Lettera di Gabriele

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È fine giugno. Mia figlia è con noi da qualche mese, è piccola, non ha ancora un anno.

Ci troviamo a una manifestazione sportiva in piscina, volendo gareggiare sia io che mia moglie.

Tanto abbiamo tenuto il riserbo sul nostro progetto adottivo prima, quanto abbiamo condiviso il suo arrivo con le cerchie di amici e conoscenti, tra questi ci sono i compagni di nuoto.

L’ambiente è gradevole. C’è il sole ed è lievemente ventilato. La piscina olimpionica è all’aperto in mezzo a un parco di prati e alberi, ci sono ombrelloni, tavoli, sedie, sdraio, l’altoparlante lontano scandisce il programma delle gare che stanno per iniziare. È una gara “master” e quindi riguarda atleti dai venticinque anni in poi, fino a settant’anni e oltre, distribuiti in categorie di lustro in lustro.

Mia figlia gioca tranquilla sul prato attorniata dagli sguardi ammirati e curiosi dei nostri compagni di squadra che nel frattempo si preparano mentalmente e fisicamente alla propria gara.

Com’era da attendersi, fin lì, le domande erano state molte non solo da parte dei nostri compagni, ma anche da parte di numerosi esponenti di altre squadre che ci conoscevano da anni.

A un tratto arriva uno dei decani (modo gentile per dire uno dei ‘vecchi’) della nostra squadra e chiede ad alta voce:
“…ma di chi è questa bambina?”
“Nostra” rispondo distrattamente.
“… ma va!”
Io, sorprendendomi dell’obiezione, prontamente rispondo cercando di essere convincente: ”è nostra figlia.”
“Impossibile, mi prendi in giro!”
Ha sul viso un’espressione vagamente canzonatoria, non riesco a capire se crede di essere preso in giro o se vuole essere inopportunamente provocatorio… opto per la prima ipotesi.
“È nostra figlia.” ribadisco, sperando che si renda conto, che capisca.
Intanto si sta creando uno strano gelido silenzio tra quelli che, in apnea, ci stanno intorno.
“Non ho mai visto la Paola col pancione…” ride “non è vostra!”
Sguardi inquieti su di me, e su Paola, poco più lontana.
‘Allora sei proprio ottuso. Un dubbio, fattelo venire’ penso e rispondo sorridendo “…ma sei l’unico pirla che non lo sa!” pausa per prepararlo alla rivelazione: “l’abbiamo adottata. È nostra figlia.”
OK, non l’ho preso per il collo e gli altri gradiscono la risposta ironica, ridono e rincarano la dose.
Lui: “ah, l’avete adottata!?” e finalmente si rende conto che è meglio non aggiungere altro e che dopo la figura fatta è meglio avere il buon gusto di sparire in fretta negli spogliatoi per fare qualcosa di improrogabile.

Uno dei presenti: “Se continuava, cosa gli facevi?”
“Ma niente, ne senti di peggio… certo che se chiedeva prima a qualcuno di voi si risparmiava la figura…”

In seguito ci ha chiesto scusa affermando che era in buona fede, tonto, ma in buona fede. Scuse, ovviamente, accettate.

A futura memoria.

Gabriele Cappelletti


Elenco di tutte le lettere 2013
Elenco di tutte le lettere 2014

 

Nota: L’ordine di pubblicazione non segue alcun criterio di merito

Contenuti e immagini in collaborazione e concessione del

 

A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.