Gli adottivi adulti si incontrano: un resoconto emotivo

NEW NEIGHBOURHOODS IN STOCKHOLM, ph Tor Lindstrand, (c.c. Flickr)

Cosa hanno in comune i giovani se non la voglia, il bisogno di sentirsi insieme? Molto di più per chi condivide l’esperienza diretta dell’adozione. A Cervia si è condiviso il vissuto, faticoso e differente per ciascuno, in un clima di apertura e accoglienza reciproca. Il confronto se da un lato connette dall’altra spaventa, ma è appunto per il bisogno continuo dell’essere umano di evolvere che prendere consapevolezza di sé rimane sempre una scelta appagante. 

Un sabato di aprile, sole caldo e arietta allegra sul viso, mentre col mio monopattino percorro le vie di Cervia. Ho lasciato i miei ometti e una gattina a sonnecchiare nel lettone e su una carrozza un po’ malmessa di un treno, ho finito di appuntarmi i pensieri da condividere nel pomeriggio. Arrivata, in un’atmosfera conosciuta, incontro ragazzi di etnie diverse e stesso sguardo,  che in sfumature differenti, cercano il loro posto. Realizzo con una punta di sgomento divertito, che non sono più  coetanei, anzi, la maggior parte ha più  di una decina d’anni meno di me, e mi prende un senso di tenerezza profonda e di sollievo, al pensiero che ci sia per loro quello che io mi sono dovuta inventare, una strada che ora mi appare inevitabile, ma allora, mi costò  più  di una fatica. Da qualche anno, sono attivi dei gruppi di figli adottivi adulti, unici requisiti richiesti: essere maggiorenni ed adottati. Questo pomeriggio ci incontriamo per raccontarci le esperienze di questi gruppi, e io con un altro compagno di viaggio, siamo qui per condividere qualche spunto nato nel nostro gruppo bolognese. Fin da subito si intrecciano i resoconti, ci sono state modalità  differenti e anche diverse fasce d’età  coinvolte, ma sembra che il dato comune sia la necessità  di confrontarsi in un luogo, fisico ed emotivo,  accogliente, in cui poter trovare chi profondamente comprende quel che, altrimenti, rimane un vissuto solitario. Ogni gruppo ha sperimentato modi di confronto, dalla creazione di video, al provarsi in un contesto nuovo, come quello teatrale. Dopo questo momento iniziale, aperto a chiunque fosse interessato,  inizia la seconda parte del pomeriggio, rivolta solo ai figli adottivi. Le parole, le storie che ci siamo scambiate restano tra noi, protette dal pudore che si deve al coraggio di aprirsi ad altri, spesso come prima volta. Ma quello che salta fuori, con forza, in  equilibrio tra la foga impetuosa dell‘ urgenza di risposte e la malinconia di percorsi in salita, è  la necessità  di condividere, il sollievo di sentirsi compresi. Anche per me, che ho lasciato sciogliere i  miei grovigli, è  emozionante trovarmi qui. Mi si incrociano dentro sentimenti diversi, mi rivedo nei loro dubbi e allo stesso tempo, vedendoli a distanza di qualche anno, ne intravedo le evoluzioni. Certo, è  l’importanza di creare sempre più  spazi di condivisione, perché “ è la prima volta che riesco a raccontare… „ è  una frase rimbalzata più  volte nella stanza. E, si sa, timori e garbugli si districano meglio, una volta tirati fuori dalle confortanti mura in cui li releghiamo, e portare alla luce le nostre ombre, non le fa sparire, ma ne toglie lo spavento. Resto un po’ più  del previsto, mi regalo la libertà  di prendere il treno successivo, coccolo di chiacchiere quel tempo che sembra vuoto, subito dopo questi incontri emozionanti, e che invece riesce a tessere legami, tra i riflessi di un bicchiere, e una tazzina di caffè.  Alla fine riprendo il treno, lascio scivolare via i pensieri, sto imparando un’empatia nuova, che ascolta e partecipa, ma mi protegge dai dolori altrui, ed io continuo ad allenarmi, in bilico tra quello che è  stato e quel che è;  trovo equilibrio, nel mio presente.

Devi Vettori

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A proposito dell'autore

Devi Vettori
Figlia adottiva arrivata dall'India anni fa, una grande passione per le storie e racconti di vita che sto trasformando in un lavoro sempre più concreto coltivando così la mia passione per la letteratura che mi ha fatto laureare al D.A.M.S. qualche anno fa. Crescendo mi sono tenuta vicino al mondo dell'adozione che ho affrontato in modo più strutturato durante i miei studi di antropologia culturale e di cui continuo ad osservare le mutazioni con crescente interesse.