Adozione e attaccamento: quale sostegno per i genitori adottivi? Parla la ricerca, seconda parte.

Baltimore Trip March 2010 March 21, 201022, ph Steven Depolo,(c.c. Flickr)

Continua la riflessione sulla ricerca che sta portando avanti il Laboratorio  per la psicologia dell’Attaccamento e il sostegno alla Genitorialità-LAG dell’Università di Pavia. 

Come sostenere i genitori adottivi? Se i genitori sono adeguatamente sostenuti quali gli effetti sui bambini?

A partire da queste considerazioni nel 2013 abbiamo avviato la terza tappa del nostro lavoro di ricerca e di sperimentazione, testando per la prima volta in Italia un intervento creato in Olanda e specificamente rivolto a sostenere in maniera precoce, precisa e mirata i genitori nel primo anno del post-adozione. La sperimentazione coinvolge oggi due regioni pilota – Lombardia e Lazio – e porta a domicilio delle famiglie, per un numero contenuto di incontri, una tecnica specializzata a promuovere le risorse dei genitori nel saper capire correttamente i bisogni di attaccamento dei loro bambini e a coniugare la sensibilità con un corretto uso delle regole educative (Barone, Lionetti, 2013; Juffer, Bakermans-Kranenburg & van IJzendoorn, 2008), con l’obiettivo di sostenere madri e padri adottivi nell’impegnativo, eppure quanto mai gratificante, compito di essere genitori (Lionetti, Pastore, & Barone, 2015b).

L’intervento, conosciuto a livello internazionale – e sempre più diffuso anche nel nostro Paese – con la sigla VIPP-SD, ossia Video-Feedback Intervention to Promote Positive Parenting and Sensitive Discipline, fa uso di una specifico tecnica, e in particolare della visione congiunta con il genitore di momenti di interazione genitore-bambino video-registrati (Video-feedback), al fine di promuovere le capacità del genitore di lettura dei segnali del bambino.

Nel fare questo viene sostenuta l’importanza di una condivisione empatica delle emozioni (Positive – Parenting) tra il genitore ed il suo bambino e dell’importanza di affiancare affettività e autorevolezza in modo sensibile e coerente (Sensitive-Discipline).

Un aspetto cui in particolare l’intervento presta attenzione è una delle sfide che i genitori adottivi spesso si trovano a dover affrontare: l’interpretazione corretta del significato dei comportamenti del proprio bambino, di non sempre facile interpretazione perché non necessariamente esito di una risposta nel qui e ora della relazione, quanto piuttosto riattivazione nel presente di antichi schemi relazionali, esito delle esperienze di vita del pre-adozione.

Al contempo, grazie all’uso del video, valorizzando tutti quei momenti in cui il bambino ricerca il genitore come guida con piccoli segnali, come uno sguardo o un sorriso nel gioco, l’intervento mette bene in luce l’importanza che ha rispondere a questi segnali, dapprima lievi poi sempre più manifesti. E’ proprio tramite questi segnali che il genitore può cogliere come il legame sia in costruzione: il bambino ricerca il genitore con uno sguardo; il genitore reagisce dando lui attenzione ed ecco che il bambino risponde prontamente con un sorriso: “mi hai capito, cercavo te!”. In queste piccole catene di sguardi si forma il legame e si costruiscono le basi per la sicurezza nella relazione di attaccamento, ed il genitore può osservare nel video quanto il suo ruolo sia importante nel raggiungimento di questa importante tappa.

Studi precedenti hanno già confermato l’efficacia di questo metodo (adottato dal Governo olandese come tecnica elettiva per i servizi d post-adozione) che affianca all’uso del video anche la condivisione tra genitore ed operatore di una serie di informazioni sullo sviluppo del bambino.

In particolare il programma si è rivelato efficace nel mostrare un deciso incremento della sensibilità materna nei confronti dei segnali del bambino, un maggiore benessere socio-emotivo dello stesso e una riduzione delle problematiche comportamentali in periodi successivi dello sviluppo (Velderman, Bakermans-Kranenburg, Juffer, van IJzendoorn, Mangelsdorf & Zevakink, 2006). Non solo quindi ne beneficiano i genitori, ma l’intervento sembra efficace nel ridurre la probabilità che comportamenti problematici dei figli si sviluppino anche successivamente, promuovendo l’instaurarsi di una relazione genitore-bambino sicura che, interiorizzata, divenga porto nei momenti di sicurezza e base di lancio per esplorare, con una rete di appoggio, le piccole sfide future del quotidiano.

Un’ultima ma significativa nota riguarda la “tenuta” dei risultati di un intervento precoce, organizzato come abbiamo appena illustrato, sullo sviluppo futuro dei bambini, ossia quando questi entreranno in adolescenza e diventeranno “grandi”.

I dati della ricerca, seppur ancora esplorativi, mettono in luce come i ragazzi le cui madri hanno partecipato all’intervento VIPP-SD molti anni prima mostrino, rispetto ai loro coetanei che non vi hanno preso parte, minori possibilità di avere problemi comportamentali come scoppi di rabbia, comportamenti impulsivi e scarsa risposta alle regole; le basi affettive di un incontro avvenuto in maniera corretta costituiscono in tal senso solide fondamenta che sorreggono la “casa sicura” anche nel tempo e in momenti difficili.

Educare attraverso le relazioni?

Educare non è solo riuscire a trasmettere buone maniere o nozioni; gran parte degli atti educativi sono comunicativi, riguardano cioè ciò che siamo in grado di interpretare nell’altro. Educare implica la quotidianità dello stare insieme; educare rappresenta in questo senso la capacità di sintonizzarsi sulle frequenze dell’altro per aiutarlo a mostrarsi. La sfida che ogni genitore incontra negli occhi e nei comportamenti quotidiani del proprio figlio.

Sebbene siano ancora preliminari, i risultati che abbiamo brevemente riportato sono molto incoraggianti nel dimostrare che con un intervento specifico e mirato ad alcuni comportamenti denominati “target” l’”incontro” adottivo può raggiungere le sue piene risorse e potenzialità per riuscire a portare benessere e amore laddove ci sono stati difficoltà e abbandono.

La partecipazione all’intervento, in questa fase sperimentale, è totalmente gratuita e può essere prenotata per le famiglie con bambini in adozione da non più di un anno e di età inferiore ai sei anni di età scrivendo al laboratorio LAG.

Lavinia Barone

Direzione del Laboratorio di Psicologia dell’Attaccamento e Sostegno alla Genitorialità – LAG

Email: lag@unipv.it     sito web: http://lag.unipv.it

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Adozione e attaccamento: quale recupero per i bambini adottati? “

 

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