ADOZIONI DI FRATRIE: L’IMPORTANZA DI AVERE UN FRATELLO

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tesi, ph Giorgio Montersino, (c.c. Flickr)

La tesi di questo mese avvia una riflessione che ci porta nel cuore del legame fraterno. In seno alla famiglia adottiva, i coniugi accolgono talvolta, più spesso di quanto non si possa pensare, una fratria sia attraverso l’adozione nazionale che internazionale. Quali implicazioni ed intensità emotive lambiscono o penetrano profondamente il nuovo tessuto familiare?        Questa attenta ricerca evidenzia i diversi bisogni che si impongono e spesso determinano tensioni e conflitti la cui origine ha profonde radici, sconosciute ed insondabili, ma certamente manifeste in più fasi dell’evoluzione del legame familiare.

Continua con successo la pubblicazione delle tesi di laurea o dottorato che hanno come tema l’adozione. Ringraziamo di cuore tutti i neo-laureati e neo-laureate, e ricordiamo che chi desidera condividere il proprio lavoro di tesi sui temi dell’adozione, può prendere contatto o inviare un articolo di presentazione della ricerca svolta e l’abstract con le conclusioni a redazione@italiaadozioni.it

Per il mio lavoro di tesi avevo scelto di trattare il tema dell’adozione in quanto è un fenomeno che riveste una notevole importanza. In seguito ad un percorso di stage che ho svolto presso una Cooperativa Sociale di Velletri, che gestisce diverse strutture di accoglienza per minori, ho deciso di concentrare la mia attenzione su un determinato tipo di adozione: quello dei fratelli. Ho avuto modo di conoscere i professionisti del settore: assistente sociale, educatori professionali e psicologa, e ho avuto anche la fortuna di poter incontrare le famiglie adottive che mi hanno raccontato le loro storie.

Le liste Special Needs

Il Permanent Bureau della conferenza dell’Aja ha pubblicato nel 2009 la “Guida alle buone prassi” e ha dedicato un intero capitolo ai bambini “Special Needs”, sollecitato dall’aumento di minori che arrivano all’adozione internazionale in situazioni di particolari necessità, suggerendo così percorsi operativi pensati per facilitare l’adozione di questi minori con bisogni speciali. I casi di bambini special needs sono migliaia in tutti i Paesi, e talvolta a causa di un mancato interessamento a livello della propria adozione nazionale, sono i primi destinatari dell’adozione internazionale.

I minori che fanno parte delle liste Special Needs vengono classificati secondo quattro categorie:

- Minori che hanno subito gravi traumi o che presentano problemi di comportamento (bambini che hanno subito gravi maltrattamenti o abusi, bambini iperattivi o con disturbi della condotta più gravi).

- Minori con incapacità fisiche e mentali di vario genere.

- Minori con età superiori ai sette anni.

- Fratrie (gruppi di tre o più fratelli).

Il percorso pre-adottivo dovrebbe essere in grado di fornire le informazioni indispensabili per conoscere in modo adeguato e corretto le caratteristiche sanitarie e psicologiche dei bambini, accompagnare le coppie ad approfondire le loro motivazioni e far emergere le risorse che permetteranno di gestire nel modo migliore i bambini che accoglieranno. Ciò comporta la necessità di una revisione delle prassi operative degli Enti e delle Istituzioni preposte all’adozione, che devono formarsi adeguatamente per essere in grado di valutare, preparare e accompagnare la coppia che accoglierà i minori.

Facendo riferimento all’ultima delle quattro categorie, l’adozione simultanea di più bambini implica un livello di complessità maggiore rispetto all’adozione di un minore singolo, poiché ci si trova ad accogliere non solo i fratelli in senso fisico, ma anche la loro storia, la loro relazione e il loro passato molto spesso tumultuoso e problematico. Alle coppie che decidono di intraprendere questo percorso vengono richiesti ulteriori momenti di riflessione, oltre ad una valutazione circa le proprie capacità di gestire adeguatamente le emozioni, di tollerare i momenti di frustrazione, essere in grado di attivare appropriate strategie di coping, cioè sapersi adattare alle situazioni stressanti e riuscire a farvi fronte, possedere una sufficiente quantità di tempo da dedicare in maniera eguale ai fratelli e non da ultimo, è richiesta una rete parentale che funga da supporto.

