Il potere delle parole: comunicare l’adozione  

tesi, ph Giorgio Montersino, (c.c. Flickr)

La tesi di questo mese avvia una riflessione sull’utilizzo della parola scritta nella comunicazione, in modo specifico in riferimento all’informazione sull’esperienza adottiva: la rappresentazione dell’adozione e dei suoi protagonisti. Ci viene offerta un’angolatura analitica interessante, una prospettiva più accorta e responsabile per farci diventare attenti lettori dei media, soprattutto quando ci vengono proposte considerazioni ed opinioni da tanti fronti sull’esperienza familiare dell’adozione e dell’affido.

Continua la pubblicazione delle tesi di laurea che hanno come tema l’adozione. Chi desidera condividere il proprio lavoro di tesi sui temi dell’adozione, può inviare un articolo di presentazione della ricerca svolta e l’abstract con le conclusioni a redazione@italiaadozioni.it.

Le parole hanno un enorme potenziale, sia positivo sia negativo: sono capaci di trasformare il mondo. Una volta scritte o pronunciate, esse divengono fatti; sono dotate di una specificità enorme, che ci differenzia ognuno da ciascun altro essere umano.

   Nonostante la sempre più rapida e sorprendente evoluzione tecnologica, la scrittura rimane un’esigenza fondamentale del nostro tempo, una costante che ha attraversato tutta la storia: è urgenza di condivisione, dà il senso a ciò che viene pensato, vissuto e percepito.

   Quando si parla di mezzi di comunicazione sociale, poi, un uso appropriato del lessico (che va auspicato in qualsiasi settore) deve essere garantito con ancor più rigore; esso va misurato in modo pertinente e consapevole, per evitare così incomprensioni e fraintendimenti, perché una buona ed efficace comunicazione (sia interpersonale, sia mediatica) deve passare attraverso una sorta di “terapia semantica” che tenga in considerazione e abbia rispetto dei diritti e della sensibilità del singolo.

   Spesso, l’utilizzo di termini poco appropriati, soprattutto per tematiche su cui non è esercitata un’ampia attenzione, è dettato non tanto dal reale intento di attribuirvi una connotazione negativa o avviare meccanismi discriminanti, quanto piuttosto dall’ignoranza e dalla superficialità con cui le si affronta, dalla mancanza cioè di una puntuale padronanza in materia e quindi di una capacità di compenetrarsi con le storie e i pensieri di chi vive realmente queste esperienze.

   Usare le parole in modo adeguato, dunque, evita l’insorgere di dubbi, malintesi e frustrazioni, in particolare quando si affronta un tema delicato, complesso e forse a volte anche trascurato, come ad esempio quello dell’adozione.

   L’adozione è un fenomeno che si è progressivamente diffuso nel mondo occidentale, soprattutto negli ultimi anni: ciò è frutto di trasformazioni sociali e di elaborazioni di nuovi significati che si sono costruiti sulla base dei valori dati alla relazione familiare, tendente a identificarsi sempre di più in una comunità di affetti piuttosto che in un mero vincolo biologico.

   Oltre a questo, complice la globalizzazione, la stessa società in cui il fenomeno adottivo ha preso piede si è al contempo evoluta sotto un ulteriore aspetto, trasformandosi in pluralistica e multietnica, caratterizzata cioè dalla convivenza di diverse etnie e culture.

   Entrambi questi fenomeni sono di estrema rilevanza sociale e possono trovare un punto di congiunzione, poiché, se si parla di adozioni internazionali, è comprensibile come ambedue si misurino con la diversità culturale. Nell’adozione internazionale, infatti, gli ambienti di vita e le vicende vissute in precedenza dal minore racchiudono in sé elementi di diversità non soltanto etnica, ma anche culturale, in quanto relativi a sistemi comunicativi e valoriali differenti. Non è scontato, però, che tale realtà sia sempre identificata come ciò che è davvero, cioè una risorsa apportatrice di novità, di cambiamento inteso come arricchimento all’interno del quotidiano contesto educativo.

