Lettera di Elena

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Nell’attesa di ricevere le vostre lettere per la nostra categoria fuori concorso “Lettera di un’adozione 2019″, pubblichiamo una lettera inedita della scorsa edizione del Festival delle Lettere.

Cara Anna, questa lettera è per te. Hai dieci anni e da cinque condividi la tua vita con tuo fratello Andrea, arrivato, come te, dalla Russia. Mi rendo conto che, forse, non ti ho mai chiesto esplicitamente quali fossero le tue aspettative su questo fratellino che arrivava dal paese dove sei nata anche tu, ma so per certo, conoscendoti, che erano alte. Finalmente potevi gridare al mondo: “Vedete, anche io ho un fratello!” E poco importava se al mondo questa cosa poteva anche non interessare, era importante per te, ci tenevi ad essere “come gli altri” e nella tua testa di cinquenne in attesa, tutti gli altri avevano fratelli e sorelle.

Non ti ho mai chiesto, esplicitamente, se tutte queste aspettative siano state disattese, ma posso immaginare che in parte lo siano state; Andrea non è né meglio né peggio di altri bambini, ma sicuramente è diverso.

Ogni sera ti ripeto che se ogni giorno della mia vita potessi dire chi vorrei che fossero i miei bambini, direi sempre e solo voi. E per tanto tempo tu mi hai chiesto: “Diresti anche Andrea?”

“Certo che direi anche Andrea!” Nei nostri sogni non desideravamo dei figli perfetti o quanto più simili ai vostri compagni di scuola o ai nostri vicini di casa, noi abbiamo semplicemente aperto il nostro cuore e il nostro mondo a chi, in quel momento, ha bussato alla nostra porta. E la vita ha voluto che foste voi due a farlo e sempre la vita ha deciso che solo tu potessi essere la miglior sorella maggiore che Andrea potesse avere.

Però sono consapevole della grande fatica che hai fatto, che fai ogni giorno e che farai per tutta la tua vita. Ricordo una volta che eravamo in macchina e un bambino che era con noi ti chiese a bassa voce: “Ma tuo fratello è handicappato?” E tu sempre a bassa voce rispondesti: “Non lo so, ma cosa vuol dire handicappato?” A me si è gelato il sangue. Vedi, probabilmente, ero più preparata alle solite domande sull’adozione, a quelle banali e un po’ stupide, quelle della “fantascemenza” come le chiami tu, del tipo: “Ma sono fratelli fratelli? Ma lo sanno di essere adottati? Ma la chiamate signora o mamma biologica? Ma che bella cosa che avete fatto …”

Invece, quella domanda mi è girata in testa per un sacco di tempo e mi sono resa conto che dovevo in qualche modo spiegarti la diversità di Andrea. Ma, nonostante infiniti tentativi, non mi uscivano le parole adatte che potessero aiutare anche Andrea a capire. Allora, dopo infinite spiegazioni scientifiche, ti inventasti “le scatoline di Andrea”, come se fossero la cosa più ovvia del pianeta.

Mi ricordo che un giorno mi dicesti: “Il nostro cervello lo possiamo immaginare fatto di tante scatoline tutte perfettamente ordinate per dimensioni, forma e colori: le rosse con le rosse, le quadrate vicino a quelle geometriche e così via. E anche il loro interno è molto composto; tutto in ordine, le parole vicino alle parole, i numeri ai numeri, la sequenza delle azioni messe in maniera tale che saltare su una gamba sola o andare in bicicletta sono un gioco da ragazzi. Per cui a noi viene facile fare tutto, basta recuperare la scatolina giusta. Invece nella testa di Andrea, le scatole sono tutte in disordine, come quelle che ci sono nella cantina della nonna o nel solaio del nonno.

Le grandi vicino alle colorate, le quadrate vicino a quelle trasparenti con i coperchi messi a caso. Dentro regna il caos, tu usasti la parola “casino”, in verità, un po’ come nel cassetto della biancheria, dove le calze uguali non si trovano mai e le mutande sono sotto le canottiere e magari sono pure mescolate. Ed è per questo che Andrea non trova mai la scatolina giusta, perché se anche la trova, magari, poi il contenuto è diverso da quello che si immaginava e anche le parole non sono mai al posto giusto e, dunque, parlare per lui è una gran fatica!” Quante volte gli hai gridato: “Andrea, cambia scatola!!” Questa lettera è per ringraziarti di aver trovato questo modo per farti capire anche da tuo fratello, sei veramente una bambina in gamba, testona, egocentrica e permalosa, ma succede che stai anche le ore su una panchina ad aspettare che Andrea finisca le sue terapie, quelle che gli permettono di riordinare la cantina e il cassetto della biancheria.

E spesso mi dici: “Lui fa terapia, ma quando copia me, impara subito, perché i neuroni dello specchio (Anna, i neuroni-specchio) sono quelli di fratello e sorella e noi lo siamo per davvero.”

“Mamma, ma dalla disprassia si guarisce?”  Anna, ti voglio un mondo di bene.

Elena Rivabella

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ITALIAADOZIONI
Redazione