Quanto dista un desiderio?

Space (3), ph Peter Pham, (c.c. Flickr)

 

Quanto è alto mamma il cielo dalla terra? Dov’è la risposta? Una e centomila, ma in realtà è ancora lungo il viaggio per la verità. Similmente la coppia che sceglie di aprirsi ad una alternativa mai concepita prima e decide di adottare, compie un salto nello spazio ma,  mai nel vuoto. La fecondità certo non è contenuta nè contenibile solo nei nostri corpi.

 

Quanto dista un desiderio?” Questo è il titolo di un racconto che ho scritto sul tema dell’adozione. Perché scrivere un racconto che parla di adozione?  Io aggiungerei anche: perché scrivere un racconto di fantascienza che parla di adozione?

Comincio col dire che ho scritto questo racconto per partecipare a un concorso che richiedeva un limite di 3600 battute e che concedeva ai partecipanti 3 minuti di tempo per presentare il proprio racconto. Normalmente quando partecipo a un concorso di narrativa scelgo sempre un racconto di fantascienza, perché questo è il mio genere. Chi scrive sa che 3600 battute sono poche, eppure sentivo che sarebbero bastate per parlare di un tema come quello dell’adozione. Non servivano fiumi di parole, solo 3600 battiti del cuore. L’idea del video che accompagna il racconto mi è venuta, pensando ai 3 minuti a disposizione dei finalisti. Invece di parlare, ho preferito far scorrere delle immagini che riassumessero quanto descritto nel testo in concorso. È stato per questo motivo che sono entrata in contatto con ItaliaAdozioni. Avendo visto sul loro profilo Facebook, quella meravigliosa immagine a colori sulla genitorialità adottiva, ho chiesto il permesso di usarla nel mio video.

Unire il tema dell’adozione al genere fantascienza è stata una scelta ardita ma, ripeto, questo è il mio genere e poi si prestava perfettamente a offrire la misura della distanza (in questo caso calcolata in anni luce) e il tema del viaggio (ovviamente con nave spaziale).

Io sono una mamma in attesa di adottare e questa non è la prima volta che affronto il tema dell’adozione. Il messaggio del racconto vuole essere quello del viaggio alla ricerca del misterioso significato della parola “fecondità”, che non coincide con la fertilità, poiché quando quest’ultima viene a mancare la prima permette ancora alla coppia di essere feconda. I due protagonisti non si fermano alle prime soluzioni proposte dalla scienza, ma si spingono più in là fin nel profondo spazio, guidati da una IA (Intelligenza Artificiale) che rimane sullo sfondo, ma che incarna tutte quelle persone e operatori che una coppia in attesa di adottare incontra sul suo cammino. L’approdo finale sul pianeta Stella Maris (un nome che volutamente omaggia la nostra Mamma celeste) permette alla coppia di entrare in contatto con la meravigliosa potenzialità di una scelta d’amore: adottare dei bambini.

Adottare fa rima con viaggiare! Non è un viaggio comodo, né breve, né facile, ma è un viaggio meraviglioso!

Quindi grazie a ItaliaAdozioni per l’ospitalità e grazie a tutti voi che leggerete il racconto e guarderete il video.

Annarita Petrino

 

Quanto dista un desiderio?

 

-Qui nave stellare Terra due. Attendiamo autorizzazione all’atterraggio.- l’AI Siriana avviò i processi di decelerazione e le procedure di risveglio degli occupanti

Quando la nave entrò nell’hangar 9 dello spazioporto di Albis il capitano Giacomo Coretti e sua moglie Luana erano già usciti dal sonno criogenetico.

-Che percentuale ha questo pianeta?- chiese Luana, mentre attendevano sulla banchina l’arrivo di un taxi mobile

-Un buon sessanta per cento, stando ai dati che mi ha inviato Siriana.- rispose Giacomo, consultando il palmare

Il Centro Medico di Albis era situato nella periferia della popolosa capitale di Albentis. Quando la nave era ancora in orbita, Siriana aveva inviato i dati e una richiesta di apertura protocollo, quindi  Luana e Giacomo vennero condotti subito dal prof. Alberto Solimano.

-Benvenuti signori Coretti, ho letto il vostro fascicolo e sono davvero felice che la vostra AI vi abbia condotti su Albis, dove ci siamo specializzati per la soluzione di problemi come il vostro.-

Luana strinse la mano di Giacomo, lui si girò a guardarla, ma lei continuò a tenere lo sguardo fisso davanti a sé.

Alba Maxima era il punto panoramico della capitale. Luana era appoggiata alla ringhiera, le spalle curve, il vento che le scompigliava i capelli. Giacomo era al suo fianco, eretto, con le mani dietro la schiena.

-Quanto ha detto che sono le probabilità di riuscita?- chiese Luana

-Sessanta per cento per la supposta e settanta per il paniere.-

La donna fece una smorfia: -Mi chiedo chi inventi questi ridicoli nomi…-

-Credo sia una questione di pubblicità… – Luana si girò a guardare il marito e lui aggiunse: – Siriana me ne ha mostrate alcune, ma ho pensato fosse meglio risparmiartele…-

-Grazie, hai avuto un pensiero molto gentile. Credo sia meglio andare a riposare, sono troppo stanca per decidere adesso.-

La supposta, un programma di nanotecnologia, avrebbe inserito un ovulo già fecondato nell’utero di Luana e avrebbe fatto in modo che l’annidamento e la gravidanza andassero a buon fine. Il paniere, invece, avrebbe ospitato l’embrione fino alla sua completa formazione, dopodiché il bambino sarebbe stato consegnato alla coppia che lo aveva commissionato. Luana e Giacomo provavano una profonda tristezza nel cuore. Da tempo stavano viaggiando alla ricerca di risposte alla loro infertilità, ma le soluzioni finora proposte loro non li facevano sentire una coppia, solo due committenti.

-Qui nave stellare Terra due. Attendiamo autorizzazione all’atterraggio.-

L’astronave aveva viaggiato ancora diversi anni nella Galassia ed era arrivata nell’orbita del pianeta Stella Maris, scelto da Siriana dopo un’accurata ricerca nel database stellare. Dopo essere usciti dalla sospensione criogenetica, Giacomo e Luana si erano recati presso una struttura indicata loro dall’AI.

-Buonasera signori Coretti,- disse una donna, entrando nell’ufficio, dove li avevano fatti accomodare -sono Maria Sofroni la direttrice dell’Istituto per bambini abbandonati “Stella Maris”.-

Dietro di lei c’era una grande statua, raffigurante una signora con le mani distese e una corona di dodici stelle.

Giacomo e Luana si scambiarono uno sguardo interrogativo: -Bambini abbandonati?-

-Certo, la vostra AI ha scelto questo pianeta come risposta al vostro desiderio e io ne sono molto felice. Ci sono tanti bambini qui, che aspettano da tempo una mamma e un papà.-

In quel momento Luana provò una grande gioia, si girò verso Giacomo e sorrise, quindi disse: -E noi possiamo adottarli?-

-Naturalmente.-

Luana strinse forte la mano del marito, lui ricambiò e in quell’istante tornarono a sentirsi coppia.

https://www.youtube.com/watch?v=IDll9j1qooU

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