Cara adozione, più che un libro, una sorpresa

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Teachers Pet, ph Matthew,(c.c. Flickr)

Abbiamo le due tesine che la Giuria di Italiaadozioni ha selezionato da pubblicare sul sito della nostra associazione. Sono quelle di Vanessa Righetti e Annarosa Granata, scelte tra una quarantina di studenti dell’Università degli Studi di Verona a cui è stato chiesto di redigere una tesina su “Cara adozione”. Gli elaborati comprendono un’introduzione, analizzano uno dei capitoli secondo le proprie preferenze e riflettono sulle lettere contenute. Le due tesine si sono aggiudicate l’attenzione della Giuria grazie al contenuto empatico (Vanessa Righetti) e all’originalità dell’introduzione (Annarosa Granata). La collaborazione con gli studenti è ancora aperta. Aspettiamo le loro relazioni per individuarne altre di significative da pubblicare nel 2018. Di seguito l’esperienza di un membro della Giuria composta da quattro autori del libro e un esterno.

Durante il mese di agosto, leggendo le bellissime tesine scritte dagli studenti, ho avuto modo di ripercorrere le varie tappe contenute nel libro “Cara Adozione”. Pur essendo uno dei tanti che ha contribuito con una sua lettera a comporre il libro, mi sono ritrovato, e spesso immedesimato, nelle esperienze di molti che hanno raccontato la loro “avventura adottiva”.

Ritengo tutte le tesine, e sottolineo tutte, meritevoli di essere lette e rese pubbliche, dovendo fare una scelta, quelle di Vanessa Righetti e di Annarosa Granata sono quelle che mi hanno coinvolto maggiormente.

Nei testi esaminati si trovano spesso delle citazioni metaforiche:

“Leggendo il libro si ha come la sensazione di trovarsi a teatro, un luogo dunque in cui tutti gli attori presenti in scena, prima o poi, avranno finalmente modo di dire la loro battuta” (Righetti).

Non so dove mi porterà il futuro, ma posso dire che questo libro ha spalancato una porta che non ho alcuna intenzione di chiudere e l’ha aperta su un sentiero che, chissà, magari un giorno percorrerò.” (Granata).

Citazioni che racchiudono in sé delle vere e proprie verità. Ogni genitore adottivo è come un attore sul palco in attesa di accogliere il protagonista, il figlio; l’adozione è come una porta che si apre su un mondo, una nuova strada da percorrere insieme genitori e figli.

Vanessa ha il pregio di individuare delle verità che spesso chi non vive sulla propria pelle l’esperienza adottiva non comprende: il dolore di non avere figli generati all’interno della coppia, l’accettazione delle diversità (molto spesso il figlio che arriva non ha le fisionomie dei genitori), la pazienza e cura di dover spesso rispondere a domande dei propri figli sul perché sono stati abbandonati, ecc.

Annarosa da parte sua, pur ammettendo la sua incompetenza e ignoranza in campo adozione, apre la mente ad una sana curiosità e si lascia coinvolgere dalle esperienze contenute nel libro:

Non ne sapevo niente di adozione: conosco delle coppie nel mio paese che hanno adottato e ho diversi amici che provengono da diverse parti del mondo, eppure non mi ero mai interrogata sull’argomento, sono sempre rimasta in superficie come spesso si fa, inconsapevolmente e senza porsi troppe domande. Tu (Cara adozione – ndr) invece mi hai portato giù nel fondo, dentro l’abisso e mi hai mostrato le sue oscurità, i rischi che si corrono e il coraggio, la pazienza e l’amore di cui si necessita per attraversarlo; ma non è tutto qui, mi hai anche mostrato i segreti splendenti che contiene, quando il mare è calmo e si arriva finalmente a prendere aria, sentendosi al sicuro tra le braccia delle persone che amiamo e ci amano”.

