La mediazione familiare nel contesto della famiglia adottiva

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together, ph Assillo (c.c. Flickr)

La fine della famiglia, in seguito alla separazione dei coniugi, è un lutto che va elaborato. Un aiuto nella difficoltà può venire dal mediatore familiare, una nuova figura che affianca i genitori e lavora con loro per la tutela e la gestione dei figli.

Nell’ambito della famiglia adottiva sia i genitori che i figli sono chiamati ad affrontare specifici compiti di sviluppo e possono farlo secondo stili differenti che l’evidenza clinica e sperimentale ha rivelato essere forieri di altrettanto diversi “destini adottivi”. Accanto alle adozioni che riescono a superare i momenti critici trovando soluzioni adattive, vi sono altri casi in cui prevalgono sofferenza e disagio tanto fra i genitori quanto tra i figli, fino alla possibile rottura della relazione coniugale.

La percentuale di separazioni nelle coppie adottive appare più bassa che in quelle con figli naturali. Si riscontra, tuttavia, una certa resistenza delle prime a domandare aiuto all’ambiente esterno in situazioni di difficoltà, che potrebbe ricondursi al fatto di aver trasmesso un’immagine positiva del rapporto di coppia, durante l’iter adottivo, ad operatori giuridici e psico-sociali.

Alcune coppie adottive separate o in via di separazione riescono ad accedere a forme d’intervento come la mediazione familiare, un “percorso per la riorganizzazione delle relazioni familiari in vista o in seguito alla separazione/divorzio” (Società Italiana di Mediazione Familiare, 1995).

A tale proposito, si riportano i risultati di una ricerca qualitativa da me condotta che ha previsto la somministrazione di un’intervista semi-strutturata ad un campione di 11 mediatori familiari che avevano seguito in mediazione coppie adottive. Scopo dello studio è stato indagare come si configura l’intervento di mediazione familiare in queste specifiche situazioni, sia dal punto di vista operativo che di contenuto.

Risultati della ricerca

Dimensione temporale dell’iter mediativo (numero di incontri): nella maggior parte dei casi, il numero di incontri con i genitori si è attestato in prossimità del livello di soglia massima generalmente previsto per l’intervento di mediazione familiare. Tale aspetto può essere letto come segnale della presenza di nuclei di sofferenza particolarmente pregnanti all’interno delle famiglie adottive alle prese con la transizione della separazione coniugale e, dunque, tali da necessitare un tempo di “gestione” piuttosto esteso.

Aspetti strutturali del processo mediativo: se la fase iniziale di tali percorsi di mediazione si è sostanzialmente dispiegata secondo il consueto “modus operandi” degli intervistati ed il loro modello di riferimento, la fase conclusiva, invece, ha talora presentato delle “varianti” (ad es., l’introduzione di un momento di verifica finale – c.d. follow-up – anche qualora non previsto dalle linee guida dell’approccio seguito dal mediatore). Anche questa caratteristica può essere interpretata come connessa all’aspetto di complessità dei vissuti sperimentati dai genitori adottivi ed al riconoscimento, da parte dei mediatori, dell’importanza di prevedere un monitoraggio finale per aiutarli a consolidare i risultati raggiunti durante l’iter mediativo.

Tecniche utilizzate: la maggior parte dei mediatori intervistati ha utilizzato, indipendentemente dal proprio approccio di riferimento, sia la tecnica del “contratto di mediazione” che quella della “redazione degli accordi finali”, mettendo a punto in modo dettagliato ed approfondito sia i temi da negoziare che gli accordi raggiunti dalle parti. Il ricorso ad entrambe le tecniche sembra essere una scelta metodologica “strategica” dei mediatori orientata ad aiutare i genitori adottivi a far fronte ai sensi di colpa ed alle preoccupazioni provate nei confronti dei figli adottivi per via del fenomeno separativo. Questa scelta ha, infatti, permesso loro di sentirsi attivi e coinvolti nell’impresa congiunta del mantenimento del ruolo genitoriale, oltre che di percepirsi motivati a continuare ad occuparsi dei figli in modo collaborativo.

Competenze teoriche: la maggior parte dei mediatori si è avvalsa anche di conoscenze mutuate dal campo dell’adozione, al fine di accogliere meglio i vissuti riportati dai genitori riguardo l’esperienza adottiva e quanto da loro sperimentato nei riguardi dei figli adottivi a fronte della rottura del legame coniugale.

Contenuti della mediazione: nella maggior parte delle mediazioni sono emersi riferimenti al passato di coppia, alla storia dell’adozione, alla scoperta della sterilità. I nodi cruciali trattati hanno riguardato: i sensi di colpa nei confronti dei figli adottivi legati alla paura di non garantire loro un ambiente famigliare stabile a causa della frattura coniugale; la preoccupazione che i figli possano sperimentare vissuti di doppio abbandono a fronte della vicenda separativa; i timori di critiche e giudizi da parte della famiglia allargata e della società in generale per il fallimento del progetto di coppia dopo l’eventuale fallimento sul piano procreativo.

Stile interattivo delle coppie in mediazione: gli scambi interattivi tra i genitori adottivi in mediazione sono risultati prevalentemente caratterizzati da una gestione della conflittualità tendente al “congelamento”, ossia da elementi di rigidità, controllo e contenimento dei sentimenti negativi provati reciprocamente a causa della separazione. Il fatto di dare al conflitto un volto “civile” sembra trovare le sue radici nel timore dei genitori adottivi di essere giudicati negativamente dall’esterno e di sentire accrescere dentro di sé il senso di colpa per eventuali danni che la separazione può arrecare ai figli.

Conclusioni

I casi della ricerca si sono configurati come veri e propri percorsi di mediazione familiare, pur mostrando tratti di “complessità” sia sul piano operativo che dei contenuti. La forte motivazione alla genitorialità, nonostante la fine del legame coniugale, è inoltre risultata una caratteristica “distintiva” delle coppie adottive in questione che ha favorito l’andamento positivo della maggioranza delle mediazioni ed il conseguimento di risultati soddisfacenti.

 

Dr.ssa Guenda Ghezzi Perego

Psicologa, Psicoterapeuta, Mediatrice Familiare

 

 

 

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ITALIAADOZIONI
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