Lettera di Gabriele

Questa nuova lettera inedita è di un papà. Ogni vita può raccontare più di una storia e ciascuna apporta valore alla realtà in modo significativo poiché certamente resta unica. Oggi vi proponiamo il racconto di un incontro e di un rapporto che ha reso di certo genitori e figli capaci di accogliersi, gli uni gli altri, per essere “belli insieme”.  Restiamo fiduciosi in attesa delle vostre lettere, perché il tempo incalza: la scadenza per inviare i vostri scritti è fissata per il 30 settembre!  

Sono stato fortunato, avevi quasi due anni quando ci siamo conosciuti, eri un piccolo e accigliato khmer, che si apriva al sorriso in poche occasioni, come quando giocavi con l’acqua nella vasca o quando scoprivi sapori nuovi della cucina nostrana, dopo aver patito i risi inconsistenti che ti avevano portato ad avere l’aspetto denutrito di quando ti ho visto la prima volta.

Scoprii, così, che non sono solo i bambini africani ad avere il ventre gonfio della malnutrizione, poiché la fame non ha confini! Oh, quanto mi sono mancati quei due anni che non hai vissuto con me! E quanto dovevi aver subito dagli uomini adulti! Non potevo avvicinarti, riuscivi solo a sopportare la vicinanza della mamma a cui ti abbarbicavi con una fame d’affetto che da sola spiegava le carenze di una vita da abbandonato che aveva cambiato casa svariate volte di istituto in istituto. I tuoi incubi e urli notturni che ci hanno accompagnato, fortunatamente sempre più radi, per parecchi mesi anche tornati a casa non ci hanno mai spiegato quali violenze, privazioni e disagi hai dovuto subire prima di incrociare la nostra strada e rotolare nella nostra vita.

Sicuramente sei un sopravvissuto, alla fame, alla povertà, all’abbandono, ai parassiti, rimasto impigliato in una provvidenziale rete di salvataggio che ti ha reso adottabile proprio quando il destino ha voluto che arrivassimo a cercarti, armati di buona volontà e di un pezzo di carta che ci dichiarava idonei ad accoglierti.

Sono ormai passati quasi otto anni e le gioie che ci siamo regalati vicendevolmente hanno ampiamente bilanciato quel periodo di nostra attesa e di tua sofferenza, il tuo sorriso ci illumina quotidianamente, i tuoi buoni rendimenti a scuola e le tue piccole conquiste nella vita ci rendono felici sia per la tua personale autostima sia per la tua appartenenza a un popolo scarsamente considerato dai più.

Sappiamo molto bene che pur sentendoti molto italiano, la tua cambogianità non è per questo scomparsa o annullata, sopravvive non solo nel tuo viso e nel tuo fisico minuto, ma tonico ed elastico, ma anche in un cantuccio del tuo essere ordinato, puntiglioso e orgoglioso.

Sono solo otto anni di cammino condiviso, sono già otto anni di ricordi; dei primi tempi rammento con piacere l’incontro con il tuo viso timoroso e gli episodi più importanti, ma anche i più divertenti come quando, insieme da pochi giorni, mi sono svegliato nel cuore della notte per aver sentito un tonfo e un lieve sospiro e ho scoperto che eri caduto dal letto e ti eri riaddormentato sulla moquette. O quando, sempre in albergo , visti me e la tua nuova sorella in piscina, dimentico di essere senza braccioli, ti sei buttato in acqua per raggiungerci e sei stato ripescato prontamente al volo dalla mamma.

Dell’ultimo periodo ricorderò i tuoi recenti passi per renderti autonomo, le tue piccole conquiste per  camminare da solo, sicuro comunque di averci al tuo fianco per il resto della nostra vita insieme. Il tuo riferimento è ancora e sempre la mamma, ma ora stiamo bene insieme anche noi. No non ci assomigliamo di colore, di viso e di corporatura, ma, sì, ci assomigliamo parecchio nel modo di scherzare, di ridere, di essere curiosi e di affrontare la vita. Per questo se qualcuno ci guarda “strano” lo farà non perché siamo diversi, ma perché siamo “belli insieme”; in caso contrario chissenefrega!

A futura memoria. Papà

Gabriele Cappelletti

 

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