All’interno della struttura familiare i fratelli funzionano come un sottoinsieme (Bernart, Ferrara, Pecchioli): la difesa di questo sottosistema dall’invadenza dei genitori serve ai figli per accrescere la propria autonomia e per individuare i propri interessi, inoltre questo sottosistema costituisce anche un primo e importante laboratorio per lo sviluppo delle competenze sociali, in cui poter imparare capacità quali la negoziazione e la cooperazione. Il legame fraterno costituisce il contesto basilare in cui si sperimentano differenti posizioni sociali: l’individuo si caratterizza al contempo come simile e come differente, è soggetto alla dialettica dell’eguaglianza e della gerarchia; la relazione fraterna dunque è cruciale per la costruzione della propria identità. I fratelli e le sorelle condividono ricordi, esperienze ed emozioni, ogni soggetto ha la possibilità di sperimentare l’intero spettro emozionale insieme ai legami affettivi, all’ambivalenza verso l’altro e verso i genitori. L’esperienza della fratellanza prepara inoltre alla vita della comunità, sostiene l’apprendimento dei comportamenti sociali come la fiducia reciproca, la pazienza, la collaborazione, ma anche la conflittualità, la diffidenza e la competizione, è l’ambito in cui emergono le dinamiche e le contraddizioni che si vivono nei rapporti sociali, e permette all’individuo di sperimentare la complessità delle relazioni che si affrontano nella vita. Il Professor Muscetta, neuropsichiatra e psicoanalista, nel suo articolo “il ruolo dei fratelli nel processo di crescita di un bambino” spiega che i bambini che hanno fratelli e sorelle maggiori con i quali sono in grado di costruire un comportamento amichevole e cooperativo, dimostrano di possedere comportamenti prosociali, come simpatia, senso di giustizia e altruismo  i quali non si limitano solo alle interazioni tra di loro ma vengono esportate al di fuori del contesto familiare, influenzando anche i rapporti con i compagni a scuola.  La possibilità per un gruppo di fratelli di vivere la fratellanza come luogo relazionale positivo, di sviluppo coerente con le fasi di crescita dipendono dal ruolo dei genitori e dalle competenze genitoriali di mediazione basate sui principi di equità. Quando i fratelli hanno la possibilità di sperimentare un ambiente sano, condiviso e progettato dai genitori, frutto dei valori degli adulti di riferimento, i figli possono vivere la propria individualità nel rispetto di quella del fratello, consapevoli dell’esistenza del legame fraterno come risorsa affettiva e di sostegno. In situazioni di crisi familiari invece, il sottoinsieme fratelli subisce cambiamenti profondi ed è costretto ad abbandonare la dimensione ludica per diventare co-protagonista nel percorso di “sopravvivenza familiare” e successivamente di “riorganizzazione familiare”. In presenza del coinvolgimento di tutti i fratelli nel corso dei comportamenti violenti o maltrattanti, si determina una dinamica supportiva tra i fratelli, i quali metteranno in campo comportamenti di protezione reciproca per sopperire alle carenze educative dei genitori, diventando essi stessi sostituti genitoriali in grado di attivare comportamenti di cura, sostegno reciproco e accudimento. Solitamente è il fratello maggiore che assume il ruolo di sostituto genitoriale, abbandonando i comportamenti tipici della relazione fraterna come il gioco, la complicità, l’antagonismo e la gelosia. Quindi in questi casi la relazione fraterna, grazie alla coesione del gruppo, diventa una risorsa e un fattore di protezione in quanto assorbe le complessità legate alla deprivazione affettiva genitoriale. La presenza affettiva ed organizzativa del fratello più grande permette agli altri fratelli di vivere con minore intensità le problematiche relative alla situazione familiare e un attaccamento sicuro nei confronti di un fratello può mitigare gli effetti dell’attaccamento insicuro nei confronti dei genitori. Il ruolo protettivo e di sostegno del fratello maggiore avvalora dunque la tesi secondo la quale la relazione fraterna, in situazioni problematiche e di disagio, costituisce una risorsa, in quanto attenua la sensazione di abbandono e assorbe le complessità legate alla deprivazione affettiva genitoriale. Questo consente di superare la visione errata della fratria quale fattore di rischio anziché fattore di protezione e risorsa nei processi di trascuratezza, ed elemento fondamentale dei processi di resilienza familiare.

L’adozione della fratria congiunta o disgiunta:

Se i fratelli non possono crescere in maniera adeguata nella loro famiglia d’origine, allora le autorità competenti devono decidere per loro un’accoglienza congiunta o una collocazione separata. Le relazioni tra fratelli costituiscono spesso l’unica costante certa in storie di vita personali segnate da frequenti rotture e cambiamenti, per questo motivo la fratellanza è una preziosa risorsa non solo per il tempo passato all’interno di strutture di accoglienza ma anche per il periodo successivo alla dimissione.

