Due bimbe venute da lontano

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Cholos' colourful typical dress courtesy (CC BY-NC-ND 2.0) by Jorge Lascar

Avevo abbandonato da tempo l’idea che almeno uno dei miei due figli mi desse un nipotino. Qualche volta avevo buttato lì il mio desiderio, ma era rimasto senza commenti o considerazioni di ritorno.

Poi un giorno mia figlia – aveva ormai passato i 40 anni – mi disse “stiamo pensando di adottare due bimbi”. Dapprincipio la notizia mi mise in un grande stato di eccitazione e questo mi diceva quanto forte e lungamente represso era stato  il mio desiderio di rivivere la presenza di un bimbo, anche se in modo diverso dalla maternità. Poi mi preoccupai pensando a quali e quante difficoltà stava per incontrare mia figlia, anche se la strada dell’adozione era per me qualcosa di vago e poco conosciuto, ma, per sentito dire e per luogo comune, irto di difficoltà. Non la scoraggiai per questo, al contrario.

Infine, dopo diversi incontri con gli enti preposti alle adozioni, si concentrò su un’organizzazione di Firenze in contatto con il Cile. Cominciò l’iter burocratico e cominciarono le lunghe attese, durante le quali feci poi una scoperta sensazionale. Tanti tantissimi miei conoscenti o amici avevano un parente, un altro amico, un vicino di casa o qualcuno che conoscevano, che aveva adottato dei bambini e quella che mi era sempre sembrata una decisione di pochi, una scelta eccezionale – l’adozione – scoprii essere invece comune a moltissime persone. Semplicemente ne parli solo quando ti ritrovi con qualcuno che ha vissuto o vive la tua stessa esperienza.

L’attesa continuava e diveniva sempre più snervante. Io ricevevo informazioni di riflesso. Il primo step, fu la notizia che era stato effettuato l’abbinamento tra loro due e due sorelline che vivevano nell’hogar Tupahue a Concepcion. Mia figlia e il marito dissero subito di si, ancor prima di aver visto una foto delle piccole. Ci fu poi la possibilità di colloquiare via skype almeno con la più grande (8 anni) e fu un’emozione indescrivibile sentire all’altro capo del filo una vocina incerta che parlava in spagnolo e sapevi che un giorno l’avresti tenuta fra le braccia.

Una volta concessa la possibilità di parlare al telefono con le bimbe, era stato detto che a breve sarebbe arrivato l’avviso di partire per il Cile. Così non fu, nel frattempo in Cile si erano persi i documenti riguardanti l’adottabilità delle bimbe … infine, quando già sentivamo che dall’altro lato del mondo la bimba si ritraeva delusa, dopo che i futuri genitori le avevano detto “arriviamo presto” e invece non arrivavano mai, finalmente, proprio mentre accompagnavo in taxi mia figlia al treno per Pisa dove lei abita, arrivò una telefonata sul suo cellulare: era l’associazione che invitava a partire per il Cile immediatamente, essendo già stato fissato l’incontro con il giudice dopo 3 giorni. Tutto il percorso di mia figlia e mio genero era iniziato quasi due anni prima, ora era la metà di Novembre del 2007, in Cile sarebbero rimasti fino a metà Gennaio 2008.

A fine Novembre ricevetti una mail da mia figlia il cui oggetto era “L’incontro” dove mi descriveva minutamente i primi momenti in cui era stata aperta alle bimbe  la porta della saletta dove loro erano rimasti in attesa e l’emozione vissuta che era molto simile – come mi rivelavano le sue parole – all’emozione da me vissuta alla sua nascita. Quella sorpresa e insieme quella certezza che da quel momento in avanti mai più la tua vita sarebbe stata la stessa.

E infine a metà Gennaio andai a prendere tutti e quattro in aeroporto, li vidi arrivare e certamente mia figlia doveva aver detto loro “ecco nonna” perché vidi due piccolette, l’una più grande, l’altra più piccina che mi correvano incontro per farsi circondare da un unico abbraccio.

Erano le figlie di mia figlia. Da allora sono passati quasi 4 anni tra entusiasmi, paure, difficoltà e grandi gioie e credo che adottarle sia stata la più bella cosa che mia figlia potesse fare.

Ambra

Nonna adottiva

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ITALIAADOZIONI
Redazione