Teatro per l’adozione

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Foto dell'evento

Il Progetto L’alfabeto dell’adozione  sta per concludersi. Ieri al Pacta Salone di Milano, sette classi di cinque scuole di Milano e provincia si sono esibite portando in scena storie di adozione. Gli alunni hanno drammatizzato il risultato dei laboratori sull’adozione a cui hanno partecipato dal mese di settembre. Abbiamo chiesto a una professoressa di lettere di raccontarci com’è andata nella sua classe.

TEATRO…   parola   magica   per   me,   che   da   sempre   penso   sia   un’esperienza assolutamente indimenticabile, per attori e spettatori.

TEATRO ragazzi! E mi vedo davanti facce stranite: “No, non sono capace, mi vergogno, non ho memoria, non so recitare…”.  
TEATRO, allora, ma TEATRO sull’accoglienza, sull’inclusione, sull’adozione. Per imparare ad essere, non a fare.
Il laboratorio teatrale proposto nella mia scuola fa parte del progetto “L’alfabeto dell’adozione”,  co-finanziato dalla Fondazione Cariplo . Il progetto è nato dalla collaborazione tra l’associazione ItaliaAdozioni, il Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, Teatro SguardoOltre e l’associazione 365gradi. 
 
L’obiettivo era   quello   di   sensibilizzare,   diffondere   e trasmettere  la  cultura dell’adozione, portatrice di valori civici e sociali quali accoglienza e inclusione, avendo come destinatari soprattutto i giovani in età scolastica e universitaria.
Il   progetto   si   è avvalso   del   linguaggio   teatrale   come   medium   per un’efficace comunicazione della cultura dell’adozione e per una riflessione sui problemi ad essa relativi. Il teatro, infatti,  trasmettendo  messaggi  concreti attraverso  l’utilizzo  di  immagini  e  azioni  fisiche,  è particolarmente adatto a veicolare contenuti in maniera adeguata a ogni tipo di fruitore, e quindi a potenziare la più ampia sensibilizzazione sul fenomeno.
Dopo le fatiche iniziali, dovute anche alla complessità del testo, sicuramente non   “immediato”   per   degli adolescenti  quattordicenni,  i ragazzi  hanno cominciato   ad apprezzare sempre di più il lavoro proposto dal nostro validissimo e disponibilissimo maestro, Gianni Coluzzi, maestro in tutti i sensi, perché padre adottivo oltre che attore. La sua pacatezza, la sua pazienza, ma anche la giusta fermezza dei suoi suggerimenti, hanno portato la mia classe a lavorare su un livello inizialmente impensabile e sotto la sua guida in diversi hanno scoperto talenti   inaspettati,   paure   infondate,   sguardi   attenti.
Ma   la   vittoria   più importante per ciascuno e per tutti è stato scoprire che di adozione si può parlare, si possono esprimere dubbi e curiosità, si possono immaginare fatiche e   dolore,   ma   anche   gioia   e   accoglienza.   Ne   sono   scaturite   domande   e discussioni, ma soprattutto condivisione ed empatia nei confronti di amici e conoscenti.
Il “pensavo non se ne dovesse parlare” è diventato un “lo sai che …”   condiviso   in   famiglia,  con   gli  amici,  con   altri  compagni  di  scuola. “Virale”, direbbero loro. Ci sono anche virus “buoni”, allora, che contagiano con idee e speranze, con empatia e abbracci.
Sono, siamo immensamente grati per questa   opportunità  generosa   e  coinvolgente,  che   sicuramente  rimarrà   nei ricordi, nella storia di questi ragazzi che si affacciano ad un mondo che da domani sarà più accogliente, più sicuro, più capace di diffondere speranza.
Simona Schenone

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ITALIAADOZIONI
Redazione