Adozione Internazionale: iter e servizi (II)

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Immagine di Francesca Fronteddu (tutti i diritti riservati)

 Continua con  questa seconda parte (per la prima parte:  clicca qui), la pubblicazione dell’iter di ricerca dell’Università degli Studi di Padova. Siamo partiti dall’esigenza da cui muove il lavoro, qui di seguito mettiamo a fuoco l’obiettivo, descritto nelle sue varie parti costituenti. La terza parte riguarderà i contenuti della ricerca e infine la quarta una proposta metodologica conclusiva.

 

  Seconda Parte: l’obiettivo guida

“L’esigenza cui si vuol provare a rispondere con questo lavoro di Ricerca è dunque di tipo metodologico-operativo per i servizi.

E allora, come valorizzare la normativa?

Come impiegare al meglio i ruoli implicati?

Come “conoscere” per poter “fare” in modo efficace ed efficiente?”

 

Queste sono le domande con cui ci si è lasciati una volta tracciati gli elementi di premessa presi in considerazione per poter procedere nel lavoro di Ricerca.

È proprio in virtù di tali elementi che è stato possibile delineare l’esigenza comune a cui si intende offrire una possibile risposta.

Dunque, verso quale direzione si vuole orientare il lavoro? Quale faro guida?

Per rispondere a queste domande è stato necessario dotarsi di un obiettivo che potesse guidare tutte le fasi di osservazione, analisi e proposta.

Quali caratteristiche deve avere a tal fine, un obiettivo perché possa essere di riferimento a tutti i momenti del lavoro?

Facendo capo alla metodologia M.A.D.I.T. (G.P. Turchi, 2009), utilizzata per il lavoro che si sta descrivendo, un obiettivo per potersi dire tale deve essere:

- astratto nella sua formulazione;

- condivisibile nella direzione che vuole dare;

- misurabile in termini di efficacia.

In quanto orizzonte su cui agire, l’obiettivo non può che essere astratto per poter contemplare molteplici possibili strategie atte a perseguirlo. In questo senso quindi l’obiettivo si pone come perseguibile e non come raggiungibile, permettendo così di considerare costante la possibilità di cambiamento ed evoluzione delle stesse strategie e poi azioni.

A fronte di questi passaggi, l’obiettivo di cui ci si è dotati è quello di “promuovere una proposta metodologica condivisibile per la gestione del processo di adozione internazionale in assolvimento degli aspetti regolamentati e non, in ottica di Salute”. Questo obiettivo risulta astratto in quanto si pone in termini generali, non delimitando a livello operativo dei margini di azione; condivisibile in quanto mette a disposizione i criteri sui quali si fonda; misurabile a fronte dell’analisi che verrà fatta sul testo raccolto.

Gli aspetti fondamentali che compongono questo specifico obiettivo sono quelli:

  • del riferimento agli aspetti regolamentati e non;
  • della condivisibilità;
  • della gestione;
  • della direzione della Salute.

Si prenda ora in considerazione il riferimento agli aspetti regolamentati.

Per poter offrire un prodotto che contempli la gestione dell’iter in tutte le sue sfaccettature, serve tenere saldi quelli che sono gli aspetti che, per normativa, non possono che essere così in quanto è nel Diritto che si muovono gli Enti Autorizzati e tutti gli altri ruoli istituzionali coinvolti nell’iter di adozione internazionale.

Rispetto a questo dunque i riferimenti terzi che concernono l’assolvimento a passaggi burocratici necessari, obbligatori affinché l’iter vada a buon fine, rimangono stabili: ad esempio la Legge del 4 maggio 1983, n. 184, che sancisce il dover dare mandato da parte della Coppia ad un Ente Autorizzato, rimane invariata, così come le fasi dell’iter adottivo a cui la Coppia si deve accingere.

Quali sono dunque gli elementi regolamentati dalla normativa su cui si fonda la proposta?

Rispetto alla porzione di obiettivo “all’assolvimento degli aspetti regolamentati” come criterio circoscritto dall’obiettivo, ciò che diventa presupposto per la proposta è la costruzione di un’Architettura dei Servizi Generativa di Salute (G.P. Turchi, 2007) che operativamente si declina nell’utilizzo strategico delle risorse già a disposizione del territorio. Si potrebbe dire quindi che, nella fattispecie, si declina nell’utilizzo strategico dei passaggi che sono obbligati dalla normativa.

Tali “passaggi” constano dei ruoli e dei processi in carico loro attribuiti che costituiscono il margine di azione entro cui i ruoli possono muoversi.

Altro punto strettamente connesso è la direzione della Salute. Infatti, offrire la direzione della Salute, così per come viene definita nell’alveo della Scienza Dialogica, ovvero come un processo dialogico che pone le persone, in interazione con gli altri membri della comunità, nella condizione di poter anticipare le implicazioni delle proprie condotte, sul piano sia organico sia interattivo, consente di avere un riferimento terzo a cui poter guardare.

 

Altri due punti costituenti l’obiettivo sono rappresentati dall’assolvimento degli aspetti non regolamentati e dalla condivisibilità della proposta.

Gli aspetti non regolamentati, infatti, vengono tenuti in considerazione in quanto, nel delineare gli aspetti critici che hanno concorso a delineare l’esigenza da cui parte tale lavoro, si fa spesso riferimento a tutti qui momenti, quei passaggi che non vengono tenuti in considerazione dalla normativa (si veda a tal riferimento l’articolo del 25/11/2018 a cui questo secondo si aggancia: ItaliaAdozioni http://www.italiaadozioni.it/wp-admin/post.php?post=21468&action=edit).

La condivisibilità della proposta inoltre, strettamente connessa al considerare anche gli aspetti non regolamentati, vuol far riferimento alla possibilità che dati elementi siano condivisi, tenendo quindi la condivisibilità come criterio che può essere attribuito e riconosciuto ad una proposta metodologica.

Infine, l’ultimo punto caratterizzante l’obiettivo guida è quello della gestione. Orientare infatti la proposta alla gestione (vs. per esempio al fare) consente di potersi muovere sul piano dell’esigenza in anticipazione (mettendosi nelle condizioni di “giocare d’anticipo”, per quanto non si possa annullare l’incertezza degli accadimenti) di eventuali scenari critici.

Cosa serve dunque per poter gestire  in anticipazione scenari potenzialmente critici, che possono incorrere e che trovano accadimento, rispetto all’iter di adozione internazionale?

In che modo la Ricerca compiuta ha potuto offrire un contributo al perseguimento dell’obiettivo?

 

Quelle sopra riportate sono alcune tra le domande a cui l’obiettivo, così delineato, apre. 

 

Francesca Fronteddu e Dott.ssa Alexia Vendramini,

Professor Gian Piero Turchi,  Responsabile Scientifico della ricerca

Corso di Psicologia delle comunità

Università degli Studi di Padova

[1] Fonte: Francesca Fronteddu​

Per leggere la prima parte:  clicca qui

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ITALIAADOZIONI
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