Il valore di un nome nella mia adozione

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ph Dmitriy Fokeev, (c.c. Flickr)

Perché alla nascita ci viene dato un nome?

Immaginate di non avere un nome, o almeno di non ricordarvelo, di non saperlo più: come vi chiamerebbero le altre persone?

Esatto, non vi chiamerebbero. Utilizzerebbero forse dei fischi, o forse delle frasi come “Ciao bello” o “Ciao bella”, come se foste un animale. Non vi sentireste più persone, e finireste di darvi voi stessi un nome, inventandolo.

Per questo motivo il nome, oltre ad essere necessario, ha un valore per la società in cui viviamo: identifica una persona.

“Qual è il tuo vero nome?”

Le persone adottate, molto spesso, hanno un nome diverso da quello che era stato dato loro alla nascita. Io, ad esempio, mi chiamo Giulia; però il primo nome che ho avuto nella mia vita è stato Nadezhda (che significa speranza in russo), e per i primi sei mesi della mia esistenza mi sono chiamata con solo questo nome. Sono estremamente affezionata al mio “nome d’origine”, tant’è che me lo sono tatuato per il mio ventesimo compleanno.

La cosa “buffa”  è che io questo nome l’ho dimenticato per moltissimi anni, e quando mi è tornato alla mente l’ho odiato: ero troppo piccola per capire il gesto coraggioso e difficile che mia madre biologica aveva compiuto. Ma io l’ho odiato con tutta me stessa.

L’ho odiato perché mi ricordava il mio passato da orfana.

L’ho odiato perché mi faceva domandare: “Perché mia madre non mi ha voluta?”.

L’ho odiato perché mi faceva sentire sbagliata e diversa, ogni volta che una persona veniva a conoscenza del fatto che sono adottata e, puntualmente, mi chiedesse: “Qual è il tuo vero nome?”.

Questa domanda mi faceva profondamente arrabbiare: era come se Giulia non dovesse neanche essere preso in considerazione, come se me lo fossi inventata io. Avevo paura che io  dovessi rimanere etichettata per sempre dalla società come “quella neonata abbandonata dalla madre”, come se non potessi avere un nuovo inizio (che, in realtà, avevo già avuto con l’adozione). Però, in fondo, andavo fiera di avere anche quel nome, come se fosse un valore aggiunto: mi rendeva speciale agli occhi delle altre persone.

 

Il valore del “nome d’origine”.

Crescendo e maturando, ho compreso perché avessi quei sentimenti contrastanti per il mio “nome d’origine”. Il motivo è che Nadezhda e Giulia hanno lo stesso valore nella mia vita:

Nadezhda rappresenta il mio passato, che non potrò e non vorrò mai cancellare. Per questo motivo ho deciso di tatuarmelo: per non dimenticare mai ciò che sono stata, perché senza il mio passato non sarei qui ora.

Giulia indica il mio nuovo inizio. Rappresenta  la speranza del futuro migliore che mia madre biologica ha voluto donarmi, dandomi in adozione, e la mia fortuna ad essere stata adottata ed essere diventata la donna che sono oggi.

Giulia Nadezhda Cattani

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ITALIAADOZIONI
Redazione