I doveri di un ente autorizzato

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(CC BY-NC 2.0) by Cifa Onlus

Nelle linee guida della Commissione Adozioni Internazionali (CAI) destinate alla regolamentazione degli Enti Autorizzati troviamo le seguenti direttive:

“L’autorizzazione (all’ente – ndr) viene rilasciata dalla Commissione per le adozioni internazionali previo accertamento del possesso dei requisiti di legge, vale a dire che:

  1. siano diretti da persone qualificate ed in possesso di idonee qualità morali;
  2. dispongano di un’adeguata struttura organizzativa;
  3. non abbiano fini di lucro;
  4. non operino discriminazioni ideologiche o religiose;
  5. si impegnino a partecipare ad attività di promozione dei diritti dell’infanzia nei paesi d’origine;
  6. abbiano sede legale in Italia.”

Il punto che spesso sembra debole negli Enti è il secondo; “l’adeguata struttura organizzativa” è di per sé una allocuzione piuttosto vaga e, trattandosi di associazioni “non a fini di lucro”, risulta esserne facilmente il tallone d’Achille.

(…) ”L’ente non può accettare un numero di procedure superiore a quello determinato, in un intervallo di tempo, dai seguenti parametri:

  1. capacità di gestione e cioè il numero delle procedure di adozione contemporaneamente in corso che l’ente riesce a supportare in modo adeguato;
  2. previsione del numero di procedure che si definiranno nell’intervallo di tempo considerato.

Il numero dei conferimenti incarico accettabili in quell’intervallo di tempo deve essere tale da non superare la capacità di gestione, tenendo conto delle procedure in corso e di quelle che si definiscono in quell’intervallo di tempo.

L’ente, una volta definita la propria capacità di gestione, ed elaborando l’esperienza di anni di lavoro in un determinato paese, dovrebbe individuare con sufficiente approssimazione il tempo medio per la definizione di una procedura di adozione in ognuno dei paesi in cui opera, tenuto conto dell’età e delle caratteristiche della coppia; tale tempo medio deve essere comunicato alla coppia al momento della presa in carico e dalla stessa l’informazione ottenuta deve essere sottoscritta.”

La previsione dei tempi, la previsione del numero delle adozioni, ecc. sono temi da astrologia applicata alle adozioni. Negli ultimi anni sono avvenute imprevedibili e repentine variazioni nel numero delle adozioni del periodo in numerosi paesi anche quando questi si pensavano stabili. I fattori che concorrono a questa imprevedibilità possono dipendere dalla politica, da problemi naturali o umanitari o giudiziari. Il recente passato insegna che nel giro di pochi mesi si possono avere cali delle adozioni da un paese anche del 90%.

(…) Diffusione dei dati rilevanti per una corretta informazione del pubblico

  • Nell’istanza di autorizzazione, l’ente indica le specifiche modalità con cui intende assolvere l’obbligo di rendere periodicamente disponibili i dati quantitativi relativi all’attività svolta, alle modalità operative, ai costi dell’attività e alle spese per l’adozione. Più precisamente, l’ente è tenuto a rendere noti i seguenti dati:

(…)

  1. la dettagliata descrizione delle metodologie operative;
  2. i  Paesi nei quali l’ente è autorizzato ed effettivamente operativo;
  3. le caratteristiche dei minori adottabili in ciascuno dei Paesi in cui l’ente opera;
  4. il numero di adozioni realizzate in ogni Paese, in ciascuno degli ultimi tre anni;
  5. il tempo medio d’attesa per il perfezionamento dell’adozione, in ciascuno dei Paesi in cui l’ente opera e negli ultimi tre anni;
  6. il costo complessivo che le coppie sostengono nell’intera procedura, compreso il post-adozione, con esclusione delle spese di viaggio e di soggiorno all’estero, specificando i costi che si riferiscono ad attività e servizi obbligatori e quelli che attengono ad attività e servizi facoltativi.

In ogni caso, l’ente deve impegnarsi ad aggiornare i dati almeno ogni sei mesi.

  • E’ raccomandata la predisposizione di un’apposita pagina informativa nel sito web dell’ente, che sia di facile accesso e comprensione. A tal fine la Commissione promuove iniziative per la realizzazione di tali pagine web con caratteri di omogeneità, assicurando ogni utile collaborazione.
  • Non è sufficiente, ai fini dell’obbligo di informazione in relazione ai costi della procedura, il mero rimando alle tabelle costi concordate con la Commissione.

Alcuni enti hanno effettivamente aderito a questa operazione di trasparenza che da tempo si auspica; hanno predisposto pagine specifiche dei propri siti per dichiarare non solo il numero delle adozioni terminate ma anche le liste d’attesa, i tempi presunti i costi, ecc. Altri enti che hanno difficoltà organizzative spesso trascurano questi aspetti a vantaggio delle altre attività (adozione, formazione, sostegno, ecc.).

A proposito dell'autore

Gabriele Cappelletti
Consulente ICT e genitore adottivo. Dal 2004 curatore di siti e blog dedicati all'adozione.