Abbiamo imparato a non chiederci più il perché…

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Матрёшка (CC BY-NC 2.0) by Long.haired.child

I percorsi, le storie che riguardano le adozioni internazionali un po’ si assomigliano tutte e contemporaneamente sono tutte differenti tra loro, per le circostanze in cui si realizzano, per il paese estero in cui si svolgono, per le varie grandi o piccole difficoltà che si incontrano. Il filo conduttore è sempre la volontà e la caparbietà di una coppia che deve affrontare le “resistenze” delle burocrazie ad agevolare il rapido e positivo esito delle adozioni. A volte queste incomprensibili azioni dilatorie servono a proteggere i minori nei confronti di pratiche adottive non ortodosse o illegali, a volte sono l’espressione di un’organizzazione abitudinaria e poco propensa a cambiare e rendersi più snella e dinamica, altre volte rappresentano l’incapacità delle amministrazioni di paesi poveri a definire un’organizzazione funzionante.

Maria Dragonetti è una mamma adottiva che ha voluto raccontare, in un libro i cui proventi saranno devoluti all’Associazione “Il villaggio dei Bambini Onlus”, la propria esperienza in Russia. Il libro “Il cuore che vola“ - ANANKE Edizioni – , è la storia vera di un’adozione, nella quale le incomprensibili attese, le difficoltà burocratiche e le gioie degli incontri si fondono in quell’umana avventura che è diventare genitore. Una lettura che insegna a non arrendersi di fronte alle impasse che la vita ci propone e che siamo chiamati a superare.

Noi abbiamo viaggiato tanto in molti e diversi paesi del mondo, dai più avanzati a quelli più poveri. Il nostro approccio verso un nuovo Paese è sempre quello del massimo rispetto delle culture e tradizioni, di molta curiosità nel conoscere  le differenze e le peculiarità.

Per entrare davvero in sintonia ci piace assaggiare la cucina locale, capire l’artigianato, lo stile di vita, ammirare naturalmente il paesaggio, i monumenti e tutto ciò che ha da offrire.

Naturalmente, il viaggio nel paese d’origine di nostra figlia, oltre a tutto ciò, conteneva una forte carica emotiva e i nostri occhi vedevano tutto in modo ancora più interessato. Abbiamo impresso nella nostra memoria tutti i dettagli che ci hanno colpito maggiormente: dal freddo, alla neve, ai sapori delle zuppe, alle vecchie Lada, etc. Certo, abbiamo subito realizzato che, contrariamente a tutte le raccomandazioni ricevute nei vari corsi di preparazione, l’utilizzo delle carte di credito non è molto diffuso e che il rublo non è reperibile in Italia, inoltre le banconote di euro devono essere senza segni o strappi altrimenti rifiutate.

Il nostro iter è stato piuttosto lungo, complicato e sofferto a causa della macchina organizzativa ancora in rodaggio e della burocrazia infinita; ecco perché l’idea di riportare tutto in un libro per dare comunque un messaggio positivo e cioè che nonostante i tempi lunghi, le difficoltà e intoppi infiniti, la burocrazia impossibile non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo; inoltre la gioia immensa che si avrà alla fine del percorso ne vale assolutamente le fatiche: una figlia o un figlio per la vita.

Solo per sintetizzare sono trascorsi due anni dalla conoscenza della bambina a quando siamo riusciti a portarla a casa. Per questo motivo abbiamo, volontariamente, effettuato molteplici viaggi in questo lungo periodo, avendo così l’opportunità di conoscere sempre meglio il Paese e interiorizzarne ogni volta qualcosa di nuovo.

Abbiamo anche imparato qualcosa nella loro lingua, sia per dialogare con la bambina, sia per non sentirci completamente tagliati fuori. Non eravamo mai stati prima in Russia e certamente, non essendo un viaggio turistico, avevamo la consapevolezza che l’avremmo sentita senz’altro anche un po’ nostra, tant’è che, viaggio dopo viaggio, ogni volta che tornavamo ci sentivamo un po’ a casa anche lì e, al termine dell’iter adottivo, abbiamo sentito tutti e tre nostalgia: ci mancava l’ormai consueto viaggio in Russia con tutte le contraddizioni del caso.

