Lettera di Mariangela

Cari amici di Italia Adozioni, mancano pochi giorni per spedire le vostre lettere! Impazienti di leggerle, pubblichiamo una nuova lettera inedita, ricevuta per il Festival delle Lettere delle scorse edizioni. Abbiamo desiderato che avessero voce in questo viaggio tra le lettere anche gli operatori dell’adozione. Pubblichiamo quindi la lettera scritta dalla nostra psicologa Mariangela Corrias. Affidare alla memoria collettiva, che siamo tutti noi, i propri ricordi e vissuti è soprattutto un gesto di generosa semplicità, è un modo per renderli eterni! Aspettiamo con trepidazione anche la vostra lettera per avviarci alla selezione!

Caro Luis,

ricordo la prima volta che sei venuto nel mio studio. Mi hai guardato con quei tuoi occhi grandi color nocciola e mi hai fatto una domanda che trovai sconcertante: ma tu conosci la mia mamma? Il tuo sguardo, il modo in cui me lo chiedevi, non concedeva dubbi. Non era la mamma che conoscevo io, la tua mamma italiana, l’unica che tu avresti potuto riconoscere come tale, quella della quale mi stavi parlando.

In quel momento mi stavi chiedendo risposte che nessuno avrebbe potuto darti, certezze che nessuno possedeva. E la mia mente , in una frazione di secondo, è tornata indietro, a quando ti avevo visto per la prima volta, quando, con abbracci svagati,  gettavi le braccia al collo di chiunque ti sorridesse.  Quando i tuoi occhi color nocciola sembravano vuoti, persi in una dimensione lontana che solo tu conoscevi. Quando ci guardavi, ma sembrava che quasi non ci vedessi. Bambino irrequieto e bellissimo, che solo  la televisione riusciva a placare, bambino che faceva domande imbarazzanti e scomode, che dava risposte ancora più imbarazzanti, che ti graffiavano come spine.

Mano a mano che il tempo passava, la tua intelligenza distratta  emergeva dal caos nel quale vivevi. Erano le tue domande, le frasi che buttavi lì, quasi sorprese, che la mamma ogni tanto trascriveva, nel tentativo di fissare i tuoi primi anni in Italia.

Avrei voluto donarti brandelli di cielo, placare le tue domande inquiete, ma tu cercavi il senso, il significato, il valore da attribuire alla vita e a te stesso, e per quello non bastava una risposta breve.

Anche se avrei dovuto essere abituata al tuo linguaggio, ogni volta le tue domande mi sbalordivano. Cercavo esperienze che mi facessero comprendere quali abissi potessero esserci dentro, ma ritrovavo nella mia vita  assenze troppo marginali, che pure a me erano sembrate irrimediabili e penose. Ritrovavo vuoti che mi avevano costruito, per i quali avevo sofferto e per i quali la mia anima si era dilaniata.

Tu, piccolo bambino dagli occhi color nocciola mi stavi proponendo domande che nel mio cuore diventavano, giorno dopo giorno, risposte a interrogativi ai quali la mia anima pensava di aver risposto da tempo.

Oggi, spero di aver contribuito a costruire quello che la vita e l’amore, molto meglio di me,  spero abbiano fatto: una risposta salda e credibile alla domanda di sempre, che risolve il grande enigma di tante vite: Io chi sono? E poi:  io valgo?

Così ora provo a risponderti, bambino dagli occhi color nocciola. Certo, ragazzo mio, che vali. E vale soprattutto l’amore che, con gli anni,  hai imparato a ricevere, e a donare.

Mariangela Corrias

 

Scrivi anche tu! 

Clicca qui per le info su come partecipare a LETTERA ALLA LUCE, per la categoria fuori concorso  ”Lettera di un’adozione 2017″

Print Friendly

A proposito dell'autore

Mariangela Corrias
Mamma biologica, psicologa, esperta in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione https://mariangelacorrias.wordpress.com/