Che cos’è l’adozione

Siete proprio sicuri e convinti di voler adottare un figlio?
(un percorso tra verità e paradossi che a volte porta al proprio figlio)

Hand in hand (from free pictures)

Premessa

Non potete avere figli biologici? Molto spesso sono chiamati “figli naturali”, ma noi genitori adottivi non amiamo questo termine (allora i figli adottivi sono innaturali?). Oppure siete già genitori e avete un forte desiderio di adottare un figlio persino con tratti somatici diversi dai vostri? Fatevi subito una serie di domande: siamo determinati ad arrivare fino in fondo? Saremo capaci di lottare contro tutto e tutti per giungere al traguardo di accogliere un figlio adottivo? Faremo parte della metà di aspiranti genitori adottivi che arriva alla meta o ci intrupperemo nella metà rimanente che si perde strada facendo? L’adozione assomiglia a una di quelle corse ad ostacoli di alcuni film dove vince non chi arriva primo, ma chi riesce a sopravvivere a mille imprevisti, ostacoli e trabocchetti.

La domanda

Iniziamo a considerare la domanda di adozione per il Tribunale per i Minorenni (T.M.) che in realtà è una dichiarazione di disponibilità all’adozione. Noi potenziali genitori ci mettiamo a disposizione per accogliere un bambino (o più fratelli) che è in stato di abbandono… Molti di noi pensano che tutti siano pronti a ricevere a braccia aperte chi è così generoso da accogliere un bambino nato da altri. Niente di più falso e poi ce ne accorgeremo.

Ma andiamo con ordine: nella suddetta dichiarazione ci viene chiesto se desideriamo un bambino piccolo o grande, sano o ammalato, ecc… Non voglio citare Massimo Catalano (da ‘Quelli della notte’ di Arbore) e i suoi ragionamenti lapalissiani, ma essendo spesso digiuni delle problematiche legate all’adozione, la risposta è ovvia: un bambino sano, piccolo, bianco, e possibilmente bello e se ci fosse la casella ‘ricco’ probabilmente selezioneremmo anche quella. Per ignoranza, abbiamo iniziato col piede sbagliato! Più avanti, nel percorso di avvicinamento all’adozione, molti di noi prenderanno coscienza e capiranno che l’adozione è un’altra cosa.

Inoltre siamo convinti che per caratteristiche e motivazioni siamo potenzialmente i genitori migliori che si possano trovare e quindi siamo sicuri che verremo presi in considerazione per l’adozione nazionale prima che sia necessario intraprendere l’iter per l’adozione internazionale. Alcuni ne sono così convinti che non presentano nemmeno la disponibilità per l’adozione internazionale. Molti di loro, qualche anno dopo, ci ripensano e ripresentano di nuovo la disponibilità all’adozione nazionale unitamente a quella per l’internazionale.

I futuri nonni

Assieme alla suddetta dichiarazione dobbiamo presentare una dichiarazione di assenso all’adozione da parte dei nostri genitori (i futuri nonni adottivi) che spesso, pur essendo già a conoscenza del nostro progetto, iniziano a porsi domande e dubbi di ogni tipo, diventano sospettosi chiedendosi perché il tribunale sia interessato alla loro adesione alla nostra adozione, a volte non capiscono l’adozione come viene interpretata ora, non concepiscono la disponibilità ad accogliere età ed etnie così diverse dall’immagine di un nipotino biologico e a volte purtroppo si oppongono irresolutamente o si esprimono malamente con gaffes, battute o domande tendenziose su provenienza, razza, età, ecc.

