L’attesa: inutile stress o risorsa per la coppia?

The couple (CC BY-NC-SA 2.0) by thrill kills sunday pills

Dal momento in cui la coppia deposita la dichiarazione di disponibilità all’adozione, fino a quando incontrerà quello che diventerà il proprio figlio, inizia per gli aspiranti genitori un lungo periodo, che sembra fatto di un tempo sospeso. La coppia cerca di prepararsi all’arrivo del bambino partecipando agli incontri e ai corsi proposti dai Servizi o dagli Enti Autorizzati, leggendo libri, frequentando persone che a vario titolo si sono avvicinate all’adozione.  Spesso, tuttavia, i mesi e gli anni trascorrono senza avere notizie certe e le risorse che i futuri genitori possiedono vengono messe a dura prova e sembrano esaurirsi del tutto.
In quest’articolo cercherò, pur senza avere la pretesa di essere esaustiva, di fornire qualche suggerimento che possa essere utile per riempire il tempo dell’attesa, in modo che esso diventi un’opportunità per maturare e crescere nella disponibilità e nell’apertura.

L’immaginazione e il pensiero  crea lo spazio per il figlio.
Durante l’attesa la coppia fa i conti con la propria impotenza, la cui percezione sembra aumentare giorno dopo giorno. Se qualche coppia amica parte prima di noi si è anche contenti, ma in fondo al cuore ci si chiede: a noi quando accadrà? I tempi sembrano dilatarsi in uno spazio senza confini. Non si può fare niente per rendere le ore più veloci, non si conosce la causa degli eventuali ritardi, e il pensiero sembra andare sempre lì, a quella telefonata che non arriva mai.

Durante la gravidanza, si verifica un cambiamento ormonale e psicologico che permette alla donna di “ripiegarsi” su di se, vengono riportate alla coscienza le fantasie onnipotenti infantili e le relazioni con la propria famiglia di origine: tutto ciò permette la crescita e l’elaborazione del bambino immaginario, quell’immagine del figlio che ogni donna porta con sé.  Quest’aspetto  in un certo senso va vissuto anche durante l’attesa, anche se non è una spinta inevitabile, biologica, ma riflettuta e voluta. La spinta biologica che porta la donna a ripiegarsi su di sé manca completamente durante l’attesa di un bambino adottivo. Come scrivono Monaco e Castellani (1), nella genitorialità adottiva, la coppia è chiamata a recuperare un vuoto attraverso un “supplemento di cultura”. Proprio dove risiede il suo limite, c’è anche la sua ricchezza.

Pensare al figlio, incominciare a fantasticare, tenerlo nella mente, durante la fase dell’attesa, per la madre e per il padre, favorisce la costruzione di  uno spazio interiore e psicologico dove accogliere il proprio figlio, per lasciarlo entrare nella propria vita e nel proprio cuore prima ancora che nella propria casa.
Queste fantasie permettono di iniziare a mettersi in gioco, a “sperimentarsi” nel ruolo di mamma, di papà, e di coppia genitoriale.

Investire sulla coppia
E’ importante il dialogo, indispensabile all’interno della coppia, la condivisione di fantasie e timori, la comunicazione di dubbi e verifica delle proprie risorse. Pensare al bambino che arriverà, permette di iniziare a entrare in sintonia con lui e aiuterà il genitore, un domani, a decodificare meglio le emozioni e i desideri del figlio. Non è mai tempo perso, all’interno della coppia, quello speso a parlare, a raccontare di sé e di ciò che si immagina, si teme e si desidera.

E’ il momento per investire sulla coppia senza dare per scontato nulla, di godere nello stare insieme, costruire momenti comuni di benessere. Andare a cena insieme, a una mostra, al cinema, a fare una passeggiata in montagna, ascoltare musica, fare qualche viaggio, condividere qualche hobby, ma anche avere il coraggio di dire le cose che danno fastidio, che irritano, perché quando arriverà il figlio sembreranno insopportabili.

Investire su di sè
E’ anche il momento per lavorare su se stessi, per avvicinarsi alle proprie debolezze e guardarle in faccia, per smussare gli spigoli, capire cosa fa paura, cosa si desidera, cosa non si sopporta proprio, cosa irrita. E’ necessario farsi delle domande: che fare, se lui o lei reagirà in un certo modo? Se non avrà voglia di studiare, o se risponderà troppo sgarbatamente. Sono disposto ad accettarlo per quello che lui è realmente, o penso che riuscirò a trasformarlo a mio piacimento? E’ bene fermarsi a riflettere, su questo. L’adozione è l’incontro di più persone, due genitori e un bambino, che s’incontrano portandosi  dietro alle spalle una esperienza che le ha formate e in ogni caso formate. Compito dei genitori sarà di riparare le sue ferite, dare un senso a ciò che è avvenuto, e ricostruire la sua vita, ma non potremo modificare la struttura del carattere.

