Adozione aperta

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Spiral of hands (CC BY ND 2.0) by Lostintheredwoods

L’articolo del Corriere della Sera sul tema delle adozioni aperte, dal titolo “Vivere con quattro genitori . Se l’adozione diventa aperta” ha posto parecchi dubbi sull’applicabilità di questo modello nel nostro paese. Le pratiche adottive che si realizzano negli USA, si attuano in contesti e situazioni diverse da quelle che in concreto si realizzano in Europa, o ancora differentemente in Italia. Cerchiamo di fare un pò di chiarezza su questo tema.

“In Italia la normativa relativa all’adozione – spiega Monica Ravasi, avvocato e mamma adottiva – prevede che il minore adottato assuma lo stato di figlio legittimo degli adottanti (ciò comporta tra l’altro, l’assunzione del loro cognome) e che cessino completamente i rapporti dell’adottato con la famiglia di origine. Tale principio è bene espresso nell’art. 27 della L. n. 184 del 1983″.

Che cosa si intende per adozione aperta? “L’adozione aperta di anglosassone concezione, prevede che tra adottato e figure parentali originarie non siano interrotti i rapporti per effetto dell’adozione. E’ prevista una regolamentazione caso per caso delle modalità di frequentazione tra adottato, accompagnato dai genitori adottivi, e genitori naturali. Nel provvedimento di adozione aperta sono previsti tempi e modi degli incontri tra adottato e genitori naturali e dell’invio di informazioni o fotografie.”

Puoi fare un quadro chiaro dell’applicabilità in Italia dell’adozione aperta?Ci si è posti il problema, rispetto a dei casi concreti, – continua Monica – della possibilità di favorire il mantenimento dei contatti con figure parentali originarie, secondo un modello già esistente negli Stati Uniti d’America. Nel concreto questa possibilità non è stata esclusa neppure nell’ordinamento italiano, a condizione che ciò si dimostri utile al minore stesso. In tal senso si è pronunciata parte della giurisprudenza: ammettendo, nell’interesse preminente del minore, la possibilità di suoi contatti con persone appartenenti alla famiglia d’origine. Nelle pronunce dei Tribunali per i minorenni la possibilità di consentire dei contatti tra adottato e famiglia d’origine è sempre stata accompagnata da precise cautele, previo accertamento della disponibilità e della cooperazione della famiglia adottiva. È accaduto ed accade nei casi di adozioni di minori grandi, in età scolare, dove i giudici devono necessariamente considerare la possibilità che interrompere i rapporti fra minore adottato ed altre figure significative della cerchia parentale allargata (si pensi ad un’anziana nonna, magari affezionata al nipote ma che non è in grado di occuparsene proprio per l’avanzata età), sia addirittura dannoso per il minore. Ciò si è verificato anche  nei confronti di genitori naturali qualora tali figure erano state interiorizzate dal minore e risultava per lui dannosa e colpevolizzante la prospettiva di non doverle mai più incontrare. Si tratta  però di decisioni così rare da poter essere definite eccezionali”.

Questi sono quindi casi limite, di che tipo di adozioni possiamo parlare? “E’ in questi casi che si parla di adozione aperta, con una forma che mantiene la natura legittimante dell’adozione e non incide sulla stabilità del rapporto giuridico fra adottato e adottanti. La formulazione del concetto di “adozione aperta” è di derivazione anglosassone e in particolare statunitense. E’ negli USA che tale istituto, accolto diversi anni or sono specialmente in alternativa all’aborto, trova uno specifico collocamento giuridico”.

Trovi che ci possa essere un’applicabilità più estesa dell’adozione aperta in ambito italiano ? “In Italia si può ben dire che le cosiddette adozioni aperte siano un caso limite e che siano state disposte in casi estremamente limitati e con cautele particolari. Anche l’adozione mite era stata oggetto di un progetto di legge mai approvato né ripresentato alle camere. La proposta di legge prendeva spunto dal fatto che l’affidamento familiare spesso non riesce a rispettare il requisito della temporaneità ma si trasforma di fatto in un affidamento sine die, per l’impossibilità di rientro nella famiglia d’origine per il permanere dello stato di difficoltà che lo aveva determinato. L’affidamento può essere prorogato diverse volte, dopodiché si presume uno stato di semiabbandono del minore cui potrebbero rimediare i genitori affidatari chiedendo l’adozione in casi particolari prevista dall’art. 44 lettera d) della legge 1983 n. 184. Questo tipo di adozione, a differenza di quella ordinaria, non è legittimante e quindi, potrebbe lasciare aperti i rapporti ed i contatti dell’adottato con la famiglia di origine.

Questo quindi appare l’unico punto di similitudine con il concetto americano di adozione aperta. In Italia, solo in casi rari e particolari,  i figli adottati non perdono i contatti con le persone che li hanno originati o che sono state significative nella loro crescita prima dell’adozione. Questo  in accordo con la famiglia adottiva e nell’interesse superiore del minore.

 

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