Adozione di fratrie: successo o fallimento assicurato?

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DSC_3623, ph KOP Africa, (c.c. Flickr)

La prospettiva di una assistente sociale sull’adozione di più fratelli tra preconcetti, timori, avvicinamenti o negazioni. La riflessione si impone, ma spinge anche a scelte di fiducia e coraggio: tra i due coniugi, tra la coppia e la fratria,  infine tra il nuovo nucleo familiare e un accompagnamento supportivo di esperti, disponibili ad una reale ascolto.

“Dottoressa me lo dica onestamente: quante possibilità abbiamo di non farcela? … Voglio dire, madre natura non ci ha donato nemmeno un figlio e ora dovremmo pensare di prenderne più di uno? Magari riuscendo nell’impresa?”.

Questo il pensiero di un’aspirante mamma adottiva, condiviso – con tinte più o meno accese – da diverse coppie, incontrate negli ultimi anni. “Adottare più fratelli” è un’espressione che scatena inevitabilmente delle reazioni: dallo sconcerto più totale alla riflessione profonda, passando per timidi avvicinamenti e negazioni inconfutabili. Nel corso della storia la fratellanza non sembra aver mai ricevuto l’importanza che merita, poiché è sempre stata considerata un legame secondario, rispetto a quello genitoriale. Pur non essendoci riferimenti normativi dedicati, ne troviamo traccia nelle Linee guida dell’Onu del 2009 sull’accoglienza fuori dalla famiglia di origine dei bambini, in cui si legge: “I fratelli per principio non dovrebbero essere separati in collocazioni assistenziali differenti, a meno che non esista un chiaro rischio di abuso o altre motivazioni nell’interesse del bambino. In ogni caso, ogni sforzo che permetta ai fratelli di mantenere il contatto l’uno con l’altro, deve essere compiuto, a meno che ciò non vada contro i desideri o gli interessi dei bambini”.

Si tratta di un fenomeno esistente, di cui si sente parlare in misura maggiore quando ci si avvicina al mondo dell’Adozione Internazionale (“Eh sì, in Brasile è risaputo che se ne prendono almeno due o tre!” – ecco l’eco di un’altra coppia adottiva nella mia memoria). Anche in Italia la tematica, forse meno indagata o cliccata su Google, è presente ed assume una rilevanza propria. Il focus, finora, è sempre stato diretto alle maggiori difficoltà relazionali ed organizzative, all’impegno economico, piuttosto che alle potenzialità ed ai fattori protettivi del legame fraterno, considerato per diverso tempo “sacrificabile” in ambito adottivo.

La paura, che accomuna le coppie adottive, è proprio quella di avere maggiori possibilità di fallimento; il tentativo successivo è quello di comprendere di che numeri si stia parlando.

Non è possibile, tuttavia, ancora estrapolare dai Tribunali per i Minorenni italiani dei dati specifici, riferiti alle percentuali di adozioni nazionali di fratrie, sebbene il trend confermi ancora una frequenza maggiore nei percorsi di adozione internazionale.

Possiamo evidenziare che le fratrie, nel contesto adottivo italiano, figurano nelle liste di bambini con bisogni speciali (Special Needs), unitamente ad altre tre distinte categorie: minori che hanno subito gravi traumi o presentano problemi comportamentali (a titolo di esempio: bambini che hanno subito gravi abusi o maltrattamenti, minori iperattivi o con disturbi gravi della condotta); minori che presentano incapacità fisiche o mentali; minori di età superiore ai sette anni.

“Noi non sappiamo cosa dire, davvero … adottare più bambini insiemeci sembra, come dire …. Complicato???”.

La letteratura scientifica disponibile in materia evidenzia, chiaramente, che già l’adozione di un figlio singolo provoca un sostanziale mutamento negli scenari di vita della coppia. Accogliere due o più fratelli implica certamente un livello maggiore di complessità, il bisogno di aprirsi alla loro storia, al legame di attaccamento che può apparire tumultuoso, a tempi differenti, nonché ad età anche molto diverse tra loro (si pensi all’adozione di due sorelle di 4 e 15 anni!). Gli specialisti che seguono le coppie nella fase di pre-adozione, richiedono spesso ulteriori e specifici momenti dedicati alla riflessione sul tema, valutano insieme agli aspiranti “mamma e papà” le capacità di gestione della frustrazione e di attivazione di strategie di adattamento – soprattutto in situazioni stressanti – nonché la disponibilità di tempo da dedicare egualmente a tutti i componenti della fratria, magari con il sostegno di un’adeguata rete di supporto. Questi rappresentano però anche i requisiti, che fanno ben sperare nella riuscita di qualsiasi abbinamento, anche quello di un singolo minore.

 “E se poi facessero famiglia a sé? Tagliando del tutto fuori noi genitori?”

 Certamente, nell’ambito della struttura familiare, genitori e figli si collocano su piani differenti, ove i fratelli funzionano come un sottoinsieme, la cui difesa dalle eventuali intrusioni della coppia genitoriale, risulta funzionale per identificarsi, rendersi autonomi ed individuare i propri interessi. Nel sottoinsieme “fratelli”, i minori sviluppano competenze sociali specifiche, discutono, si differenziano, ma imparano anche il valore del compromesso e del fare squadra.