L’indagine sulla coppia

Dopo un po’ di tempo (anche qualche mese) siamo contattati dai Servizi Sociali territoriali (ASL, USSL, USL, le definizioni variano da regione a regione). A volte anche dal commissariato di zona o dai Carabinieri che ci convocano per chiederci chi siamo, cosa facciamo nella vita, se siamo onesti, quanto guadagniamo, se la casa che abitiamo è nostra e qual è il suo valore commerciale (non basta che ci sia?), se abbiamo altri immobili, terreni, aerei, panfili, ecc…

Poi i Servizi Sociali iniziano l’indagine sulla nostra coppia, in genere si tratta di un’assistente sociale e uno psicologo (o meglio: di una assistente sociale e di una psicologa), ci chiedono una serie di incontri, ma non c’è una procedura univoca, a volte sono persone preparate che si alternano e integrano questi incontri individuali con incontri di gruppo, a volte sono impreparati e sospettosi, arrivando a fare degli incontri con un coniuge alla volta (con metodi da indagine poliziesca), a volte sono collaborativi e aiutano a indirizzarci e a far crescere l’informe desiderio adottivo in qualcosa di più cosciente e consapevole, a volte sono così sgradevoli che arrivano al diverbio con uno di noi o con entrambi.

Non tutti gli aspiranti genitori adottivi sono intellettuali laureati o persone estroverse e non tutti reagiscono alle domande personali e intime sulla coppia in modo immediato e naturale, ci possono essere silenzi, imbarazzi, pudori che non necessariamente cercano di nascondere qualche inconfessabile segreto, ma a volte i Servizi Sociali interpretano in modo del tutto arbitrario alcune nostre affermazioni o risposte magari mal espresse. A volte ci sono degli operatori che per capire le nostre motivazioni si comportano in modo volutamente sgradevole e provocatorio, a volte alcuni di noi ci cascano e reagiscono male.

I punti nodali hanno molte sfaccettature ma sono pochi: dobbiamo dimostrare di:

  • sentire motivazioni forti, cioè avere un grande desiderio di figli, un desiderio motivato e consapevole (non un bisogno di figli);
  • avere le stesse motivazioni e aspirazioni presenti in entrambi i coniugi in modo che la preparazione di coppia sia equilibrata;
  • avere elaborato il lutto dell’impossibilità di procreare e questo vale per quasi tutti noi poiché sono pochissime le coppie fertili che desiderano adottare e il loro percorso spesso è anche più difficile perché le motivazioni alternative alla sterilità sono considerate più deboli;
  • conoscere le possibili difficoltà ed essere coscienti dei propri limiti oltre a possedere le risorse per sopportare i futuri possibili problemi che un figlio disagiato può portare con sé.

Se le doti necessarie nei genitori adottivi sono la pazienza e la determinazione, quelli che si arrendono a questo punto, sicuramente non hanno le qualità per arrivare ad accogliere un figlio in adozione.

La visita domiciliare

Prima della fine dell’indagine gli operatori concordano una visita domiciliare a casa nostra e qui si scatenano le nostre peggiori paure, ci guardiamo intorno e presto scopriamo che il nostro nido d’amore ai loro occhi potrà sembrare assolutamente inadatto alla sopravvivenza di un bambino. Allora si passano giorni a fare ordine, pulizia, a spostare soprammobili come se arrivassero in visita degli arredatori inviati da una rivista specializzata. Più prepareremo la casa meno gli operatori le daranno importanza, meno la prepareremo, più loro la noteranno, non c’è una regola, ma se non riscontrano stranezze, dovrebbero interessarsi soprattutto a noi, al nostro comportamento e alle nostre reazioni in un ambiente conosciuto e familiare. Proprio per questo a volte possono esserci altre piccole provocazioni.


Indice:
pagina 1:  Premessa,  La domanda,  I futuri nonni,  L’indagine sulla coppia,  La visita domiciliare;
pagina 2:  La relazione,  L’idoneità,  Gli enti autorizzati;
pagina 3:  Gli incontri informativi,  Il corso dell’ente,  I documenti;
pagina 4:  L’attesa,  Imprevisti;
pagina 5:  L’abbinamento,  Sentirsi incinti,  Parenti e amici;
pagina 6:  Il viaggio e l’incontro,  Inizia la vita insieme;
pagina 7:  Permanenza e burocrazia,  Il ritorno a casa,  Nota.

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A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.