La scelta di alcune coppie di adottare un gruppo di fratelli ha un valore sociale, poiché si predilige il principio della continuità familiare e si riconosce l’importanza del diritto alla fratellanza. Nel momento dell’adozione, la coppia si trova ad accogliere un gruppo familiare sopravvissuto al trauma dell’abbandono, all’istituzionalizzazione e che ha fortificato il legame fraterno proprio in ragione dell’esperienza della disgregazione familiare. Il gruppo di fratelli nel fronteggiare il trauma ne attutisce l’intensità, permettendo a tutti di mantenere uno dei punti di riferimento familiare quando quello genitoriale viene a mancare, cioè il legame fraterno. In situazioni in cui il trauma è potenzialmente un’esperienza di perdita e di frammentazione, la presenza dei fratelli permette che questa viene gestita e sopportata grazie al sostegno reciproco. Quindi quando i genitori adottivi accolgono un gruppo di fratelli devono ricordarsi che in realtà si trovano di fronte ad un vero e proprio gruppo familiare, con una propria storia, appartenenza e vita passata insieme. In queste situazioni sarebbe utile come primo passo da compiere quello di analizzare la storia della fratellanza, comprendere il rapporto che si è instaurato, riflettere sui livelli di attaccamento che li legano e valutare quali siano le migliori modalità del loro inserimento in famiglia. Avendo passato molto tempo insieme a famiglie che hanno adottato delle fratrie, da loro ho appreso che il minore non nasce nel momento in cui viene adottato. L’adozione di una fratria consente di preservare la loro l’identità familiare, mantenendo memoria del proprio passato L’accoglienza congiunta permette una graduale trasformazione degli schemi di comportamento, i figli imparano che sono gli adulti che rivestono i ruoli di responsabilità, i fratelli maggiori capiscono che i minori sono finalmente accuditi anche senza il loro intervento, e questo gli consente di concentrarsi sui propri bisogni di figli. Una combinazione di tempo e spazi definiti uniti alla presenza di persone adulte che fungono da riferimento, sono i fattori che attivano un processo di socializzazione fatto di scambi, negoziazioni e talvolta anche conflitti che consentono la ricostruzione della propria identità e il riconoscersi finalmente nel ruolo di figlio.

Diversamente da quanto detto precedentemente, in alcune circostanze è preferibile separare i fratelli in occasione di una loro adozione; ciò accade in presenza di una fratria estesa, con più di tre fratelli, in quanto costituisce una realtà complessa da gestire. A volte gli operatori sono spinti a prediligere un’adozione disgiunta in considerazione della maggiore difficoltà nel reperire famiglie disposte ad adottare più di due bambini insieme, oppure in presenza di legami ad alta conflittualità tra i fratelli si preferisce dividerli per non caricare di difficoltà aggiuntive e di difficili compiti riparativi le famiglie. In altre circostanze, la fratria viene disgiunta o per una forte differenza di età tra i fratelli o nei casi in cui risulta che uno dei fratelli mettesse in atto comportamenti maltrattanti o abusanti sull’altro.

Loredana Paradiso, psicologa clinica e psicopedagogista, spiega molto bene nel suo libro “Fratelli in adozione e affidamento: il diritto alla fratellanza e la continuità degli affetti nella relazione fraterna biologica e sociale” come fino a qualche anno fa il tema dell’importanza del legame fraterno non era considerato nei casi di adozioni di fratrie disgiunte neanche di fronte ai comportamenti dei bambini che manifestavano il proprio dolore per la perita del fratello. In questi casi si sviluppava un’esperienza di lutto atipica, soffrono per la perdita poiché consapevoli dell’esistenza di un fratello con cui non è più possibile vivere. Negli ultimi anni però è sorto nel dibattito scientifico il tema del diritto alla fratellanza e alla continuità affettiva, per cui si presta sempre maggiore attenzione alla relazione fraterna e dunque si mettono in campo interventi volti a favorire il mantenimento della stessa, laddove un’adozione congiunta non sia possibile. Le fratrie estese sono state dunque inserite nelle liste “Special Needs”, con l’obiettivo non solo di individuare più facilmente coppie disposte ad accogliere più minori, ma anche di evidenziare la peculiarità di questa esperienza familiare e quindi di genitorialità. I genitori che adottano fratelli appartenenti ad una fratria estesa disgiunta si rendono disponibili non solo a mantenere i contatti tra i fratelli in una logica comunicativa, ma a farli incontrare, tenendo costanti rapporti di frequentazione e condivisione di momenti importanti in una dimensione di famiglia allargata. Ho potuto osservare in alcune famiglie alcune caratteristiche della genitorialità condivisa, come il prendersi cura dei propri figli, della relazione con i rispettivi fratelli e della famiglia allargata, con particolare attenzione ai confini esistenti tra ciascuna famiglia, in un clima di cooperazione e affiliazione. Ogni famiglia che adotta una parte di una fratria accoglie non solo un figlio, ma anche i rispettivi fratelli collocati in altre famiglie all’interno di un rapporto di parentela e condivisione degli affetti; in questo modo i fratelli continuano ad avere la possibilità di crescere insieme nonostante il collocamento disgiunto in famiglie diverse, rispondendo al diritto della fratellanza e alla continuità affettiva.

 

A volte essere un fratello è ancora meglio che essere un supereroe.

(Marc Brown)

Antonella De Liso

Università degli studi “Roma Tre”.  Dipartimento di Scienze della Formazione

Corso di Laurea Magistrale in “Management delle Politiche e dei Servizi Sociali”

Anno Accademico 2016/2017

Tesi di laurea “Adozioni di fratrie: studio delle caratteristiche dei minori e analisi dei percorsi adottivi”

Relatrice: Prof.ssa Antonella Rissotto

 

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