Un fratello in prestito


Hug, ph Arwen Abenstern - KWP, (c.c. Flickr)

La disponibilità a diventare genitori affidatari è ricercatissima. Sono tante le situazioni di minori che hanno bisogno di un collocamento provvisorio presso adulti che li accompagnino nella crescita per un tratto di cammino, al fianco della loro famiglia d’origine. Per avere maggiori informazioni sull’affido, rimandiamo all’articolo “Conosciamo l’affido”

Pubblichiamo la lettera di una coppia affidataria che chiede alle Istituzioni la tutela del minore affidato e della famiglia affidataria, nel rispetto e nell’attenzione di tutte le persone coinvolte.

Siamo una famiglia con quattro figli, nel marzo 2014 abbiamo accettato (dopo 10 anni di volontariato nell’affido di emergenza) un affido temporaneo di 6 mesi per un bambino, che chiamiamo Francesco, che all’epoca aveva sette mesi.
In realtà l’affido si è protratto per ben 20 mesi, e così abbiamo accompagnato il piccolo nella sua crescita fino a ventisette mesi, in attesa che si definisse per lui una situazione che potesse assicurargli stabilità. A novembre 2015 l’affido si è concluso. Abbiamo avuto la fortuna di vedere approvata la legge 173/2015 poco prima che si attuasse il passaggio del piccolo dalla nostra famiglia alla famiglia a rischio giuridico (poi divenuta adottiva), e insieme la beffa di vederla completamente disattesa.
Abbiamo per mesi richiesto (attraverso numerose lettere e mail alla Procura, al Tribunale competente, alla giudice che aveva in mano il caso, alla curatrice e poi tutrice del minore, all’assessore ai servizi sociali della nostra città, alle assistenti sociali, dirigenti e responsabili, anche attraverso il supporto dell’ANFAA) una attenzione al passaggio del piccolo, da realizzare secondo un progetto che tenesse conto, per il bene suo e dei minori della nostra famiglia, dell’importanza della gradualità e della continuità affettiva; ciononostante il passaggio del piccolo è avvenuto in soli sei giorni, con modalità e tempi che ci hanno visto semplici spettatori . Da allora lui non ci ha più visti e ci angoscia ancora adesso il pensiero che lui si sia sentito abbandonato da noi e dai nostri figli.
A tutt’oggi non è ancora stata fornita da parte dei servizi e dell’autorità giudiziaria competente restituzione alcuna, in merito alle motivazioni che hanno determinato tale scelta; peraltro non risultano ad ora essere presenti elementi che possano mettere in dubbio i positivi legami affettivi instauratisi tra Francesco e noi genitori affidatari e i nostri quattro figli, nè criticità tali da far ritenere non corrispondente al suo interesse, il
diritto alla continuità affettiva, così come sancito dalla legge.
La gestione della transizione è apparsa ancor più discutibile considerando il fatto che nei venti mesi di affido come famiglia siamo riusciti ad avere un solo incontro con l’assistente sociale, mentre il bambino non ha mai avuto alcun contatto con psicologi o operatori che avrebbero poi progettato il passaggio nel suo interesse.
In quei sei giorni è stata presente solo una educatrice, mentre nessuno ha mai richiesto e raccolto le nostre informazioni su come il bambino stava vivendo quei momenti.
Come famiglia affidataria a Luglio 2016 abbiamo proposto, con il sostegno dell’ANFAA, un Ordine del Giorno presso il consiglio comunale della nostra città, attraverso il quale abbiamo ottenuto di impegnare il Consiglio nel vigilare sull’attuazione della legge 173; ci importava nel contempo informare la parte politica delle mancanze dei servizi sul nostro caso specifico, affinché non possa capitare ad altri bambini ciò che ha
vissuto il piccolo a noi affidato. Tale ordine del giorno è stato approvato all’unanimità.
Successivamente abbiamo sollecitato un incontro con L’Assessore ai servizi sociali e la responsabile degli assistenti sociali del comune: in tale occasione, nuovamente accompagnati dall’ANFAA, abbiamo rimarcato le disfunzioni sperimentate nella nostra vicenda e chiesto che venissero chiarite le responsabilità e ragioni delle scelte: dopo oltre due mesi attendiamo ancora risposta.
Sempre insieme all’ANFAA abbiamo contattato nel dicembre 2015 il Garante Regionale per l’Infanzia della Lombardia (che mai ha dato risposta alle nostre mail) e dopo alcuni mesi a quello nazionale. La pratica a Roma è stata inizialmente presa in carico, ma dopo la nomina del nuovo Garante Nazionale è stata rinviata a quello regionale lomardo.

Dopo un anno di telefonate la segreteria del garante regionale ci ha spiegato che questo caso non era di sua competenza, ma del difensore civico regionale che ha il compito di intervenire nei confronti della pubblica amministrazione.
Ci sentiamo di affermare che molti dei soggetti con i quali abbiamo avuto contatti (o cercato di averne) durante e dopo questa vicenda ci sono apparsi restii a farsi carico della loro parte di responsabilità e poco consapevoli degli impatti sulla vita e coscienza delle persone in situazione di
fragilità (in particolare dei più piccoli) che possono portare leggerezze ed incompetenze nello svolgimento di determinate funzioni chiave.

Spiace dover constatare che gli affidatari che sono stati più volte definiti dalle Istituzioni “una preziosa risorsa”, vengano poi ignorati dalle stesse Istituzioni quando le loro istanze si scontrano con prassi consolidate ma discutibili, lesive degli interessi e dei diritti dei bambini.

Giulia e Filippo

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ITALIAADOZIONI
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