   L’obiettivo di questa tesi è dunque favorire la convergenza di entrambe le dinamiche sociali, fornendo, secondo i parametri di un giornalismo interculturale, una lettura più approfondita del mondo delle adozioni (in particolare di quelle internazionali) per mezzo di un’analisi di contenuto testuale dei servizi giornalistici di Ansa (la maggiore agenzia di stampa italiana) dedicati al tema: per estirpare eventuali pregiudizi, sradicare gli stereotipi e prevenire così ogni forma di discriminazione e di successivo isolamento che eviti il confronto e il dialogo con l’altro occorre, infatti, una formazione completa e rispettosa della diversità, che deve riguardare in primis chi produce informazione, perché l’integrazione passa innanzitutto attraverso il linguaggio.

   Il motivo che mi ha spinta ad analizzare un argomento come l’adozione attraverso la narrazione fatta dai giornalisti dell’agenzia Ansa, ha alla base un puro e semplice intento conoscitivo: mossa da una grande curiosità, ho pensato che scoprire come questo fenomeno sia percepito dal pubblico attraverso le parole degli operatori dell’informazione, fosse utile a fornire una chiave di lettura più efficace per aiutare le coppie che stanno per adottare, o hanno già adottato, ad affrontare un percorso tutt’altro che semplice, che non si esaurisce con l’atto adottivo in sé, ma prevede un costante coinvolgimento emotivo, sia nella fase preliminare, sia, soprattutto, in quella successiva.

   Il risultato di questa ricerca ha portato a un arricchimento non soltanto dal punto di vista formativo, ma anche umano: è un lavoro che mi ha aperto gli occhi su una realtà tanto sconosciuta quanto affascinante, e a partire dall’etimologia del suo stesso nome (la parola “adottare” deriva dal latino ad-optare, e significa letteralmente “optare per”, quindi “scegliere”: ciò implica che alla base di un’adozione c’è una vera e propria scelta, la ferma decisione di creare una famiglia, non un atto altruistico), ho assunto la consapevolezza che, anche nei contesti in cui la comunicazione ci sembra più chiara ed esauriente possibile, possono celarsi mondi che aprono a molteplici riflessioni e conducono a significati sottesi, utili a farci riflettere sul reale significato delle parole e sull’importanza di saperle gestire in modo appropriato e consapevole.

   Questa tesi, inoltre, non vuole essere soltanto un lavoro di ricerca fondato scientificamente e teoricamente, ma anche proporsi come un invito alla riflessione, un’esortazione all’educazione, finalizzata al rispetto dell’identità e della dignità di ogni persona, soprattutto in un mondo in repentina trasformazione come quello attuale, dove tutti ci troviamo ormai inevitabilmente coinvolti in situazioni inedite sul piano sociale della relazione e della comunicazione, che consentono di conoscere, esplorare, sperimentare e confrontare. Lavorare sul concetto di integrazione tra culture differenti, cogliere l’importanza della loro intersezione è infatti necessario per riconoscere nella mescolanza un valore e nella diversità un’occasione di crescita civile, e farlo attraverso un vocabolario adeguato è il punto di partenza imprescindibile.

   Pensare e comunicare in modo efficace e autorevole, infatti, non è che il primo passo verso l’evoluzione culturale, ma ancor prima personale dell’intera società, per comprendere i fenomeni sociali in modo aderente alla realtà dei fatti, evitando fraintendimenti e visioni finali completamente distorte. Tutto questo è necessario per un giornalismo che stia al passo con i tempi e che detiene, quindi, una grande responsabilità.

Elena Bonetto

Università degli Studi di Verona

Corso di Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo

Relatore: Ch.mo Prof. Maurizio Corte

Per leggere l’abstract della tesi clicca qui

 

Print Friendly

A proposito dell'autore

ITALIAADOZIONI
Redazione