La ricerca delle origini

Shy colors, (CC BY-NC-ND 2.0) by Hathu-

LA RICERCA DELLE ORIGINI
Uno dei profili più complessi e variegati dell’intera tematica relativa all’adozione riguarda la conoscenza della condizione di figlio adottivo e la ricerca delle proprie radici. In tale ambito sono coinvolti infatti, aspetti giuridici, morali e sociali. Senza entrare nel ginepraio dei risvolti psicologici, morali e sociali inerenti la ricerca delle proprie origini che comunque, da madre adottiva quale sono, mi interrogano profondamente, cercherò di dare un quadro dell’orizzonte giuridico che si profila.

Qual è il bene che l’ordinamento giuridico intende tutelare con i divieti che la legge sull’adozione pone in materia di ricerca delle proprie radici?

L’art. 27, ultimo comma, L. n. 184/1983 lo chiarisce laddove, prevedendo espressamente la cessazione dei rapporti tra il minore e la famiglia di origine, intende tutelare il minore adottato e la sua famiglia da eventuali interferenze da parte dei parenti biologici del minore stesso.
Ai sensi dell’art 28 L. 184/1983, come modificato dalla L. 28/03/2001 n. 149, l’ufficiale di stato civile, l’ufficiale di anagrafe e qualsiasi altro ente pubblico o privato, autorità o pubblico ufficio devono rifiutarsi di fornire notizie, informazioni, certificazioni, estratti o copie dai quali possa risultare il rapporto di adozione, salvo espressa autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Nello stesso articolo viene espresso che non è necessaria l’autorizzazione qualora la richiesta provenga dall’ufficiale di stato civile, per verificare se sussistano impedimenti matrimoniali. Il 4° comma dell’art. 28 sancisce che le informazioni concernenti l’identità dei genitori biologici possono essere fornite ai genitori adottivi, quali esercenti la potestà dei genitori, su autorizzazione del tribunale per i minorenni, solo se sussistono gravi e comprovati motivi. Il tribunale accerta che l’informazione sia preceduta e accompagnata da adeguata preparazione e assistenza del minore.

Le informazioni possono essere fornite anche al responsabile di una struttura ospedaliera o di un presidio sanitario, ove ricorrano i presupposti della necessità e della urgenza e vi sia grave pericolo per la salute del minore. Raggiunta l’età di venticinque anni l’adottato può accedere a informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici. L’istanza deve essere presentata al tribunale per i minorenni del luogo di residenza. L’autorizzazione non è richiesta per l’adottato maggiorenne quando i genitori adottivi sono deceduti o sono irreperibili. Resta esclusa la possibilità di richiedere informazioni sulla madre biologica che, alla nascita del figlio, abbia dichiarato di non voler essere nominata (D.P.R. 3/11/2000 n. 396 art. 30 co. 1).

Sono state molteplici le pronunce giurisprudenziali che hanno riconosciuto nella tutela normativa del diritto della madre all’anonimato un’esigenza di tutela della riservatezza della persona e il diritto alla salvaguardia di interessi giuridici e sociali sia della eventuale famiglia legittima e dei suoi componenti che degli stessi figli non riconosciuti.
Lo stesso Consiglio di Stato, con pronuncia del 17/06/2003, precisa che non si può affermare che nella legislazione precedente la l. 184/1983 esistesse un diritto alla conoscenza delle proprie origini espressamente tutelato e prevalente sul diritto all’anonimato del genitore e che anzi le disposizioni sull’ordinamento dello Stato civile contemplavano la possibilità che il genitore restasse anonimo e che tali disposizioni integravano uno dei casi di divieto di divulgazione in presenza dei quali è escluso l’esercizio del diritto di accesso.

Per la giurisprudenza prevale la scelta del genitore di mantenere l’anonimato rispetto all’interesse del figlio di conoscere l’identità del genitore. Tale orientamento è stato confermato anche dalla Corte Costituzionale (sent. 16-25/11/2005 n. 425) che ha identificato la ratio della norma limitativa del diritto a conoscere le proprie origini nell’esigenza di tutelare la gestante che “trovandosi in situazioni particolarmente difficili dal punto di vista personale, economico o sociale, abbia deciso di non tenere con sé il bambino, offrendole la possibilità di partorire in una struttura sanitaria appropriata e di mantenere al contempo l’anonimato nella conseguente dichiarazione di nascita”.
Solo trascorsi 100 anni dalla nascita questi figli possono accedere alle informazioni. Attualmente esiste una petizione per ottenere l’abbassamento a 40 anni anziché 100 per ottenere l’accesso alle informazioni sulla madre biologica.

Nella sezione area legale di questo sito ItaliaAdozioni si può trovare sullo stesso argomento: Ricerca delle origini (L’accesso alle informazioni sulla famiglia di origine)

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A proposito dell'autore

Monica Ravasi
mamma adottiva e avvocato