A braccia aperte: la gioia dell’accoglienza

Posso diventare genitore affidatario? Cosa serve? Quali sono i bambini che vanno in affido? Sarò capace?  Cosa serve per dare la disponibilità all’adozione? Chi sono i minori da adottare? Quali bisogni hanno? Queste sono alcune delle domande sulle quali ci confronteremo nella mattinata di sabato 18 marzo. Per saperne di più, per ragionare insieme, per conoscere meglio l’affido e l’adozione NON MANCARE!

A braccia aperte: la gioia dell’accoglienza

9.15   - Ingresso e accoglienza (Per  ragioni organizzative  è consigliata la massima puntualità!)

9.30   - Inizio dei lavori:  Workshop Artistico a cura del gruppo di Coordinamento Clinico sull’Adozione di Art Therapy Italiana

11.00 – intervallo

11.15 – ripresa dei lavori: interventi della Dottoressa Lina Giallongo e del Dottor Lorenzo Salimbeni

12.15 – dibattito e conclusioni

Ci troviamo presso la Casa dei Diritti, via De Amicis 10 – Milano.

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione tramite modulo on line.

 

Le famiglie adottive e affidatarie racchiudono il seme fertile della società multietnica del futuro.

Degli estranei si riconoscono genitori e figli. Non importa la provenienza, il colore della pelle e l’età, adulti e bambini formano insieme famiglie in cui l’appartenenza e l’amore vicendevole nascono, crescono e si conquistano nel tempo, per sempre.

Le famiglie adottive e affidatarie vivono e testimoniano alla società tutta che la diversità è una ricchezza e che è possibile accogliere e accogliersi, nella quotidianità della normale vita familiare, frequentando le altre famiglie, le scuole, gli oratori, i campi sportivi (etc…).

Per questo motivo abbiamo deciso di organizzare una mattinata di stimolo e sensibilizzazione all’apertura all’altro declinata nell’adozione e nell’affido, in una situazione come quella odierna dove  affrontare il tema dell’accoglienza è drammaticamente attuale.

Nella prima parte della mattinata i presenti parteciperanno ad un laboratorio artistico  che farà emergere in ognuno le reticenze e le potenzialità di ciascuno verso l’accoglienza dell’altro, diverso da sè.

Laboratorio “VOLO VERSO LE STELLE”

Lo stupore di fronte alla bellezza, la capacità di giocare e immaginare sono risorse alle quali sappiamo ancora attingere da grandi?

I partecipanti avranno l’opportunità di sperimentare un percorso artistico, partendo da semplici forme che saranno elaborate liberamente mediante l’utilizzo dei materiali.

L’idea è di creare uno spazio introspettivo e d’ascolto per rintracciare il bisogno comune a tutti gli uomini di essere accolti e amati.

Non sono necessarie competenze artistiche specifiche, ma occorre essere disponibili a condividere pensieri ed emozioni per stare bene insieme.

Nella seconda parte della mattinata ci saranno l’intervento della Dottoressa Lina Giallongo Gravè (Coordinatore Tecnico Metodologico del Servizio Pronto Intervento Minori del Comune di Milano), che affronterà il tema dei bisogni dei minori affidati e adottati e l’intervento del Dottor Lorenzo Salimbeni, psicologo e psicoterapeuta, giudice del Tribunale dei Minori di Milano, che stimolerà i presenti rispetto alle disponibilità e alla formazione degli adulti che si candidano all’affido e all’adozione.

L’ACCOGLIENZA CON GIOIA

Accogliere nella propria casa un bambino in affido come in adozione significa ricevere nel proprio mondo un nuovo soggetto che inevitabilmente porterà con sé la propria storia di difficoltà e sofferenza. Riuscire a farlo con gioia significa anche sapersi prefigurare a cosa si sta dando la disponibilità e prepararsi a cosa si è chiamati a rispondere quando il bambino esprimerà con i suoi comportamenti la portata dolorosa della sua esperienza. Questo permetterà di far sentire il piccolo realmente “accolto” e “accettato” nella sua complessità.  La voglia di dare come di amare può non essere sufficiente a riparare il “danno” che un abbandono o un allontanamento provoca nell’intimo di un bambino. Alla famiglia adottiva è chiesto un compito complesso: far superare il trauma dell’abbandono subìto con la creazione di un nuovo e saldo legame nel rispetto e nella accettazione della storia e della diversità delle origini.  Alla famiglia affidataria invece è richiesto un compito “altissimo”: amare e crescere un bambino come proprio sapendo che non lo è, e non lo sarà per via della sua doppia appartenenza famigliare.

Cosa può aiutare la coppia o la famiglia a essere di reale aiuto nel far crescere un bambino nella relazione adottiva come in quella affidataria? A questa domanda  si risponderà  attraverso la condivisione dei requisiti e degli strumenti di cui una famiglia si può dotare per affrontare responsabilmente l’avventura di accoglienza di un bambino.

 

 

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ITALIAADOZIONI
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