Le due tesi si soffermano su diversi aspetti trattati nel testo. Vanessa analizza la fase della scelta adottiva, spiega con estrema chiarezza i passaggi che la coppia deve affrontare e le decisioni che vengono prese per avere l’idoneità all’adozione: l’acquisizione della consapevolezza della propria infertilità biologica o meglio di “pancia”, il diverso modo di porsi tra uomo e donna di fronte alla propria incapacità di generare una nuova vita, i colloqui con i servizi sociali visti come momento di formazione e costruttivo e non indagatorio al sol scopo di “bocciare” i futuri genitori. Mentre Annarosa si concentra sugli aspetti che caratterizzano l’entrata ufficiale del bambino/a all’interno della famiglia, le paure i timori, gli aspetti concreti di una vita reale quali la lingua o la necessità di dedicare tempo al piccolo per permettergli di capire e inserirsi con i giusti tempi all’interno della nuova famiglia e realtà di vita.

Nell’ultima parte sono state scelte alcune lettere dal libro che sono state ritenute esplicative dei concetti che Annarosa e Vanessa hanno espresso ciascuno nella propria tesina:

Il Primo giorno di scuola”

“È proprio mamma Cinzia a ricordare in una lettera il primo giorno di scuola dei suoi figli Alexei e Julia, un momento per lei carico di emozione: osservare i suoi bambini russi scendere dal bus ed entrare mano nella mano a scuola, in un gesto così semplice e abituale eppure per nulla scontato se si pensa al loro passato. “Capisci che ci sono avvenimenti che sembrano piccoli, ma per i quali vale la pena aver vissuto una vita intera”.[1] In un’altra lettera mamma Raffaella pensa all’ordine e al silenzio che vigevano sovrani nella sua casa, in contrasto col disordine presente dall’arrivo dei suoi figli Gaetano e Brunella. Ora la colazione è uno dei suoi momenti preferiti della giornata perché condiviso con loro, proprio come il piccolo e semplice gesto di vestirli prima di uscire: la mamma mette qui in luce i lati del carattere che distinguono i due bambini, rendendoli unici e magnifici ai suoi occhi. La nuova quotidianità fatta di disordine, fretta e imprevisti la rende decisamente felice”.

Un seme venuto da lontano” 

“La distanza si percepisce ancor prima di iniziare la lettura. Ma volgendo lo sguardo in basso, infondo alla pagina, la distanza prima avvertita sembra sparire del tutto. La firma del mittente infatti non porta un nome, come spesso invece troviamo nel manuale. Solo da questo si percepisce a pelle come tutto il libro, e così i racconti al suo interno, siano un qualcosa di circolare, che parte da un punto apparentemente lontanissimo da dove deve arrivare, ma che poi, piano piano, ci arriva.”

L’iter adottivo è un percorso che parte e si chiude da dove è partito, la famiglia. Prima il desiderio di una coppia di avere un figlio e alla fine un figlio che trova una famiglia. Ma anche la difficoltà di amare qualcuno di diverso.

“La difficoltà di amare qualcuno diverso”

“Il figlio biologico della coppia, Edoardo, esprime fin da subito la naturalezza del volere un fratello o una sorella. E non importa se è adottato o arrivato dalla pancia della mamma, “perché tanto ci litigherei e ci giocherei come se fosse veramente mia sorella o mio fratello”.
L’amore per lui, o per lei, sarebbe la stessa in ogni caso, e anzi, Edoardo, figli naturale della coppia, sarebbe disposto a difendere il nuovo arrivato anche da chi dovesse mai prendere in giro il nuovo membro della famiglia. Una lettera tanto semplice tanto carica di potenza emotiva, dove si definisce una volta per tutte che le differenze ci sono solo se vogliamo percepirle, altrimenti a regnare sarà sempre l’amore e l’armonia.”

l’Adozione ci rende migliori”.

La capacità di amare resta l’unica verità che va oltre il legame biologico superando le barriere della diversità.

L’adozione ci rende migliori.

Marco Perego

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ITALIAADOZIONI
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