In istituto è andato sempre tutto bene: sia la direttrice che le sue collaboratrici più strette che le educatrici sono tutte persone splendide che ci hanno sempre agevolato e aiutato negli incontri con la bambina. L’istituto, contrariamente a quello che si può immaginare dall’esterno, e compatibilmente con la situazione, è un bell’istituto, con spazi esterni dove i bimbi giocano sia in estate che in inverno. È suddiviso in nuclei e ogni nucleo ospita un numero limitato di bambini: è come se fosse un grande asilo dove però i bimbi restano anche a dormire. Entrando in quest’istituti si percepisce subito l’enorme bisogno di amore che hanno questi bimbi e se si potesse chiunque ne porterebbe a casa il più possibile.

Certo la fatidica e tanto sospirata udienza si è svolta in un clima di estrema formalità.

Eravamo nel palazzo del nuovo Tribunale: un’enorme e sontuosa costruzione dentro la quale abbiamo incontrato poche persone e il silenzio regnava sovrano. Abbiamo dovuto imparare ed esporre a memoria il riassunto del nostro fascicolo, compresi i documenti e la storia della bambina completa di date, indirizzi e nomi precisi: ci siamo preparati come per affrontare un esame.

La burocrazia è ridondante, cavillosa e per noi spesso incomprensibile. Abbiamo imparato che hanno il culto dei timbri, che oltre al contenuto dei documenti è forse altrettanto se non più importante la forma o la punteggiatura.

Abbiamo imparato a non chiederci più il perché di determinate loro richieste che a noi apparivano pretestuose, ma a produrre semplicemente quello che ci veniva richiesto di volta in volta nella speranza che andasse bene e che non lo facessero scadere per l’ennesima volta. Abbiamo imparato che ciò che promettono non sempre riescono a mantenerlo poiché non lo ritengono un impegno. Abbiamo imparato che è possibile far incontrare due burocrazie ‘toste’ come quella russa e quella italiana con molta perseveranza, pazienza e costanza perché l’obiettivo chiaro era portare a casa la bambina, per cui a nulla e nessuno avremmo permesso di impedircelo.

In tutti i viaggi abbiamo effettuato, naturalmente, ampi reportage fotografici e riprese video, sia per fissare le emozioni e i momenti salienti di quest’importante tappa di vita sia per poterle riprodurre e aiutarla a ricostruire e rivivere il cambiamento. Spesso rivediamo i filmati o le foto, le raccontiamo dove eravamo, cosa abbiamo fatto e cosa provavamo in quel momento. Manteniamo un collegamento anche cucinando a volte pietanze tipiche russe per farle ritrovare i sapori a lei familiari; ogni tanto parlando infiliamo nel discorso una parolina russa entrata ormai nel lessico familiare. Cerchiamo e cercheremo di raccontare  la storia e le nostre sensazioni in modo che abbia sempre un ricordo molto positivo del suo Paese d’origine e del suo pezzetto di vita trascorso lì.

Diventare genitori attraverso l’adozione internazionale significa essere aperti e pronti ad affrontare situazioni di vario tipo che si possono presentare. Avere spirito di adattamento, avere la capacità di superare la barriera linguistica ed eventualmente le differenze etniche.

In ogni viaggio abbiamo interiorizzato qualcosa di nuovo che ci ha arricchito e, al di là di tutte le difficoltà che hanno scatenato in noi a fasi alterne sentimenti contrastanti, siamo molto grati alla Russia per averci donato quanto di più prezioso abbiamo: NOSTRA FIGLIA!

Sulla copertina del libro “Il cuore che vola” c’è un cuore alato, disegnato da nostra figlia, che sorvola un paesaggio tipico della foresta siberiana; entrambe le immagini trovano poi un nesso con la storia.”

Maria Dragonetti (Mamma Adottiva)

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ITALIAADOZIONI
Redazione