L’approccio alla Storia nella scuola primaria

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Perfectly Balanced Flight (CC BY 2.0) by Yogendra174

Nel percorso didattico della scuola primaria l’approccio alla Storia personale è un passaggio propedeutico importante per la comprensione del successivo programma di Storia.

Alexandra, mamma adottiva, scrive: “Nel libro di Storia e Geografia di mio figlio (III elementare) si affronta il tema della storia personale. Le immagini sono quelle di una famiglia perfettamente tradizionale, con la mamma (bionda, e chissà perché mi viene da dire: naturalmente…) che mostra le foto dell’album di nozze, il papà che mostra le foto del quartiere di cento anni prima, il nonno e la nonna che raccontano la storia e mostrano i ricordi di quando erano giovani… fino a qui tutto sommato nulla di drammaticamente sbagliato, anche se forse presentare, anche iconograficamente, altri tipi di famiglie e storie possibili potrebbe ormai valere la pena.
Il peggio comunque viene dopo, con i ricordi della scuola d’infanzia, il primo dentino, i vestitini, gli oggetti preparati per il Natale… e i ricordi ancora precedenti, per ricostruire i quali – hai bisogno del racconto dei genitori o dei nonni – e quando nemmeno il racconto dei genitori e dei nonni può aiutare? E non penso ovviamente solo al caso dei bambini adottati. Poi si arriva alle note più dolenti: la ricostruzione della propria storia con la memoria, gli oggetti, i filmati, i racconti delle persone che vivevano vicino a te… foto nella pagina, una felice coppia di genitori con un bel neonato e tutt’intorno biberon, orsacchiotti, tricicli. Sotto tutto questo, una bella ricostruzione di sé con portafoto da completare con l’ora della nascita, il peso, l’altezza (sempre alla nascita ovviamente) e altre cose da completare sull’ospedale in cui si è nato (e se uno fosse nato a casa o in taxi?), il periodo dell’allattamento, la prima parola, quando ho incominciato a camminare – tutta questa parte è stata cancellata a favore di Alex – le insegnanti, per altri aspetti capaci e preparate, in questo caso hanno adottato un approccio del tipo – eh già, ma purtroppo questo è il libro che abbiamo…- evidentemente in difficoltà a proporre alternative”. Il libro appartiene alla serie “Magicamente Insieme”, le pagine citate sono la 6, 7 e 8 ed è consultabile all’indirizzo http://issuu.com/explore.

Il genitore adottivo che ha il proprio figlio alla scuola primaria si deve effettivamente, prima o poi, misurare con un momento didattico delicato: l’approccio alla Storia.
Non tutti possono sapere o immaginare il motivo per cui un’insegnante ad un certo punto, in pieno anno scolastico, chiede ai propri alunni un’infinità d’informazioni e dati personali e familiari. Il genitore potrebbe facilmente reagire con sorpresa di fronte alla richiesta del figlio di portare a scuola tutti quei ricordi, foto, oggetti che sono profondamente legati alla sua nascita e alla prima infanzia.

Nel secondo anno della scuola primaria inizia l’approccio alla Storia che porterà i bambini, dapprima a comprendere il significato degli indicatori temporali (per esempio le parole prima, dopo, infine) e poi a collocare nel tempo i fatti e le esperienze vissute, riconoscendo i rapporti di successione esistenti tra loro.

È proprio nell’ambito di questo percorso, che frequentemente le insegnanti propongono attività che prevedono il recupero di dati inerenti alla crescita dell’alunno, per poi aiutarlo a riconoscere i suoi cambiamenti in relazione al passare del tempo. Altre proposte didattiche, quali l’albero genealogico, permettono inoltre di raggiungere sia obiettivi legati alla Storia sia alla materia Costituzione e Cittadinanza, in quanto aiutano per esempio il bambino ad acquisire consapevolezza in merito alla propria appartenenza ad una comunità sociale.

Nell’ambito di questo periodo possono insorgere problemi legati alla specificità della storia del bambino, che può essere stato adottato, o può avere una situazione familiare difficile o semplicemente non rispecchiare una situazione cosiddetta “normale”. Ognuna delle attività programmate e proposte dall’insegnante agli alunni dovrebbe, in ogni caso, tener conto del proprio gruppo classe; se compilare l’albero genealogico o raccontare del primo dentino spuntato può rappresentare un’attività particolarmente sentita dai bambini è ovviamente opportuno che questo, in alcuni casi, non venga proposto.

I medesimi obiettivi possano essere raggiunti con attività altrettanto stimolanti. Il lavoro che parte dal recupero delle foto di quando si era appena nati piuttosto che dai racconti legati alla prima infanzia dell’alunno potrebbe essere fatto, in modo simpatico, dalla stessa insegnante: la classe scoprirebbe così una maestra che è stata a sua volta bambina, la vedrebbe crescere nelle sue foto e la riscoprirebbe nel presente.

Ma questo è solo un semplice esempio di ciò che con solo un po’ di attenzione e professionalità si può fare.

In effetti uno dei punti deboli del sistema scuola attualmente sono i libri di testo che spesso ripropongono testi e immagini stereotipate non più attuali. Questo tema, tra l’altro è già stato affrontato nel nostro precedente articolo “Adozione e scuola: eppur qualcosa si muove”. Tant’è che le case editrici devono essere stimolate e sensibilizzate da insegnanti, genitori e associazioni, non avendo iniziative editoriali proprie, per proporre nuovi approcci, lavori, schede operative, ecc.

A breve saranno scaricabili da questo sito schede didattiche che tengano conto della complessità delle realtà familiari. Verranno proposte attività alternative al canonico albero genealogico, modalità differenti per avvicinarsi alla storia personale dell’alunno e testi che aiutino le insegnanti a parlare ai propri alunni anche della genitorialità adottiva.

Altre pagine che affrontano il tema dell’adozione e scuola in questo sito:

 

 

 

A proposito dell'autore

Francesca Carioni
Mamma biologica, insegnante di scuola primaria e referente per l'adozione.