Accesso alle origini: cosa è cambiato?

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Justice Gavel, ph Tori Rector (c.c. Flickr)

Alla Camera dei deputati il 18/06/2015 è stata approvata (con 307 voti favorevoli e 22 voti contrari) la modifica all’articolo 28 della legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di accesso del figlio adottato non riconosciuto alla nascita alle informazioni sulle proprie origini e sulla propria identità. Il testo ora passerà al senato per l’approvazione definitiva. 

Il testo unificato proposto all’esame dell’Assemblea è composto da tre articoli mediante i quali si è inteso ampliare “la possibilità per il figlio adottato o comunque non riconosciuto alla nascita, di conoscere le proprie origini biologiche”.

L’articolo 1 modifica il comma 5 dell’art. 28 della legge 184/1983, apportando una estensione alla possibilità, compiuti i 25 anni, di chiedere al tribunale dei minorenni (del luogo di residenza del figlio) di accedere alle informazioni che riguardano oltre che l’adottato anche il figlio non riconosciuto alla nascita. Ciò consentirà, sia all’adottato che al figlio non riconosciuto alla nascita, di accedere alla loro origine e all’identità dei propri genitori biologici, ove la madre abbia revocato la sua volontà di anonimato dichiarata alla nascita del figlio.

Il quinto comma dell’art. 28 viene arricchito da due nuovi periodi:

1)    l’accesso alle informazioni sulla propria identità biologica non legittima azioni di stato nè dà diritto a rivendicazioni di natura patrimoniale o successoria;

2)    quando il figlio sia parzialmente o totalmente incapace, l’istanza è presentata da chi ne abbia la legale rappresentanza.

Il cuore della modifica rimane il comma 7 nel quale è disciplinata la possibilità di accesso alle  proprie informazioni biologiche nei confronti della madre che abbia dichiarato alla nascita di non volere essere nominata. Si consente, infatti, tale accesso:

1)    nei confronti della madre che abbia successivamente revocato la volontà di anonimato; la revoca deve essere resa dalla madre con dichiarazione autenticata dall’ufficiale dello stato civile, contenente le indicazioni che consentano di risalire al luogo, alla data del parto e alla persona nata. L’ufficiale dello stato civile trasmette senza ritardo la dichiarazione di revoca al tribunale per i minorenni del luogo di nascita del figlio;

2)    nei confronti della madre deceduta.

Con la proposta approvata alla Camera è stato introdotto un nuovo comma, 7-bis che disciplina il procedimento di interpello per l’accesso alle informazioni sulle proprie origini.

Il procedimento è avviato su istanza dei legittimati ad accedere alle informazioni, in mancanza di revoca dell’anonimato da parte della madre, ovvero l’adottato che abbia raggiunto i 25 anni di età o la maggiore età, se vi sono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psicofisica. Il figlio non riconosciuto alla nascita. Ed, infine, i genitori adottivi, legittimati solo per gravi e comprovati motivi e i responsabili delle strutture ospedaliere e sanitarie, in caso di grave pericolo per la salute del minore.

L’istanza di interpello nei confronti della madre può essere presentata, una sola volta, al tribunale per i minorenni del luogo di residenza del figlio.

Il tribunale dei minorenni, con modalità che assicurino la massima riservatezza, avvalendosi preferibilmente del personale dei servizi sociali, deve contattare la madre per verificare se intenda mantenere l’anonimato. Ove la madre intenda mantenere l’anonimato, il tribunale per i minorenni autorizza l’accesso alle sole informazioni di carattere sanitario, riguardanti le anamnesi familiari, fisiologiche e patologiche, con particolare riferimento all’eventuale presenza di patologie ereditarie trasmissibili.

L’accesso alle informazioni verrà garantito ai figli nei riguardi della donna che, dopo aver partorito in anonimato, abbia successivamente revocato la dichiarazione di non voler essere nominata oppure sia deceduta. La revoca deve essere sempre resa dalla donna con dichiarazione autenticata dall’ufficiale dello stato civile. Essa dovrà contenere le indicazioni che consentano di risalire al luogo, alla data del parto e alla persona nata. Spetta poi all’ufficiale dello stato civile trasmettere senza ritardo la dichiarazione di revoca al Tribunale per i minorenni del luogo di nascita del figlio.

La nuova disciplina comporta una modifica anche del parto anonimo.

La donna dovrà essere informata, anche in forma scritta sia degli effetti giuridici, per lei e per il figlio, della dichiarazione di non volere essere nominata, sia della facoltà di revocare, senza limiti di tempo, o di confermare, decorsi diciotto anni dalla nascita del figlio, la dichiarazione di non volere essere nominata e delle modalità per formalizzare la revoca o la conferma, e ancora, della facoltà del figlio, raggiunta la maggiore età, di presentare istanza al Tribunale per i minorenni, affinché questo verifichi se la madre intenda mantenere l’anonimato.

Il personale sanitario dovrà raccogliere i dati anamnestici non identificanti della partoriente, anche con riguardo alla sua storia sanitaria personale e familiare, e li dovrà trasmettere senza ritardo al Tribunale per i minorenni del luogo di nascita del figlio, unitamente all’attestazione dell’informativa resa alla madre.

Cosa succede nei casi di parti anonimi precedenti all’entrata in vigore della nuova legge?

Il regime transitorio durerà un anno a partire dall’entrata in vigore della legge. E’ stata prevista una campagna di informazione sulla possibilità che in questo lasso di tempo le donne che hanno voluto usufruire del parto anonimo, possano confermare la loro scelta e che durante questo periodo transitorio non potranno essere interpellate dai tribunali su istanza dei figli. Decorso tale termine e solo nel caso in cui la donna non confermasse la scelta di anonimato il Tribunale potrà procedere all’interpello. In caso contrario, quindi di conferma della volontà di restare anonima, il Tribunale autorizza l’accesso ai soli dati sanitari.

A proposito dell'autore

Monica Ravasi
mamma adottiva e avvocato