Lettera di Maria De Los Angeles Bidese

Cara mamma,

è così che di solito si usa iniziare una lettera, vero?

Beh, non sono sicura di volerti attribuire questo aggettivo, ma per ora preferisco andare oltre altrimenti come faccio a continuare a scriverti e a raccontarti di me?!?

Sono passati più di trent’anni dal nostro ultimo incontro e in mezzo ne sono successe di cose, sai?

Io e Julia siamo finite in Italia, i nostri genitori ci hanno sempre adorato, ci vogliono un bene immenso, siamo cresciute consapevoli del nostro passato, consapevoli di te e del tuo gesto, e amate oltre ogni cosa. Io mi sono laureata in Economia mentre Julia è diventata un grafico pubblicitario grazie alle sue straordinarie doti artistiche.

Entrambe ci siamo fatte una famiglia ed entrambe siamo mamme… La piccola Rosa, fortunatamente anche lei arrivata in Italia, è invece ancora un po’ confusa su se stessa e forse anche su di te… per fortuna ci siamo ritrovate dopo tanti anni di separazione obbligata, ci vogliamo bene e stiamo imparando ancora ad essere sorelle e non solo “conoscenti” come quando ci incontrammo la prima volta 13 anni fa.

Ti scrivo perché sento il bisogno di farlo, ovunque tu sia mi piacerebbe che tu sapessi …

Sono diventata per la prima volta mamma nel 2007, e lì, per la prima volta, mi sono trovata davvero a pensare a te… Voglio essere sincera, per cui ti dirò che mentre prima mi eri abbastanza indifferente, da quel 14 febbraio, giorno in cui ho saputo di aspettare un figlio, ho avuto molti pensieri: molto spesso non belli!

Di certo gli ormoni della gravidanza non mi aiutavano, ma insomma, sentivo crescere mio figlio dentro di me, ho sentito il suo cuoricino battere, l’ho visto succhiarsi il pollice (ancora non ha smesso di farlo), l’ho pian piano sentito muoversi nella mia pancia, ho patito le pene dell’inferno nel partorirlo… e l’ho amato dal primo istante in cui ho saputo che c’era, per non parlare del nostro primo sguardo: amore a prima vista… e quando me l’hanno messo in braccio poi, lì ho capito che sarebbe stato per sempre mio figlio!

E tu?
Come avevi fatto a tenerci in grembo per nove mesi?
Sapevi già che non saremmo state tue?
E dopo essere state insieme per un po’, come hai fatto ad abbandonarci?

Tutte domande lecite per una figlia adottiva, domande a cui, però, non ho saputo dare risposta, a cui probabilmente non darò mai una risposta!

Ma da tre anni a questa parte le cose sono cambiate…e cioè da quando io e mio marito abbiamo voluto intraprendere la via del l’adozione.

Abbiamo depositato la nostra disponibilità nel 2010, poi sono iniziati i colloqui con una equipe psicosociale che ha indagato le nostre motivazioni, le risorse che avevamo, la nostra famiglia. Abbiamo avuto l’idoneità all’adozione da parte del Tribunale un anno dopo, nel 2011. Pochi mesi più tardi abbiamo dato mandato ad un ente autorizzato ed abbiamo iniziato ad aspettare una telefonata, che è arrivata il 31 gennaio 2012: eravamo diventati genitori di un bimbo cinese di 10 mesi.

Lo abbiamo incontrato e portato a casa l’estate scorsa.

Durante tutto questo periodo, e ancora oggi, ho avuto modo di riflettere sulla mia storia, sulla mia vita e su di te.

Mamma, si ti chiamo mamma perché colei che mette al mondo un figlio è madre, ma la mia Mamma Vera, quella con la M maiuscola è colei che ci ha cullato quando piangevamo, dato da mangiare quando avevamo fame, giocato quando volevamo divertirci, baciato e coccolato quando volevamo essere amate.

Tu però, mi hai dato la vita e mi hai dato la possibilità di viverla. Sono quella che sono perché mi hai dato la possibilità di vivere ma solo la mia Mamma mi ha insegnato a vivere!!!

Non è stato facile arrivare fino a qui, ma il mio secondogenito mi ha dato modo di riflettere: per far pace con la sua mamma (che lo ha abbandonato sul ciglio della strada, sotto ad un ponte, in un freddo giorno di marzo) ho dovuto e voluto far pace prima di tutto con te… e ora sono serena!

Come potrei insegnare ai miei figli a rispettare la mamma cinese se io in prima persona non ti rispetto. Per cui insegnerò ai miei figli quello che la mia Mamma ci ha insegnato: che ci sono mamme che purtroppo non sono in grado di prendersi cura dei propri figli, ci sono mamme che povere, malate, giovani o ignoranti di alcune problematiche sanitarie (ad esempio, il mio piccolo è affetto da LPS) che non possono crescere il proprio figlio, ci sono mamme che purtroppo vivono in culture diverse dalla nostra, dove i diritti non sono rispettati e a volte succedono cose brutte!

Coi giusti tempi, i miei figli sapranno sempre che a fronte di una mamma di pancia che abbandona, c’e sempre una Mamma di cuore che ti ama sopra ogni cosa, che ti nutre del suo amore, delle sue coccole, e che ti culla…

Non so cosa ti ha portato a quel gesto, non voglio giudicarti perché non conosco la situazione ma non sono arrabbiata… sono certa che avrai fatto le tue valutazioni, sono certa che sapessi che sarebbe stata una decisione che avrebbe influito per sempre nella vita di tutti: tu dovrai convivere con il peso di questa scelta finché avrai vita, noi passeremo la nostra vita nella consapevolezza di essere state abbandonate MA abbiamo una Mamma Vera che amiamo e che ci ama e che ci ha rese le donne che siamo!

E allora sì, dopo tutto penso che posso scrivere quel “cara mamma”, posso scriverlo senza temere di offendere o mancare di rispetto a nessuno.

Cara mamma, grazie per avermi dato la possibilità di vivere una vita che mi regalato dato il dono più bello: due figli che amo sopra ogni cosa!

Chissà, un giorno forse ci incontreremo nel Regno dei Cieli… quel giorno se lo vorrai, potrò avere le mie risposte, ma fino a quel giorno vivrò la mia vita come un dono, il tuo dono alla mia Mamma Vera che sono certa (proprio come faccio io con la mamma del mio chicco di riso) non smetta un giorno di dirti: Grazie!

Maria

Presentazione del progetto alla pagina: Lettere dal Festival.
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