Ricerca delle origini: un percorso di cui avere cura e rispetto

170 - Typing, ph Hillary, (c.c. Flickr)

La ricerca della felicità è un percorso lungo una vita e, ricostruire i passaggi che l’hanno determinata, diventa talvolta un bisogno impellente di tornare al punto zero. Valutare, soppesare ed essere sostenuti da chi ci conosce e ci ama nel presente, può essere determinante per affrontare il ritorno al passato. La riflessione che leggerete parte dallo slancio di una giovane e forte donna, che  ha scelto la via giusta: essere amata ed amare ciò che è.

 

Negli ultimi giorni, ho letto della ragazza che ha cercato a lungo la madre di nascita (o biologica se si preferisce, ma non amo questa definizione), prima rivolgendosi al tribunale, e in seguito ad un programma televisivo, ed ha poi ricevuto una lettera anonima che parrebbe essere scritta dalla suddetta madre di nascita, che le scrive di non volerla conoscere e di desistere dal cercarla. La donna utilizza parole dure e che non lasciano spazio ad aperture future. Questo il fatto, ma senza voler entrare nello specifico della storia, certamente dolorosa, rifletto sulla necessità di seguire un percorso di elaborazione che accompagni il desiderio di ricerca.

Perché, prima di cercare serve forse fare i conti con le proprie aspettative, e chiedersi il perché di questa ricerca. Ci tengo a chiarirlo, sono personalmente convinta, che la verità sia sempre meglio saperla, per dolorosa che possa essere, e che il desiderio di ricerca sia non solo legittimo ma da accompagnare con cura e rispetto. Perché ognuno ha la sua storia e conoscerla, farci i conti, credo sia imprescindibile per poterla srotolare nel futuro, con maggiore consapevolezza e serenità. E proprio per questo, mi appaiono rischiosi i tentativi di ricerca sul web, o in solitaria, con appelli emozionanti ma dal potenziale contraccolpo dolorosissimo. Questo da entrambe le parti, sia che siano i genitori o la famiglia di origine che tentano di ricucire una rottura, sia che siano i figli adottivi, in cerca delle proprie radici.

Servono saldezza e coraggio, ed avere alle spalle una famiglia che sostiene questo percorso, capace di accompagnarlo senza sovrapporsi ai figli, ma rimanendo porto sicuro per loro, ed è indispensabile una buona dose di empatia. Perché la propria necessità di cercare, trovare risposte, si incontra necessariamente con altri vissuti ed altre storie, ed anche per queste occorre rispetto.

Inoltre tornando a ciò che mi chiedevo più su, mi pare che sia utile un’elaborazione sulle aspettative, per non alimentarle di speranze e possibilità edulcorate, ché la vita lavora su tutti e lascia cicatrici, che ognuno cura come sa e come può.  È forse questa la parte più difficile, provare a considerare che il nostro bisogno di risposte non abbia un’eco, per noi consona, dall’altra parte, e non per cattiveria o per superficialità ma perché le fragilità che hanno portato a lasciare un figlio, per essere superate, necessitano di strumenti emotivi ed oggettivi, e in mancanza di essi, può risultare difficile incontrare una parte di vita dolorosa e non elaborata. Altro discorso è certamente quello dei casi (forse più rari, ma presenti) in cui i figli non siano stati volontariamente abbandonati, ma si siano trovati ad essere adottati per altri motivi, eppure, anche in queste situazioni, penso sia necessario tenere presente che le strade possono cambiare percorso, e non è semplice tornare a ripensare accadimenti dolorosi.

Perciò credo che davvero sia importante, ed urgente, il pensare ad un accompagnamento delle ricerche, che abbia cura ed empatia per tutti i componenti, (famiglie adottiva, figli adottivi e genitori di nascita), e sappia costruire una rete di sicurezza a cui poter fare riferimento.

Ritrovare pezzi di sé, ricomporre un puzzle, aggiungerne pezzetti, o anche sapere perché non ve ne siano più di disponibili aiuta a poter riconoscere il riflesso nello specchio, non temerne l’immagine che ci restituisce, non sempre completa, ma reale e meravigliosa con le sue crepe, luminose di vita.

 

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A proposito dell'autore

Devi Vettori
Figlia adottiva arrivata dall'India anni fa, una grande passione per le storie e racconti di vita che sto trasformando in un lavoro sempre più concreto coltivando così la mia passione per la letteratura che mi ha fatto laureare al D.A.M.S. qualche anno fa. Crescendo mi sono tenuta vicino al mondo dell'adozione che ho affrontato in modo più strutturato durante i miei studi di antropologia culturale e di cui continuo ad osservare le mutazioni con crescente interesse.