La funzione degli amici
Durante la fase dell’attesa è bene non dimenticarsi degli amici. Potrebbe esserci un momento nel quale, pur avendone bisogno, non si avrà più la forza di cercarli. Avvisateli, i vostri amici. Se dovesse capitare, vi farà bene essere costretti a uscire. “Gli amici veri sono quelli che vi portano a viva forza in pizzeria. E sopportano di essere sempre loro a telefonare, a scuoterci dal torpore progressivo, e non si offendono se ci sentono chiusi, freddi“, così scrive Mario Scarpati (2), papà adottivo.

Conoscere il paese di provenienza del figlio, per l’adozione internazionale.
Cercare il più possibile di conoscere il contesto sociale e culturale dei paesi dai quali i bambini provengono.  Dalla formazione della famiglia alle situazioni che portano all’abbandono, simili ma differenti per ciascun paese, dalla situazione scolastica alla realtà degli istituti che accolgono il bambino, ma anche le differenze dei generi, i ruoli genitoriali che i bambini hanno introiettato, la famiglia estesa, la relazione fra coetanei, tutto questo permette di conoscere meglio le problematiche dei bambini che arriveranno tramite l’adozione internazionale.

E’ bene approfittare di tutte le situazioni di confronto, anche informali, con altre coppie. Queste occasioni permetteranno, quando arriverà il bambino, uno scambio di esperienze e un sostegno reciproco essenziale per qualunque tipo di famiglia, ma in particolare per la famiglia adottiva. Dopo l’adozione, infatti, i genitori si ritrovano spesso soli ad  affrontare dubbi e problemi, e poterne parlare con altre famiglie adottive, avere la possibilità di scambiare dubbi e parlare delle proprie difficoltà, esprimere e condividere le emozioni, spesso intense, senza nulla togliere all’ aiuto che verrà fornito dagli operatori, fornisce maggiore sicurezza e permette di creare una rete di solidarietà che durerà nel tempo e costituirà un’importante risorsa per la famiglia adottiva.  E’ opportuno, in questa fase, da parte degli operatori, favorire le occasioni d’incontro tra le coppie in attesa. Lasciare che questo avvenga “spontaneamente” rischia di non dare la possibilità, alle coppie più isolate o a quelle che avranno le maggiori difficoltà, di approfittare del confronto e dello scambio.

Trovarsi in un gruppo che condivide ansie e paure, in un tempo che spesso è considerato immobile  inutile e ingestibile,  rende questo tempo nuovamente una dimensione “in movimento”,  esso riprende a trascorrere e non viene più considerato una somma di ore e minuti interminabili.

Non scoraggiatevi!
L’attesa, ma soprattutto l’assenza di notizie può mettere a dura prova la coppia, che non sa darsi una spiegazione e non sa come interpretare questo lungo silenzio. Può capitare che la pazienza, la tolleranza e la flessibilità vangano erose e vengano messe a rischio la capacità dei genitori di mettere in atto le risorse necessarie per sintonizzarsi con i bisogni del figlio. Come sostiene Moretti (3) “È sicuramente il momento più difficile da gestire. In cui l’ansia, la paura, il desiderio si mischiano assieme al tempo che passa in un cocktail a volte ingestibile”.

E’ necessario dunque che operatori dei Servizi e degli Enti riescano ad accompagnare le coppie con accoglienza e sensibilità, attivando iniziative che permettano di superare i momenti più difficili e di mantenere alta la motivazione all’adozione.
Sviluppare la capacità di tollerare ansia e sofferenza è estremamente importante.  E’ solo così che si potrà accogliere il dolore e la sofferenza del figlio. Questa potrà assumere aspetti, talvolta difficili da riconoscere e tollerare: quello della rabbia, dell’ostilità, del silenzio. Sarà possibile così contenere dentro di sé questa sofferenza e restituire a lui fiducia in se stesso e nella vostra relazione e speranza nella vita e nel futuro, che insieme vi attende.

1. Monaco e Castellani. Il figlio del desiderio. Boringhieri, 1994.
2. Scarpati Mario. Adottare un figlio. Mondadori, 2000.
3. Moretti Paolo. La cicogna che sconfisse l’aviaria. Infinito Edizioni, 2008

 

 

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A proposito dell'autore

Mariangela Corrias
Mamma biologica, psicologa, esperta in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione https://mariangelacorrias.wordpress.com/