Le fratrie, specialmente quelle che si affacciano all’adozione, condividono esperienze, ricordi ed emozioni significative. Fratelli e sorelle imparano a fidarsi gli uni degli altri, a collaborare, ma sperimentano anche sentimenti ed agiti ambivalenti e contraddittori, tipici dei rapporti sociali che ognuno affronta nel corso della vita. La dott.ssa Antonella De Liso, nell’ambito della tesi di laurea “Adozioni di fratrie: studio delle caratteristiche dei minori e analisi dei percorsi adottivi” (disponibile nell’area dedicata del presente sito internet), mette in risalto che la relazione fraterna è, nell’ambito dei rapporti umani, la più flessibile e plastica: i fratelli sono infatti in grado di passare dal gioco alla competizione, dalla rivalità alla cura reciproca, dal disinteresse alla protezione ed al sostegno emotivo e affettivo.

La possibilità per un gruppo di fratelli di vivere la fratellanza come luogo relazionale positivo, di sviluppo, coerente con le fasi di crescita, dipende dal ruolo dei genitori e dalle competenze genitoriali di mediazione basate sui principi di equità. Quando i fratelli hanno la possibilità di sperimentare un ambiente sano, condiviso e progettato dai genitori, frutto dei valori degli adulti di riferimento, i figli possono vivere la propria individualità nel rispetto di quella del fratello, consapevoli dell’esistenza del legame fraterno come risorsa affettiva e di sostegno.

“Chi può decidere di dividere una fratria? Perché potrebbe esserci impedito di prendere tutti i fratelli?”

Ogni adozione ha le sue peculiarità, al pari del tentativo di ricerca della migliore famiglia possibile per un minore specifico (dunque non del bambino adatto ad una determinata coppia!). I fratelli vivono insieme la loro storia, così come il percorso – almeno nella maggior parte dei casi – all’interno delle strutture di accoglienza, divenendo risorsa reciproca.

Alcune fratrie possono essere separate, dietro indicazione dell’Autorità Giudiziaria, in alcune casistiche, tra cui rintracciamo: l’assenza di legami, il pericolo di abuso o maltrattamento dell’uno sull’altro, relazioni completamente disfunzionali; differenze di età davvero notevoli; numerosità del nucleo (generalmente oltre i tre componenti); situazioni di disabilità gravi. Si aggiungano, inoltre, circostanze di deprivazione e sofferenza, tali che ogni componente della fratria abbia bisogno di una coppia genitoriale dedicata.La decisione del Giudice viene ponderata attentamente e, generalmente, viene condivisa con gli attori cointeressati al caso e la rete che si occupa dei minori.

In alcune circostanze può essere domandato alle coppie di dare la disponibilità all’adozione disgiunta di fratelli, con richiesta di frequentazione nel tempo. In questo caso, quando ci si trova di fronte a nuclei di due o più fratelli, vengono scelte più coppie che adottano uno o più minori della stessa fratria, con l’impegno a proseguire la frequentazione sia durante la fase di incontro ed adozione, ma anche di crescita in generale. In questa ottica ogni coppia che adotta una parte di una fratria accoglie il proprio figlio o figli (!), ma anche i suoi fratelli/sorelle collocati in altre famiglie, all’interno di un rapporto di parentela e condivisione degli affetti; questa strategia consente al nucleo di continuare ad avere rapporti, nonostante il collocamento disgiunto, rispondendo al principio di continuità affettiva ed al diritto di fratellanza.

In conclusione, è possibile indicare la domanda che figura nel titolo come meramente provocatoria. La presunta “assicurazione” non esiste, nelle relazioni umane così come nei percorsi adottivi. La complessità, nell’adozione di fratrie, è certamente elevata ed evidenziata, ma non è insuperabile e non porta necessariamente ad un fallimento. Chi scrive, oltre all’eco delle coppie adottive sottolineato nell’articolo, ha toccato con mano la paura di fratelli e sorelle nell’essere separati (“Giudice ma lei potrà dire alla famiglia che cercherà per noi, che vorremmo restare insieme? Che noi sorelle siamo un pacchetto 2×1?!” e ancora “mio fratello è tutto quello che ho, non me lo portate via!”); così come il desiderio di fratrie divise di rincontrarsi, letto tra le righe magari durante momenti di gioco, dove il pupazzo preferito prendeva sempre il nome della sorella o del fratello, che sembrava dimenticato/a da tempo. Le coppie adottive che scelgono di adottare una fratria, sia essa congiunta, che disgiunta, non indosseranno il cartellino identificativo di “supereroe” o di “folle al 100%”; l’auspicio è che possano essere supportate – e scelgano di esserlo – in tutte le fasi di conoscenza, inserimento e post-adozione.

L’amore fraterno è il più durevole; assomiglia a una pietra preziosa che resiste ai più duri metalli e il cui valore si accresce con gli anni. (Hector Carbonneau)

Silvia Bruffa

 

Spunti di lettura:

-        Paradiso L. Fratelli in adozione e affidamento. Il diritto alla fratellanza e la continuità affettiva nelle relazioni fraterne biologiche e sociali. Franco Angeli 2016.

-        Muscetta S. Il ruolo dei fratelli nel processo di crescita di un bambino. Articolo.

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ITALIAADOZIONI
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