Alle origini dell’adozione

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mom and daughter, ph moinuddin forhad, (c.c. Flickr)

Ho sempre parlato alla mia – allora – bambina della sua mamma biologica, che ha fatto a me l’enorme dono di una figlia.

La mia bambina all’età di tre anni era solita chiedermi se ricordassi luoghi e persone che io non potevo conoscere, perché appartenenti al suo mondo di prima.

Non volevo ingannarla e mi ostinavo a spiegare che un’altra mamma l’aveva tenuta in origine nella pancia e alla nascita aveva scelto per lei una vita migliore, non fatta di stenti.

Esaltavo, con convinzione, questo atto di amore, una rinuncia straziante, che sentivo persino fisicamente, essendo madre biologica del primo figlio.

Avevo chiesto consiglio alla psicologa su come rispondere quando mia figlia si ostinava a ripetermi che eravamo lei ed io in quel posto, in quel momento, con quelle persone.

La psicologa aveva esaminato i disegni della mia splendida bambina, aveva fatto numerose sedute con noi e infine aveva concluso che la piccola era così felice di vivere nella nostra/sua famiglia da avermi trasportata nei suoi ricordi precedenti, in segno di totale accettazione.

Non temevo il momento in cui avrebbe voluto conoscere la sua mamma biologica, non l’ho mai percepito come una scelta tra lei e me, ma come una normale ricerca delle proprie origini.

Mia figlia ormai è adulta, laureata, lavora, vive con il suo compagno da anni e ancora non è partita alla ricerca della sua mamma biologica.

L’ho interrogata su questo punto, pregandola di essere sincera, senza timore di offendermi e questa è stata la sua risposta:

“Voglio un bene infinito alla mia mamma (adottiva) ma, avendo l’onore di essere amata da due mamme, solo se sarà destino avrò il piacere di conoscere anche la mamma biologica. Non ho voglia di intraprendere ricerche, sono fatalista e temo comunque di rimanerci male, perché immaginata troppo a lungo.

Certo che ho sempre avuto curiosità di conoscerla per vedere il suo volto, i dettagli del suo corpo e soprattutto il modo di essere e sapere se, come me, è una donna dinamica, piena di energie.

Unica cosa che so per certo è che è una donna coraggiosa e disperata, perché donare tua figlia a una famiglia di cui non si conosce nulla e di un altro continente… direi che è amore assoluto verso la propria figlia, affinché possa stare bene e allo stesso tempo è il dolore più grande che una mamma possa provare.

La mia mamma non mi ha fatto mancare nulla, anzi a volte mi ha dato anche troppo amore per protezione, ma molto meglio così, questo è uno dei motivi per cui ritardo la mia partenza per andare a visitare il Brasile.

Ti voglio un mondo di bene mamma (adottiva).”

 

Sono la mamma di due figli adulti, faccio mie le parole di Kahlil Gibran:

I vostri figli non sono figli vostri…

Sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita

Nascono per mezzo di voi,

ma non da voi

Dimorano con voi,

tuttavia non vi appartengono.

Potete dar loro il vostro amore,

ma non le vostre idee.

Potete dare una casa al loro corpo,

ma non alla loro anima,

perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.

Potete sforzarvi di tenere il loro passo,

ma non pretendete di renderli simili a voi,

perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.

Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.

L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane,

Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

Gabriella Mosso

della stessa autrice Doppia Mamma bio e ado

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ITALIAADOZIONI
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