Lettera alla luce

Writing, ph jeffrey james pacres, (c.c. Flickr)

LETTERA ALLA LUCE

“E se un giorno scoprissi di essere stato adottato? “

Ognuno di noi ha vissuto i suoi primi momenti al buio, all’interno di una pancia.
Un buio molto diverso da quello che, a volte, può circondarci e intimorirci una volta venuti alla luce.
Ansia, incertezza e paura sono solo alcune delle sensazioni capaci di essere riconosciute ed elaborate, se si risponde con la giusta luce.

Con questo input Italiaadozioni  in collaborazione con il Festival delle lettere, presenta la nuova proposta fuori concorso “Lettera alla luce” sul tema dell’adozione. Per tutte le info clicca qui

Aspettiamo le vostre lettere!!!!

Partecipo al Festival delle lettere?

Sono tante le persone che ogni anno ci inviano le loro lettere. Adulti, giovani, nonni e ragazzi. Pubblichiamo la testimonianza di una professoressa che ha partecipato con la sua scolaresca a una delle scorse edizioni, proponendo ai suoi alunni la lettera di un’adozione come tema in classe. Alcuni dei temi pervenuti sono stati scelti e pubblicati nel nostro libro “Cara Adozione“.

L’idea di partecipare al Festival delle Lettere è nata da una piacevole chiacchierata con la mamma di un mio alunno, donna impegnata nonché amica di una coppia che da poco aveva adottato due fratellini, orfani di entrambi i genitori. Il suo entusiasmo e il suo desiderio di costruire qualcosa di importante, coinvolgendo degli adolescenti, spesso, troppo spesso, considerati apatici e superficiali, mi ha coinvolto emotivamente in modo forte e intenso.

Ho deciso di partecipare al Festival d’istinto, in modo impulsivo, senza pensare alle eventuali conseguenze e, perdonatemi l’espressione, senza nessun interesse a vincere. Spesso infatti noi insegnanti partecipiamo a progetti o concorsi solo per dimostrare di essere più bravi e più preparati  dei nostri colleghi.

Qualcosa dentro di me mi diceva che stavo facendo la scelta giusta sia per i miei alunni che per me. Sentivo che sarebbe stato un arricchimento per la mia anima. Consiglierei a tutti di partecipare a tali iniziative, perché leggendo i racconti dei miei ragazzi mi sono sentita piccola, molto piccola, ho capito di avere imparato tantissimo da loro.

A questo proposito mi piace riportare questa bellissima frase di Janusz Korczac:

“ Dici: è faticoso frequentare i bambini. Hai ragione. Aggiungi: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli. Ti sbagli. Non è questo l’aspetto più faticoso. E’ piuttosto il fatto di essere costretti ad elevarsi, fino all’altezza dei loro sentimenti. Di stiracchiarsi, allungarsi, sollevarsi sulle punte dei piedi. Per non ferirli”.

Ho affrontato con i miei alunni l’argomento adozione, attraverso abbandono, sofferenza ma anche speranza, rinascita, amore, grande amore.

Avendo a disposizione dieci ore settimanali con la classe e insegnando italiano, storia e geografia, ho potuto dedicare alcune ore al progetto, utilizzando soprattutto le ore di antologia e di storia.

Abbiamo letto in classe “Un paio di scarpette rosse” di E.Lussu e “Padre, se anche tu non fossi il mio” di C.Sbarbaro e poi ho chiesto a loro di documentarsi a casa sul tema per discuterne successivamente tutti in classe.

Alcuni hanno portato testi di giornali, articoli, video tratti da film, interviste fatte  a compagni adottati.

Durante la discussione in classe i ragazzi hanno espresso i loro timori, le ansie, i dubbi e soprattutto la paura di perdere i genitori, che se è vero che a volte sono  considerati pesanti e  noiosi, sono il loro punto fermo e a questo proposito riporto le parole di una ragazza alla mia domanda “che cosa è per te la tua famiglia?”.

“Il mio secondo cuore”.

Hanno compreso che non sempre si abbandona per scelta, per mancanza di amore, ma che dietro ad un abbandono ci sono mille sfaccettature, spesso incomprensibili.

Ricorderò sempre l’intervento di un mio alunno alle mie parole durante una lezione di antologia. Stavamo leggendo insieme un brano che raccontava di una mamma che sacrificava tutto per la sua bambina  ed io ho detto che non esiste amore più grande di quello che una mamma prova per i propri figli.

Lorenzo (mi piace chiamarlo con il nome di mio figlio) mi ha risposto che non era vero, che mi stavo sbagliando perché altrimenti la sua mamma non lo avrebbe abbandonato alla nascita. Abbiamo parlato molto insieme e un giorno, poco prima della fine della scuola, anziché chiamarmi “prof” mi ha chiamata “mamma”. 

Fate vobis.

Ancora una volta : GRAZIE ragazzi per quello che mi avete insegnato. Non rovinatevi crescendo, siate una generazione migliore della nostra

Silvia Zingaro

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