che vanno ulteriormente analizzati. In questo caso, inoltre, nella famiglia è già presente un figlio che ha storia e bisogni specifici. La necessità di ristabilire nuovi equilibri, già raggiunti con il primo bambino, porta alla necessità di rielaborazioni specifiche e differenti rispetto a quelle vissute precedentemente.

Le motivazioni che spingono i coniugi a questa scelta possono essere varie:

Vogliono realizzare il loro progetto di vita, che comprende la presenza di più figli nella loro famiglia.

Hanno avuto un’esperienza positiva con il primo bambino e vogliono ripeterla.

Desiderano dare un fratellino al primo figlio.

Tali motivazioni andranno valutate a fondo: nell’apparente desiderio del bambino di avere un fratello, per esempio, spesso sono nascosti desideri irrealistici e paure inconfessate, che se non tenute presenti potranno rendere problematica l’accettazione da parte sua  nei confronti del bambino che arriverà.

Le problematiche che i coniugi si troveranno ad affrontare sono perciò legate anche ai vissuti che  il primo figlio potrà sperimentare all’arrivo del fratellino e alla sua capacità di sostenere i cambiamenti che avverranno nella sua vita.

I genitori dovranno essere aiutati, dagli operatori, a prevedere le difficoltà che il bambino dovrà  superare, anche nel caso in cui ci sia da parte sua il desiderio manifesto di avere un fratello.

Anche il piccolo, infatti, dovrà affrontare le fatiche legate all’accoglienza di un bambino, con il quale sarà chiamato a creare una relazione fraterna,  e alla creazione di un senso di appartenenza senza potersi riconoscere come simile e senza avere con lui alcun legame biologico.

La seconda adozione presenta per il figlio già presente in famiglia, una serie di complessità:

  • L’attesa non ha dei tempi prevedibili (tra l’altro il bambino, fino a una certa età, ha un concetto del tempo imperfetto e comunque diverso dal nostro), e certamente durerà molto più dei nove mesi previsti per una gravidanza biologica.
  • Da parte del figlio già presente in famiglia, la possibilità di riconoscere il bambino che verrà come suo fratello, non sarà legata alla somiglianza fisica. Egli dovrà fare  lo sforzo di superare il pensiero  “concreto”, spesso in una fase durante la quale la dimensione simbolica ancora non è stata raggiunta.
  • Perderà la relazione esclusiva con i suoi genitori e dovrà dividere lo spazio, il tempo e gli oggetti con un altro bambino che sarà presente in famiglia sempre, e per sempre.
  • Verranno riattivati in lui i vissuti abbandonici, certamente non ancora superati, e dovrà andare insieme ai genitori nel paese di origine del fratello, spesso lo stesso paese nel quale è nato ed è avvenuta la perdita dei genitori biologici.
  • Avrà aspettative nei confronti del fratellino (possibilità di giocare insieme a lui, per es) probabilmente poco realizzabili. E’ facile infatti che il bambino abbia un’età diversa da quella che lui immagina, altri bisogni, magari un sesso diverso da quello che lui si aspetta.
  • Avrà probabilmente una serie di timori che farà fatica a esprimere, legati al motivo per cui i genitori possono aver desiderato un altro bambino. Potrebbe pensare di averli delusi o di non averli soddisfatti fino in fondo. Ricordiamoci che un bambino adottato si porta dietro un’insicurezza di fondo, legata alla sua storia, che potrà superare nel tempo me che può essere riattivata in alcuni momenti cruciali della sua vita.

Durante la fase dell’attesa i genitori, dunque, in collaborazione con gli operatori che seguono la famiglia, hanno il compito di:

  • Rassicurare i figli sulla possibilità di esprimere liberamente i loro timori e le fantasie che li preoccupano.
  • Contenere le ansie dei figli e le loro paure.
  • Aiutarli a ristrutturare gli scenari che si prefigurano conducendoli a una dimensione più realistica e nello stesso tempo rassicurante.
  • Aiutare i figli a comprendere nel concreto come cambierà la vita della famiglia all’arrivo del fratellino.
  • Capire le sue aspettative e le fantasie, che se non ridimensionate, potrebbero essere fonti di ulteriori delusioni (il bambino per esempio potrebbe avere l’immagine di un bambino con il quale fare gli stessi giochi che fa con un amico, o di un bambino al quale far fare tutto ciò che lui desidera).

L’arrivo di un altro figlio può certamente essere una ricchezza, ma può presentarsi come una fatica per il bambino già presente. Se genitori e operatori sapranno collaborare per favorire il maggior benessere possibile di entrambi, la seconda adozione potrà costituirsi come una risorsa e un’opportunità per rinsaldare i legami e donare vitalità e gioia a tutta la famiglia.

Mariangela psicologa

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A proposito dell'autore

Mariangela Corrias
Mamma biologica, psicologa, esperta in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione https://mariangelacorrias.wordpress.com/